domenica 5 aprile 2026

PASQUA

 


Questo evento portentoso, unico nella Storia, che donne umili e fedeli hanno avuto il privilegio di riconoscere per prime, ci dona la certezza che “loro” non prevarranno !
Santa Pasqua ai lettori di questo piccolo spazio !





mercoledì 25 marzo 2026

LORO LA CHIAMANO “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

 

Riesce a fare calcoli ad una velocità miliardi di volte di quella del cervello umano. Ma non è che il cervello sia inferiore, anzi… Nessuno sa con precisione come esso lavori, sicuramente non in un sistema binario, alla base del codice chiamato impropriamente, falsamente, ma strumentalmente, Intelligenza Artificiale. La quale non è altro che un programma in grado di svolgere ricerche, calcoli ed elaborati in modo enormemente più efficiente. Anche se il “loro” scopo è quello di accreditare la favola che si tratta di una evoluzione delle capacità del cervello umano, in realtà non è affatto così. Semplicemente Dio ha creato la mente umana non per fare calcoli complessi e velocissimi, come determinare la traiettoria ottimale per intercettare un missile o guidare un satellite o consultare tutte le pubblicazioni del mondo in una frazione di secondo. No, Dio ha creato la mente umana per risolvere situazioni semplici ma essenziali, per rapportarsi con la natura circostante, valutare il momento opportuno per seminare, guidare l’aratro, fabbricare un mobile, dipingere l’annunciazione di Beato Angelico, erigere la cattedrale di Orvieto. La AI fa semplicemente niente di più di quello che è stato già fatto, scoperto, scritto, pubblicato, ma lo fa ad una velocità strabiliante.
Non bisogna poi dimenticare un fatto che ritengo fondamentale. Le enormi capacità computazionali di queste tecniche, tutta la presente tecnologia, dal high tech, all’uso ormai diventato irrinunciabile delle “app”, è possibile grazie alla enorme velocità della luce che in un secondo percorre la distanza dalla Terra alla Luna ed in una frazione di secondo arriva a tutti i server del mondo per trovare i “bit” funzionali alla ricerca.
Occorre ricordare che la LUCE è un’entità fisica unica nell’universo e la sua velocità è una “invariante”, l’unica velocità che non muta al cambiare del sistema di riferimento. Sistema Tolemaico o Copernicano non sono sistemi ASSOLUTI. La luce è una materia ASSOLUTA. È Dio che l’ha creata così. Proprio la “luce” con la quale Dio ha voluto manifestarsi: “Era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo” Gv 1,9. Ora noi, dimentichi ed ingrati, non la guardiamo per questo dono, come avveniva nel Medioevo quando, nelle meravigliose cattedrali, la luce filtrava attraverso i vetri colorati delle finestre per rischiarare, mirabilmente, la casa di Dio ed illuminare l’anima dell’uomo umile, perché sottomesso, e donargli la percezione del soprannaturale. Ora invece la utilizziamo per frazionare la “creazione” e ricomporla a nostro piacimento, perché così non ci piace, non è “inclusiva”, perché Dio ha sbagliato e invece noi, figli della rivoluzione, siamo meglio di Lui; quindi ora siamo noi che meritiamo di essere “illuminati” dai potenti riflettori a led che hanno installato nelle chiese.
