lunedì 13 luglio 2026

IL CAMPO DI GIRASOLI

 


Bello vero ? In questo periodo, dalle nostre parti, il giallo intenso dei girasoli si alterna alla paglia dei campi di grano appena mietuto e il verde cupo della macchia. Questo negli ultimi 30 anni (prima non li avevo mai visti…), poco dopo la fase della trasformazione dell’agricoltura dalla cura familiare del campo, con il metodo più che millenario della rotazione agraria, all’agricoltura industriale.
Una bellezza nuova, abbagliante, ma le api non ci cascano, così mi dicono due apicoltori. Negli ultimi anni è diventato problematico ottenere il miele di girasole. Non ci vanno perché non riconoscono la genuinità del fiore. Quell’odore e quel sapore non li trovano naturali, anche se non sanno che si dice OGM ne percepiscono la loro artificialità. E non è che, per caso, anche le cellule del nostro corpo, ormai molto più intelligenti della nostra mente, li respingono ? Chissà perché negli ultimi decenni sono esplose le malattie da allergia alimentare ? Ma allora perché li coltivano ? Ma è ovvio, perché l’olio che se ne ricava e la pianta usata per l’alimentazione degli animali fanno male e quindi producono ricchezza, consentono di incrementare il peso dei bidet d’oro massiccio dei mega-yochts, contribuendo a realizzare inoltre tutti i “loro” progetti. Per inciso, la coltivazione del girasole, che si alterna a quella del grano in una rotazione fasulla che non è più quella virtuosa delle leguminose come il foraggio, produce, soprattutto in zona collinare, l’erosione dei terreni che vengono tenuti incolti ed in stato di aratura fino a primavera inoltrata. Inoltre a chi venderebbero, le multinazionali, i trattori, le grandi macchine per la raccolta, i diserbanti a go go, i pesticidi a go go, i concimi derivanti dal petrolio, se si tornasse, ma è solo una fantasia, alle fattorie di una volta ?
Mi racconta Felice, l’ultimo contadino, che suo padre, come da consuetudine antica di diecimila anni, metteva da parte, per la semina, una quota del grano raccolto, dell’orzo, dei semi di foraggio, del granturco, dei semi di cipolla, di aglio e di tutti gli altri ortaggi. Ora non si può più fare, per due motivi, il primo è legato alle modalità con cui sono stati ottenuti i semi: seminando i semi del grano, dell’orzo, del girasole ed altre sementi non rinasce la pianta da cui il seme è stato ottenuto. O non germina affatto oppure nasce una piantina non utilizzabile per la successiva raccolta. Il secondo è il fatto che, anche per le varietà per cui sarebbe possibile seminarli, si rischia una multa salatissima, perché sulla semente vale la non riproducibilità per brevetto. Perché il contadino non è più proprietario neanche del seme che raccoglie, anche se hanno fatto del tutto per non farglielo capire. Un po’ come noi tutti che non siamo più proprietari neanche della nostra mente.
Contro tutto questo non possiamo fare nulla, semplicemente perché, anche se ci accade attorno, ci sfugge come il gatto randagio. Le schifezze che stanno immettendo in atmosfera, le bufale colossali sul riscaldamento globale, che sarebbe dovuto agli “effluvi” della vacche (?), l’invasione programmata per l’annichilimento della civiltà, l’azzeramento della nostra cultura e di tutti i princìpi morali, la parità di genere, l’evoluzione “maschilista” delle donne, la delirante deriva della piovra burocratica e di controllo, il lento ma inesorabile cammino verso la religione universale, si programmano in una terra di mezzo, inaccessibile pure ai governi, tra il nostro mondo e l’Inferno; avvengono oltre la storia, una metastoria insondabile ed oscura che si sta incuneando nella nostra storia di uomini creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Solo Nostro Signore può intervenire, ma prima deve avvenire una gigantesca purificazione. Nel sito dove si presume sorgesse Sodoma sono stati trovati pezzi di un tipo particolare di zolfo cristallino, non presente in altri luoghi della Terra. Personalmente ho un solo dubbio, se si tratterà di un grosso asteroide o dell’esplosione del nucleo terrestre.

 

 

 

 


sabato 4 luglio 2026

LA CHIESA DI CAMPAGNA

 


In questa chiesa dei Sacri Cuori di Fermo, non lontano dalla mia abitazione, qualche giorno fa, vi è stata una profanazione e relativo sacrilegio con furto di ostie consacrate.
Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione, consolidata qualche decennio fa ma iniziata con la cosiddetta “prima rivoluzione industriale”. “Vi abbiamo arricchito il corpo ma vi abbiamo salassato l’anima !”.

