mercoledì 26 agosto 2026

ROMA ETERNA

 



Roma è “eterna”, anche se lo ignorano pure quelli che dovrebbero coglierne l’essenza preternaturale. Prendo spunto da un libro che sto leggendo: “Gesù a Roma” di don Ennio Innocenti e Ilaria Ramelli, per proporre una mia libera interpretazione, ovviamente non specialistica, elementare, anche in chiave di tragica attualità. Il libro ripercorre tutta la narrazione (affascinante) degli Atti degli Apostoli allo scopo di indicare un ineluttabile punto di arrivo: Roma.

At 23,11
La notte seguente il Signore apparve a Paolo e gli disse: «Coraggio! Tu sei stato il mio testimone a Gerusalemme: dovrai essere mio testimone anche a Roma»."

At 27,24
E poi, durante il primo naufragio davanti a Malta, su una nave alla deriva con 276 persone a bordo, un angelo “di quel Dio che io servo e al quale appartengo”:
Non temere Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio”.

Provo una forte emozione ad “ascoltare” Gesù che pronuncia il nome “Roma”, rendendola, anche per la Sua scelta decisiva, “Eterna”. È la stessa emozione che provo ogni volta che ci ritorno (ci ho abitato quasi cinque anni, ma non è la stessa cosa…), pur con tutte le sue numerose e grossolane contraddizioni. Vi respiro un’aria che solo lì respiro, che mi fa evocare oltre la superficie delle vestigia mirabili. Provo invece sconcerto al pensiero di quanto hanno fatto e stanno facendo per cancellarne persino il ricordo. A cominciare dalla scuola (ovviamente) in cui, da un intero anno dedicato alla sua storia, si è passati ad accennare a grandi linee ad un percorso di 1300 anni, dedicando più spazio agli egizi, ai babilonesi, agli assiri, ai greci, agli atzechi.
Giulio Cesare, certo il famoso pizzarolo a cui hanno dedicato un viale in zona Prati”.
E questa non è un’altra storia. Un popolo che rinnega, anzi odia, il proprio passato, non ha un futuro.

Le domande che mi pongo sono due:
-   Perché Dio ha scelto di Incarnarsi in Maria proprio durante l’Impero di Augusto, più o meno nell’anno 25 dall’inizio dell’Impero Romano ?
-   Perché Gesù ha scelto, come sede della Sua Chiesa, proprio la capitale dell’Impero, Roma ?

Per rispondere bisogna cercare di entrare, anche solo in modo vago, nella mentalità romana, nel percorso impervio ma ininterrotto intrapreso da un gruppo di pastori (come i patriarchi?) che portavano al pascolo le loro pecore sugli avvallamenti, in parte paludosi, circondati da sette piccole alture.

C’è un passo di Virgilio che lo espone in modo sublime:
Eneide L. VI, 851
«tu regere imperio populos, Romane, memento
(hae tibi erunt artes) pacique imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos».

«tu ricorda, Romano, di governare i popoli;
questa la tua vocazione: imporre norme alla pace,
risparmiare chi si arrende, e debellare i superbi». Trad. V. Sermonti.

Ma qual è il legame tra la “missione” (“vocazione” la chiama il traduttore) che pervade, pur nelle sue cadute e frequenti efferatezze, quale fato ispiratore, la storia di Roma e la venuta di Nostro Signore nella storia ? Possiamo solo scorgere una piccola porzione della superficie del Mistero più grande della storia umana. Maria, come al solito, ci può aiutare. Se analizziamo il Magnificat, questa stupenda preghiera di ringraziamento che la Madonna recita davanti ad Elisabetta, scopriamo alcuni versi che possono servire a svelare questo legame:
        “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
           ha rovesciato i potenti dai troni”
Scontata l’analogia tra questo passo del Magnificat e “debellare i superbi” del verso Virgiliano.

Una medesima analogia si può osservare tra il seguente passo e “risparmiare chi si arrende”:
         “la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”.

