Un'abbastanza nota associazione di ispirazione religiosa "non allineata", ha indetto una raccolta di firme, in rete, per "convincere" la madre badessa del monastero benedettino di Rosano (uno dei pochi monasteri non in crisi di vocazioni, con circa 35 monache) di mandare alcune monache al monastero benedettino di San Michele a Mazara Del Vallo che rischia di chiudere per l'età avanzata delle poche monache rimaste.
A me è sembrato quantomeno inopportuno e sintomatico dei tempi di totale caos che stiamo vivendo. Pertanto ho inviato un commento al blog (Stlum Curiae) nel quale era stata pubblicata questa richiesta. Il commento, sotto riportato, come mi aspettavo, non è stato pubblicato:
«Chiedere, con una raccolta di firme, che non venga chiuso il monastero di San Michele, è comprensibile, ma proporre addirittura la soluzione, a me sembra una forzatura al di là delle righe, non pertinente. Certo che il monastero di Rosano, uno dei pochi a non subire il tracollo delle vocazioni, è stato rifondato grazie a Madre Ildegarde Cabitza, che con coraggio e abnegazione lo ha letteralmente ricostruito dopo i danni dovuti ai bombardamenti del 1944-45. A premio di questa dedizione vi fu un evento miracoloso nel 1948, quando la Statua del Sacro Cuore di Gesù ebbe ripetute lacrimazioni. Se possiamo discutere sui motivi per i quali Rosano e pochi altri monasteri risultano così privilegiati, non possiamo neanche immaginarne le ragioni soprannaturali.
Dalle mie parti, nelle Marche, in un raggio di trenta chilometri diversi monasteri hanno chiuso i battenti ed i pochi rimasti stanno per chiudere a causa dell’età avanzata delle poche monache rimaste. La pratica di far arrivare monache da varie parti del mondo, soprattutto Filippine ed Africa, è molto diffusa, ma questo fa parte di scelte che non sta a noi suggerire e che, comunque, possiamo considerare tipiche di questo periodo di decadenza, opportunistiche, logistiche, non certamente orientate alla “miglior gloria di Dio”. Allora che cosa facciamo per arginare la inevitabile chiusura di tanti monasteri ? Prendiamo quei pochi che funzionano, li spopoliamo, e andiamo a fare numero su tutti gli altri ? Non è così che funziona.
Mi risulta che monasteri come quello di Rosano hanno fatto, in passato, rifondazioni di monasteri anche all’estero; sono decisioni sicuramente ispirate, non certamente motivate da ragioni populiste. Ogni monastero ancora vivo ha i suoi “carismi” che non possono essere diluiti o confusi con realtà completamente diverse, pur appartenendo allo stesso ordine religioso, come ci è capitato di constatare in questi ultimi anni. Rifondare un monastero chiuso è un conto, inviare monache a ripopolare un monastero, per mantenere il numero minimo di monache come richiesto dai nuovi regolamenti, dissimula un criterio “politico”, unicamente terreno.
Il fatto è che siamo tutti contagiati, chi più chi meno, dal virus del democratismo, della “volontà popolare”, del “furor di popolo”, della "sinodalità"… e quindi della rivoluzione.».