La frammentazione della “informazione”, qualunque essa sia, fotografie, video, testi, comporta, almeno in questa fase del processo, una completa disaggregazione dei contenuti dell’informazione stessa, che, per forza di cose, per motivi che potrebbero dirsi ontologici, sono analogici, analoghi cioè alla realtà. Intendo dire che continuano ad esserci ma in una enorme tabella matematica digitale ovviamente irriconoscibile. Se avessimo la possibilità di osservarla, vedremmo una coda quasi infinita di due diversi stati elettrici della materia, convenzionalmente indicati con 0 e 1. Vedremmo un mondo piatto, desolato, monotono, incomprensibile. La sua ricostituzione in forme a noi percepibili può avvenire in una miriade di modi diversi che non è detto siano perfettamente equivalenti agli originali. Può essere introdotta, sostituita, evitata una parte o tutta la verità, chiaramente presente nell’originale.
Si può dire che l’invenzione della tecnica digitale, che ha consentito tutto quello che stiamo vivendo dai missili teleguidati fino, appunto, alla AI, abbia avuto un percorso analogo all’evoluzione della cultura, del pensiero, cioè frammentazione, dissipazione della verità, e poi la sua successiva, arbitraria ricomposizione. Paradigmatico di tutto questo è l’evoluzione dell’arte, a partire dalla fine dell’ottocento. Se si prende uno dei meravigliosi quadri dell’arte italiana di qualche decennio prima dell’invenzione del “bit” e lo si confronta con una tela di Pollock, si ha l’evidenza del passaggio da una rappresentazione della realtà nobilitata dalla sensibilità dell’artista ad una cancellazione totale dell’oggettività, anzi alla sua completa frantumazione.
Tutto come programmato, come rivela il motto della Massoneria (il maiuscolo solo perché è un nome proprio) “Solve et Coagula”, SCIOGLI E RICOMPONI. Appunto, prima sciogliere, distruggere, sterminare, cancellare, con la rivoluzione, poi ricomporre, dando forma con l’informe, coesione con la frode, fine con l’effimero. Ma questo, se intendiamo il rinnovamento integrale della morale e quindi della società, lo hanno già ottenuto, con una campagna a tappeto di canalizzazione delle informazioni e delle idee durata almeno tre secoli. Ora però la tecnica scopre nuovi orizzonti, fino a poco tempo fa impensabili. Il "digitale" da a loro la possibilità di indirizzare i cervelli, di togliere ogni residuo di pensiero autonomo con la cessione del "pensare" alla macchina, con in più l'illusione di poter cogliere il tutto, di essere, come il serpente antico promise ad Adamo, come Dio, anzi di prenderne il posto. Fiumi di bit fluiranno sempre di più nelle nostre menti e, inconsapevolmente, lentamente, ci riformatteranno, ma questo, aimè, sta già avvenendo.
Diversi anni fa rimasi sorpreso dalla lettura di un libro di Conrad Lorentz, premio Nobel per la medicina, “Il declino dell’uomo” e nessun altro scritto mi ha poi colpito come quello. Vi si legge:
«…non possiamo prevedere fino a quando il complesso dei geni dell’uomo attuale, per quanto numerosi siano i geni, riuscirà a resistere a una PRESSIONE SELETTIVA che accorda la sua preferenza, in modo particolarmente PRESSANTE, ai caratteri della SOTTOMISSIONE ACRITICA e della ARRENDEVOLEZZA ALL’INDOTTRINAMENTO».
Ecco, ora la “pressione selettiva” ha uno strumento ultra-pressante.
Ci sono ormai situazioni, ogni giorno, in cui senza rendercene conto, ne veniamo coinvolti. Ma, quando ci viene proposto e la riconosciamo, dobbiamo eluderla, anche se questo ci costerà più fatica per ricercare, catalogare, sintetizzare.
Di una cosa possiamo essere certi, il Paradiso non è un luogo digitale; saremo, se lo avremmo meritato, in comunione analogica con Dio.