Imporre norme alla pace” (qualcuno traduce, presupponendo “pacisque”, “imporre la civiltà con la pace”) perché la pace non può essere mantenuta senza il Diritto, senza il rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini, garantito dallo Stato. Testimonianza di questa affermazione di Virgilio è l’invenzione del Diritto, voluto da Roma. Non che gli altri popoli, quali i Babilonesi, gli stessi Ebrei, i Greci, non avessero un sistema di leggi e di governo della giustizia. Roma lo ha usato come strumento principale di governo dei popoli a lei sottomessi. Lo ha imposto come garanzia di cittadinanza, lo ha considerato come il primo dogma del suo potere. Quando san Paolo, cittadino romano, fu condotto, nel 59, davanti al governatore Porcio Festo, per essere giudicato (ce lo avevano portato i soliti ebrei…), chiese di appellarsi a Cesare. Il governatore non poté sottrarsi e lo affidò, per il rocambolesco viaggio via nave, a Giulio, probabilmente un militare che doveva ritornare a Roma.
«Così Virgilio, nel VI libro dell’“Eneide”, consegna ai Romani la loro missione: governare, affermare la pace, risparmiare i sottomessi e—soprattutto—abbattere l’arroganza dei potenti. Quel debellare superbos non è un vezzo retorico: è il sigillo morale di una civiltà che pretende da sé stessa il difficile equilibrio fra misericordia e fermezza» (Lelio Deganutti).
Dio, che è (anche se lo hanno dimenticato) Misericordia infinita e Giustizia infinita, non ha problemi di “difficile equilibrio”.

Dio ha imposto le Tavole della Legge, dieci precetti perentori, chiari , asciutti, perché fossero la base della convivenza, della esistenza stessa del popolo di Israele. Vale ovviamente il contrario, la loro assenza o provvisorietà equivale a non convivenza e non esistenza. Ci vengono “imposti” decine di milioni di commi, mentre ci vengono tolte quelle dieci semplici regole, persino da chi esiste per ammonire di rispettarle.

Da un commento trovato in rete, scritto nel 2013:
«E' il rifiuto dello "jus", romano e cattolico, giusto e ordinatore, in nome di un soggettivistico "sentire" meramente esperienziale che però "ci fa stare bene"» Silente.

E va bene, questo è l’aspetto confessionale; ma il percorso di “liquefazione” della legge corre sui binari ormai paralleli della morale religiosa e del nostro essere cittadini. Il Decalogo era scritto su tavole di pietra, la primitiva legge romana era scritta su XII tavole di pietra, il codice di Hammurabi era scritto su una stele di granito. il Digesto su libri di pergamena. Le innumerevoli leggi dello Stato (più di un milione) sono scritte sull’acqua. Non costituiscono più un riferimento oggettivo, immutabile. Possono essere stirate, deformate, travisate, a seconda delle condizioni al contorno, dello “stato di necessità”, dei diritti, della nazionalità, della “razza”, della “casta” di appartenenza, della ideologia, della “politica”.

Si potrebbe pensare che la stessa genesi dell’Impero fosse stata voluta da Dio. Non come permissione, ma come volontà. La risposta di Gesù a Pilato avvalora questa ipotesi:

Giovanni 19,10-11
10 Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11 Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».

«La città di Roma fu fondata come un'altra Babilonia o come figlia della prima Babilonia perché per suo mezzo piacque a Dio di soggiogare il mondo civile e di pacificarlo dopo averlo condotto all'unità di rapporti politici e giuridici.» Sant’Agostino, “La Città di Dio” libro XVIII,22.