  

Dai mattoni di questa chiesa rurale, ora profanata, ancora in aperta campagna, anche se non più la campagna plasmata dalla fatica umana per almeno due millenni, traspare la storia fatta di antica liturgia, devozione, pietà di popolo umile, sottomesso a Dio, di donne velate e genuflesse, di uomini bruciati dal sole, asciutti e piegati. Passando a piedi lungo la strada bianca si poteva incontrare il parroco, in talare lisa e tricorno, mentre recitava il breviario passeggiando sotto i grandi pini sulla terra polverosa, con uno sguardo verso l’ingresso della chiesa; si poteva entrare e inginocchiarsi davanti a quel lumicino rosso accanto al tabernacolo dell’altare di pietra, quello vero, ricoperto da una tovaglia bianca di pizzo, dopo essersi aspersi la mano alla pesante acquasantiera di marmo incavato; si poteva chiedere di confessarsi al confessionale di legno intarsiato dietro alla grata di rame forato mentre il sacerdote indossava la stola prima di entrare; si potevano udire le grida lontane dei bambini del catechismo mentre giocavano con una palla di cuoio sgualcito sul terreno di terra battuta dietro alla chiesa; si potevano vedere le donne e gli uomini mentre si recavano a messa, di mattino presto, prima di andare nei campi, lasciando le scarpe infangate sotto il pino mentre indossavano quelle pulite portate per mano da casa; si poteva avvertire l’«introibo ad altare Dei» del sacerdote mentre saliva i gradini dell’altare ricoperti dal tappeto rosso, con indosso la pianeta verde, osservato dal chierichetto mattiniero con la cotta bianca sulla tunica nera; si potevano udire le campane intonare il Vespro mentre i contadini si radunavano per tornare nelle loro case sulla strada di terra battuta; si poteva scorgere il contadino mentre, lasciato il carro sotto l’ombra dei pini, entrava in chiesa per un fugace saluto; si potevano incontrare donne anziane, decorose e vere, mentre si recavano in chiesa ad offrire a Dio i propri malanni; si poteva avvertire l’alito leggero dello Spirito nelle frequenti processioni e rogazioni durante l’anno mentre la pietà popolare, ancora intatta, intonava i canti Mariani; ci si poteva sentire a casa propria, nell’unico vero ritrovo della comunità, a scaldarsi davanti al focolare custodito con amore dalla padrona di casa, la Vergine Maria; ci si poteva sentire “accolti” nella comunità della Chiesa di sempre, con la certezza che mai e poi mai nessuno avrebbe potuto stravolgere la verità sacrosanta, immutabile, sicura, consolante, eterna, di una vita la cui provvisorietà era nell’ordine delle cose, degli affetti, degli eventi improvvisi, dentro alla quale ognuno aveva ben chiara la propria piccolezza davanti a Dio.

 

 
CONTRORIVOLUZIONE
La signora Veronica Cireneo, che gestisce il sito "Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo", ha pubblicato questo mio testo, prendendolo dal blog di Marco Tosatti, dopo averlo "opprtunamente" modificato.
Come altri curatori di siti internet, che hanno l'abitudine di cambiare quello che a loro non piace, la suddetta Veronica ha pensato bene di modificare la forma dello scritto sostituendo il punto e virgola che separa i vari capoversi con il punto e con l'accapo. Ora c'è un motivo per il quale uso scrivere di seguito vari pensieri ed è per dare una continuità al testo che possa riflettere un ricordo che, essendo vivo, risulta unitario.
Per quanto riguarda l'integrità del testo, sono state omesse o modificate parole, come la prof. sul compito in classe di Italiano, ma, in particolare, c'è una omissione molto significativa di un certo ambiente che si ritiene l'Eletto di Dio.
Il mio testo dice:
"Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione..."
La frase riportata sul loro sito:
"Tutto quello che dirò (...) è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa (...).."
Certo, per i "conservatori", che hanno il proposito di "conservarla", la rivoluzione è inviolabile, è più "sacra" del "sacro" che pensano di difendere, è la vera "rivelazione", la "nuova pentecoste", come il papa, qualche giorno fa ha ribadito, elogiando la liberté, egalité, fraternité, della rivoluzione americana del 1783.


https://www.alleatieucarestiaevangelo.it/2026/07/cera-una-volta-una-chiesa-di-campagna.html