Claudio Gazzoli




Pubblicato sul blog di Marco Tosatti:
L’Intelligenza Artificiale, Figlia della Luce, Materia Assoluta dell’Universo (di Dio…). Claudio Gazzoli. - STILUM CURIAE

venerdì 20 marzo 2026

SENZA VIA D'USCITA


Questo rito è stato “celebrato” a San paolo del Brasile nel 1995. Prevost era missionario (si fa per dire..) in Perù, ma evidentemente svolgeva la sua “evangelizzazione" (teologia della liberazione, lotta di classe, marx e compagni…) in tutta l’America Latina.
Le prime due foto sono state scattate, da due macchine fotografiche diverse, a distanza di qualche decina di secondi l’una dall’altra. Prevost fa le letture (non credo tratte dal Lezionario...) nella prima foto, poi si accinge a “prostrarsi” come tutti gli altri, nella seconda. La terza è una foto di gruppo che riunisce tutti i partecipanti a questa porcata di chiara ispirazione diabolica.
A me, quello che più sorprende e avvilisce non è tanto la presenza del futuro papa, uomo di cultura, con una laurea in matematica, palesemente non credente, o meglio non credente nel Dio del Credo, nell’unico Dio della nostra fede, inzuppato fino al midollo di ideologia marxista, tale e quale a B.
Quello che più mi sconcerta è la presenza di almeno sei suore, presumo dello stesso ordine religioso di Prevost. Le cose sono due, o si sono fatte qualche litro di una bevanda a base di coca, visto che da quelle parti è piuttosto comune, oppure questa è l’ennesima dimostrazione del baratro in cui sono caduti gli ordini religiosi, con un percorso formativo in cui gli aspetti dottrinali sono completamente assenti.
Avevo cinque anni quando ho dovuto imparare a memoria le risposte alle domande del Catechismo di San Pio X. Ebbene, quella roba là l’avrei considerata indubbiamente peccato mortale.
Per quanto riguarda una presunta “conversione” di Prevost, avvenuta negli ultimi trent’anni, c’è la prova fattuale della sua infondatezza, in quanto Prevost, che ha certamente conosciuto l’introduzione della pachamama in Vaticano nell’ottobre 2019, non ha fatto nulla, una volta eletto, per prendere le distanze da quella incredibile profanazione, anzi decine di volte si è richiamato al “suo amatissimo predecessore”. 
 
 
 
 

venerdì 13 marzo 2026

IL FANTASMA DI SANTA MARIA MAGGIORE

Un mostro repellente, fumoso e straccione, lattiginoso, bavoso come una lumaca gigante, si aggira di notte in Santa Maria Maggiore. Attraversa nel buio la pesante lastra di marmo, che abusivamente lo rinchiude, svolazza tra le icone per deriderle, struscia sui marmi dei papi, scivola, ruzzola sul magnifico pavimento policromo, sbeffeggia i quadri, si distende gongolando sulle pietre degli altari, poi sguscia fuori sulla città distratta e assopita e, dopo un fugace saluto al suo esimio ammiratore, se ne torna smanioso ad attendere, per il suo spasso più beffardo, di ricevere i soliti sprovveduti visitatori.




martedì 3 marzo 2026

FAVOREGGIAMENTO DEL MALE ASSOLUTO (sfamare gli orchi)


Non dovevo leggerli ed ora non posso toglierli dalla mente questi agghiaccianti messaggi (che risparmio ai lettori) del “mondo Epstein”. Il fatto che spaventa e penso sorprenda pure i diavoli (perché i loro allievi sono diventati alla loro pari o anche meglio...) è il coinvolgimento di bambini da un anno in su. Questo delirio infernale, la cui origine geografica non è difficile da intuire, che coinvolge direttamente uomini (e donne) di potere, protagonisti del cinema e dello spettacolo, scrittori e scienziati di fama, non è solo il precipizio ultimo di un’umanità perduta, è la manifestazione palese e non ostacolata del male assoluto, che ormai impregna ogni aspetto, da quello politico-sociale a quello religioso. Pensavo di non avere più nulla di cui meravigliarmi e invece rimango sbalordito al pensiero di come l’uomo, quando si allontana da Dio anzi lo disconosce, possa arrivare a concepire livelli così abissali di barbarie. E se è vero che vi sono coinvolti anche i migliori luminari, allora questa è la dimostrazione palese di come l’intelligenza umana, a partire dall’umanesimo in avanti, opportunamente instradata, ha prodotto benefici (?) solo quale effetto secondario di ben altri fini. Chi ha gli occhi per “guardare” lo può toccare con mano con l’evoluzione digitale degli ultimi anni. Quella intelligenza lì, non guidata dall’anima, (e lo dico da pentito) è infruttuosa, serve solo a procacciarsi una montagna di nulla.
In breve sono due gli aspetti che più mi colpiscono:

il primo riguarda la conferma della consapevolezza che ho acquisito da tempo sull’impostura gigantesca della cosiddetta “democrazia”, che i grandi pensatori dell’Antica Grecia indicavano con il nome di “demagogia” e che per me si legge “demon-crazia”. Un fatto così grave, in un serio sistema politico, avrebbe dovuto scatenare tutte le forze della “giustizia” per indagare, arrestare, processare e poi portare al macello una nutrita congerie di responsabili di reati efferati, disumani e sanguinari, senza guardare in faccia a nessuno. Invece con la stessa montagna di soldi con i quali si compravano le depravazioni più repellenti si sono comprati tutti i centri di potere politico e mediatico. Ma sarebbe più corretto dire che gli stessi centri “fittizi” di potere sono già, da qualche centinaio di anni, nel registro delle vere centrali operative, la cui origine non è neanche difficile ravvisare.

Il secondo aspetto riguarda una sconcertante antinomia, la responsabilità indiretta (per quella diretta non ci sono le prove) degli uomini di chiesa e, in definitiva, della stessa Chiesa Cattolica nella sua struttura terrena. Ma la responsabilità indiretta non esclude il coinvolgimento nelle cause prime.
La Chiesa, negli ultimi 60 anni, ha abbandonato la sua primaria missione, eminentemente spirituale e quindi assolutamente primaria, dato il divario infinito tra la nostra vita terrena e la vita eterna, per dedicarsi al mondo, nell’incontro fatale, come diceva papa Paolo VI, con l’uomo che si è fatto Dio. La Chiesa non è più, come lo è stata per secoli, il riferimento morale assoluto, effetto inevitabile dell’applicazione della Legge di Dio. È così, non c’è bisogno di dimostrazione: le parole del papa ai vescovi spagnoli a cui ha espresso la sua preoccupazione per l’avanzamento del partito di destra, contrario all’aborto e a tutte le altre porcherie, non desta più meraviglia. Il fatto è che del mondo non vengono assecondati solo gli aspetti che, almeno al primo impatto, risultano positivi per la qualità della vita, ma anche, soprattutto, quelli più nocivi ai fini della salvezza delle anime....
Mi riferisco a tutti gli aspetti che coinvolgono la sessualità per i quali si è passati da un giudizio risoluto, chiaro, perfettamente coerente con le Sacre Scritture e l’insegnamento dei Padri, ad una posizione compiacente, liquida, ambigua, foriera di interpretazioni soggettive, aperta a tutte le perversioni e perciò tanto più scandalosa quanto più alta la fonte. Questo è tanto più grave perché senza un contraltare granitico, inespugnabile, senza la conferma costante di ciò che è bene e di ciò che è male, la naturale deriva, che può arrivare a livelli abietti di perversione, viene addirittura ad essere sminuita quando non giustificata.
Se si mantiene alla seconda carica della Chiesa un individuo che si diletta a scrivere di libidine e di amplessi; se il papa approva un documento, preparato dallo stesso individuo, sulla “benedizione” di coppie dello stesso sesso (sic!); se prestigiosi vescovi mettono a disposizione le chiese per quella pratica; se il papa si compiace nel riceverl* senza ammonirl*; se si adorano idoli pagani, compreso una specie di dio Priapo (come quelli che si possono vedere a Pompei…), allora passa il messaggio che è possibile ogni bassezza che quelle pratiche comportano, anche in rituali orgiastici, come quelli del culto di Dioniso che, nel 186 A.C., il senato romano represse duramente, a Roma e nel sud Italia... e mi fermo qui.
Un richiamo costante, giornaliero, al peccato vorrebbe dire smascherare, porre un riferimento certo, ribadire la distinzione santa tra bene e male. Non prendere una posizione netta vuol dire cooperare con il male assoluto, con la dissoluzione della sua percezione.
È necessario un ritorno radicale alla severità del magistero, della selezione degli aspiranti al sacerdozio e alla vita consacrata, delle ammonizioni, della prassi quotidiana, del modo di rapportarsi a Dio nella Liturgia.
È necessario un ritorno alla Chiesa che si occupi esclusivamente delle anime, perché dei corpi ci sono ormai migliaia di organizzazioni locali, nazionali e internazionali ad occuparsene.
È necessario che gli uomini di Chiesa ricomincino a parlare all’anima individuale, come faceva Gesù, non alle categorie, alle classi sociali, ai sistemi. La categoria dei poveri non va in blocco in Paradiso; ci va il singolo povero o il singolo benestante se avranno rispettato la Legge e i precetti di Dio.
È necessario risollevare da terra la scala verticale che porta verso il Cielo.

Ormai non c’è più tempo. Nel corso di una conferenza, alla quale abbiamo assistito quest’estate a Vitorchiano, una ex funzionaria dell’ONU, ora convertita al Cattolicesimo, che si occupava della diffusione nel mondo della ideologia abortista e del gender, ci ha rivelato che ormai quel progetto è superato, il prossimo passo sarà quello di sdoganare la pedofilia.
Tucho expellendus est !




domenica 22 febbraio 2026

GIUDIZIO E PREGIUDIZIO

All’omelia della messa di stamattina, il prete, sotto lo sguardo addolorato della statua della Madonna di Lourdes:
«…la Chiesa prima giudicava…. basta con i giudizi e i pregiudizi ! L’importante è fare comunità, sentirsi tutti fratelli…»
Mi sono sentito un estraneo, almeno durante quegli interminabili minuti in cui è durata questa penosa omelia; come un intruso dentro ad una specie di setta, dove un improbabile e sgraziato santone di turno rassicura, esorta sui precetti di una strana religione, che usa gli stessi simboli, ma capovolge totalmente la verità.
Ho sentito un fetore di morte, come quello che si poteva avvertire, in un caldo pomeriggio d’agosto, nei cimiteri di una volta, quando alcuni cadaveri venivano sepolti direttamente a terra.
Ho visto svolazzare le nostre anime ingiuriate, raggirate, disorientate, sfigurate, come tanti pipistrelli impauriti, punzecchiati dai corvi neri come la pece, in questa latomia spaventosa a cui hanno ridotto la nostra Chiesa.
 
 
 
 
 

sabato 14 febbraio 2026

CRONACHE DA UN MONDO CAPOVOLTO (anche quando sembra dritto)

Un'abbastanza nota associazione di ispirazione religiosa "non allineata", ha indetto una raccolta di firme, in rete, per "convincere" la madre badessa del monastero benedettino di Rosano (uno dei pochi monasteri non in crisi di vocazioni, con circa 35 monache) di mandare alcune monache al monastero benedettino di San Michele a Mazara Del Vallo che rischia di chiudere per l'età avanzata delle poche monache rimaste.
A me è sembrato quantomeno inopportuno e sintomatico dei tempi di totale caos che stiamo vivendo. Pertanto ho inviato un commento al blog (Stlum Curiae) nel quale era stata pubblicata questa richiesta. Il commento, sotto riportato, come mi aspettavo, non è stato pubblicato:

«Chiedere, con una raccolta di firme, che non venga chiuso il monastero di San Michele, è comprensibile, ma proporre addirittura la soluzione, a me sembra una forzatura al di là delle righe, non pertinente. Certo che il monastero di Rosano, uno dei pochi a non subire il tracollo delle vocazioni, è stato rifondato grazie a Madre Ildegarde Cabitza, che con coraggio e abnegazione lo ha letteralmente ricostruito dopo i danni dovuti ai bombardamenti del 1944-45. A premio di questa dedizione vi fu un evento miracoloso nel 1948, quando la Statua del Sacro Cuore di Gesù ebbe ripetute lacrimazioni. Se possiamo discutere sui motivi per i quali Rosano e pochi altri monasteri risultano così privilegiati, non possiamo neanche immaginarne le ragioni soprannaturali.
Dalle mie parti, nelle Marche, in un raggio di trenta chilometri diversi monasteri hanno chiuso i battenti ed i pochi rimasti stanno per chiudere a causa dell’età avanzata delle poche monache rimaste. La pratica di far arrivare monache da varie parti del mondo, soprattutto Filippine ed Africa, è molto diffusa, ma questo fa parte di scelte che non sta a noi suggerire e che, comunque, possiamo considerare tipiche di questo periodo di decadenza, opportunistiche, logistiche, non certamente orientate alla “miglior gloria di Dio”. Allora che cosa facciamo per arginare la inevitabile chiusura di tanti monasteri ? Prendiamo quei pochi che funzionano, li spopoliamo, e andiamo a fare numero su tutti gli altri ? Non è così che funziona.
Mi risulta che monasteri come quello di Rosano hanno fatto, in passato, rifondazioni di monasteri anche all’estero; sono decisioni sicuramente ispirate,  non certamente motivate da ragioni populiste. Ogni monastero ancora vivo ha i suoi “carismi” che non possono essere diluiti o confusi con realtà completamente diverse, pur appartenendo allo stesso ordine religioso, come ci è capitato di constatare in questi ultimi anni. Rifondare un monastero chiuso è un conto, inviare monache a ripopolare un monastero, per mantenere il numero minimo di monache come richiesto dai nuovi regolamenti,  dissimula un criterio “politico”, unicamente terreno.
Il fatto è che siamo tutti contagiati, chi più chi meno, dal virus del democratismo, della “volontà popolare”, del “furor di popolo”, della "sinodalità"… e quindi della rivoluzione.».

 

 

 

 

mercoledì 28 gennaio 2026

CHI COMANDA DAVVERO NELLA CHIESA ? Visibile, ovviamente.

 

Per deformazione professionale sono abituato a giudicare gli eventi e le circostanze in base ai modelli che abitualmente applico nel mio lavoro. In base ad essi cercherò di dare una valutazione di quello che sta avvenendo, ahimé, nella Chiesa, nella sua forma visibile.

PROGETTAZIONE e SVILUPPO sono due termini fondamentali per descrivere qualunque attività umana che abbia finalità di concretizzazione di un’idea e della sua successiva diffusione, non necessariamente di tipo economico o commerciale. Questa espressione, composta da due termini, è utilizzata, tanto per fare un esempio autorevole,  trentacinque volte dalla più importante norma tecnica internazionale nel campo delle forniture aereospaziali e militari (ISO 9100). Mentre i due termini che la compongono non sono mai utilizzati da soli.

Il legame inoltre è temporale, quasi di causa-effetto: lo sviluppo è successivo alla progettazione, ne costituisce l'effetto.

Può esistere lo SVILUPPO senza la PROGETTAZIONE ? direi di NO, proprio perché non può esserci un effetto senza una causa.

Esempio: "germinazione e crescita" (riferito ad un albero): mentre può esserci la germinazione senza la crescita, non può esserci la crescita senza germinazione.

Per farla breve, per PROGETTAZIONE si intende il processo creativo di ideazione del proposito che poi deve essere concretizzato. Tale attività è fortemente condizionata dalle finalità che si propone l’organizzazione, dalla sua strategia, da quello che si chiama core business. Per questo motivo la progettazione viene indirizzata dall’Alta Direzione.

Per SVILUPPO si intendono tutte quelle modalità che occorre mettere in atto per raggiungere il risultato finale, in termini di prodotto o, più in generale, di mutamenti che si intendono apportare ad un sistema complesso. Nel campo industriale lo sviluppo di un prodotto consiste nella realizzazione del prototipo, nella sua ingegnerizzazione e successiva, fino ad arrivare al mercato finale. Tale attività è pertanto CONSEGUENTE alla progettazione, si pone ad un LIVELLO INFERIORE, più pratico e meno creativo.

Ora veniamo a noi. Ci sono due eventi che mi hanno particolarmente colpito negli ultimi giorni. Il primo riguarda l’omelia del Papa del 25 gennaio per la solennità della conversione di san Paolo Apostolo, di cui riporto uno stralcio, evidenziando alcune particolarità, come peraltro hanno già fatto altri commentatori:

«Il mio amato predecessore, Papa Francesco, ha osservato che il cammino sinodale della Chiesa cattolica «è e deve essere ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale» (Discorso a S.S. Mar Awa III, 19 novembre 2022). Ciò si è riflesso nelle due Assemblee del Sinodo dei Vescovi del 2023 e del 2024, caratterizzate da un profondo zelo ecumenico e arricchite dalla partecipazione di numerosi delegati fraterni. Credo che questa sia una strada per crescere insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali. Mentre guardiamo al 2000° anniversario della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù nel 2033, impegniamoci a sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo (cfr Per una Chiesa sinodale, 137-138)».

Sorvolando sul "mio amato predecessore", su otto righe, i termini “ecumenico” e “sinodo” compaiono dieci volte. La tecnica della ripetizione, che funziona molto bene con i bambini, per far memorizzare le parole ma, soprattutto, far assimilare il loro contenuto. Un circolo vizioso senza sbocco, un turbine autoreferenziale, ossessivo, quasi delirante, autistico.

Il secondo evento riguarda l’omelia (?) che il cardinale Parolin, segretario di stato, ha tenuto a Copenaghen nella cattedrale luterana (sich!) lo stesso giorno dell’omelia del Papa sopra riportata. Cito alcuni brani dal sito Vatican News:

Riferendosi alla Lettera di San Paolo agli Efesini, da cui è tratto il tema della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il segretario di Stato ricorda che l'unità nella Chiesa non è uniformità, ma va considerata "comunione viva nella diversità". E osserva che "l'unità non nasce da ciò che produciamo; è un dono dello Spirito", per cui "cattolici e luterani - spiega - possono già riconoscersi come membri dello stesso Corpo di Cristo, nonostante le differenze storiche e liturgiche".

«La Chiesa resta credibile non grazie al potere, ai numeri o alle strategie, ma quando la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà».

la salute della Chiesa si misura non da numeri o successi ma dalla capacità di «camminare con Cristo e di restargli vicini».

lo Spirito Santo non elimina le differenze, ma le armonizza.

Il cardinale, richiamandosi alla Lettera agli Efesini, ha offerto una riflessione raffinata sull’essenza dell’unità. Questa, ha chiarito, non è la grigia uniformità di un pensiero unico, ma una comunione viva e pulsante che proprio nella diversità trova la sua ricchezza. Un dono gratuito dello Spirito, non un prodotto delle nostre fatiche.


Anche qui non intendo entrare nel merito delle singole affermazioni, commentatori molto più preparati di me lo hanno già fatto.

Un solo appunto tra i tanti che mi passano per la mente, dopo i fatti scandalosi dei giorni scorsi avvenuti in una delle chiese più prestigiose della cristianità, pure i soldatacci e i farisei camminavano vicino a Cristo sul percorso impervio per il Calvario. Annoto soltanto, in particolare, “la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà”, affermazione che  costituisce la sintesi, pur debolmente dissimulata, del PROGETTO di RELIGIONE UNICA, la prima fase ovviamente verso la religione unica mondiale.

Il cardinale parla di CATEGORIE, il papa propone METODI.

Questo PROGETTO prevede, come sopra evidenziato, lo SVILUPPO, ai fini della definitiva attuazione. L’omelia del Papa, pronunciata nello stesso giorno, presenta proprio lo SVILUPPO del PROGETTO illustrato dal cardinale Parolin. In queste otto righe sono presentati gli STRUMENTI per realizzare il PROGETTO, esplicitando le modalità: il cammino sinodale deve essere ecumenico, il cammino ecumenico deve essere sinodale, la necessità della comunicazione reciproca, la reciproca conoscenza.

Se devo realizzare il progetto di un campo da calcio, prevederò a “spianare” il terreno, conoscerne la composizione, eliminare tutte le sporgenze, colmare le lacune, livellare le pendenze, togliere le pietre d’inciampo, rullare le ultime asperità.

Il cardinale annuncia il PROGETTO, il papa espone lo SVILUPPO.  

Allora mi sorge spontanea una domanda: chi comanda davvero nella Chiesa ?

Per noi il PROGETTO, quello della SALVEZZA ETERNA, non della pace, dei “boveri”, della “giustizia sociale”, della parità dei  diritti, della Religione Unica Mondiale, appartiene esclusivamente a Nostro Signore Gesù Cristo; lo SVILUPPO è compito della Chiesa Cattolica Romana nella sua veste pre-rivoluzionaria.





lunedì 26 gennaio 2026

UNA SCONCERTANTE CONTRADDIZIONE

 «Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, come segno di contraddizione ! Anche a te una spada trapasserà l’anima» (Luca 2,34-35)

Ora la “chiesa militante”, attua una “contraddizione” di segno opposto a quella di Gesù; e si sa che la negazione di una negazione riporta tutto allo stato originario. Credo che un unico coraggioso sacerdote (che non è il caso di nominare...) abbia letto il canone 1184 del Codice di Diritto Canonico per indicare la evidente contraddizione di una “chiesa” che contraddice sé stessa, la sua stessa legge.

Lo SCANDALO dato a Roma addirittura nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, una delle chiese più prestigiose al mondo, la chiesa costruita sulle rovine delle grandiose terme di Diocleziano su disegno di Michelangelo (mi immagino Maria e gli angeli come avranno accolto...) per la sua rilevanza mediatica mondiale, costituisce la certificazione dell’avvenuta consegna a Lucifero delle chiavi strappate a Pietro. E, ovviamente, nessuno farà nulla perché è questo che vogliono, dal papero in giù. Sarebbe interessante sapere quanto hanno pagato per avere quella chiesa, visto che lo sterco si paga con lo sterco.

Proprio durante la messa di ieri mattina, terza domenica post-epifania, ho dovuto ascoltare (questa volta mi ha preso di sorpresa, di solito mi turo bene le orecchie cercando di fare rumore per non ascoltare le “preghiere dei fedeli”) la prima preghiera:

«Per le Chiese, perché attuando il Vangelo di Cristo cerchino di superare le divergenze ancora esistenti e procedano verso la piena concordia, cosi che il mondo creda».

Qualche istante prima si recita, nel Credo: «Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica». Appunto, quale gigantesca contraddizione tra la preghiera del Credo, che costituisce una forma di giuramento e poi, subito dopo, in cui si prega per “le chiese”, perché ormai la Chiesa di Roma, voluta da Nostro Signore che vi ha inviato Pietro, non è altro che una tra le tante scimmie eretiche e blasfeme sparse per il mondo, che veste i panni sfarzosi della sua prodigiosa storia, per imbrattarsi “qual porco rotolante in nigro limo” !


p.s.
Questa è la preghiera che ho recitato in silenzio:
per tutti i cristiani separati, perché abbandonino le eresie e le false pratiche e interpretazioni, per ricongiungersi all’unica Vera Chiesa di Roma, Una, Santa, Cattolica, Apostolica”.

Ovviamente quando penso a "unica Chiesa di Roma" penso a quella VERA !