Possiamo immaginare che il programma politico di Roma, anzi il suo recondito codice genetico, possa essere piaciuto a Dio.
Per questo “Roma delenda est”.






venerdì 14 agosto 2026

IL CONTROPALIO

 



Non avrei voluto ripetermi dopo il mio commento allo stendardo dello scorso anno, ma non bisogna essere ottimisti, occorre guardare in faccia una realtà che, per come è organizzata, non può assolutamente migliorare, almeno fino a ché non ci metterà mano l'Unico che può rovesciarla.
È stato presentato il "predellone" del palio del 16 agosto prossimo, oggettivamente rivoltante, ma pure scontato, visto che ormai non si accontentano di aver vinto, ma vogliono pure canzonare quelli che "loro" considerano come gli unici avversari da eliminare. Così realizzano opere che ispirandosi alla tradizione della nostra religione ne rovesciano i contenuti, tramutando il sublime nell’abominevole, il bello nel mostruoso, il sacro nel demoniaco.
Questa "icona" va bene per la loro religione, anzi direi che è perfetta. Esprime esattamente gli ideali della religione sanguinaria dei sacrifici umani, sanciti dalle loro leggi; le depravazioni del sesso, liquido come il liquame della porcilaia, funzionali all’azzeramento della nostra civiltà.
La terra che ha generato artisti del calibro di Simone Martini, al quale potersi ispirare per il volto incantevole e docile della Madonna dell’Annunciazione; che ha dato i natali a Santa Caterina, indotta a tornare per un attimo nel tempo, piangendo lacrime amare, è ritornata alla barbarie pre-etrusca.
Dovrebbero ribellarsi in massa e rifiutarsi, il vescovo di benedirla, i contradaioli di partecipare, i cavalieri di gareggiare, gli spettatori di presenziare. Ma ovviamente non lo faranno, sia perché eccitati dalla trasgressione sia perché il carrozzone deve “andare avanti”! Forse solo i cavalli, ormai molto più consapevoli degli asserviti, proveranno un certo qual disagio.
Il Figlio non perdonerà questa immensa offesa fatta a Sua Madre.
Ovviamente dai palazzi della (ex) Chiesa Cattolica nessun commento. Mi pare ovvio, vista l’adesione quasi unanime al “loro” programma.






venerdì 7 agosto 2026

L'INTELLIGENZA DEL DIAVOLO


Si leggono sempre più spesso articoli sulla cosiddetta "intelligenza artificiale", magari scritti utilizzando la stessa "AI". Ho già espresso il mio pensiero in merito ma ora vorrei rimarcare la mia definitiva convinzione pubblicando un commento ad un articolo apparso su uno dei blog più seguiti nel mondo dei "non allineati". Ho la sensazione che il semplice "diniego" verso l'interesse a questa roba diabolica dia fastidio, quasi un'offesa all'uomo che progredisce, che oltrepassa le frontiere. Ma per andare dove ?
Occorre prendere atto che la Chiesa, piallata sulla dimensione del mondo, non vuole cogliere l'aspetto metastorico di un fenomeno purtroppo epocale.


Certo che ormai è pervadente, anzi invadente. Ma non bisogna dargli troppa importanza usando argomentazioni elevate, provenienti da quella parte della nostra mente che, con la sua diffusione, vorrebbero sopprimere. Perché così si fa il gioco del nemico, che è super agguerrito, soprattutto sul piano intellettuale.
La AI (che sarebbe corretto chiamare DI: Diabolical Intelligence) non è altro che l’ultima, probabilmente definitiva, rivoluzione suggerita dal serpente antico, dopo il suo cambio di strategia, avvenuto almeno tre secoli fa. La prima rivoluzione industriale originata dall’invenzione delle macchine termiche, che hanno moltiplicato per mille e più la capacità di lavoro dell’uomo, è nata da una sospensione locale del secondo principio, la incombente, ineluttabile legge del disordine nell’universo. Ha contraddetto il monito di Dio: “mangerai il pane con il sudore del tuo volto”, con lo scopo, invisibile, data la impressionante moltiplicazione dei beni materiali, di liberare risorse per rivolgerle al male: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”.
La “rivoluzione digitale”, quasi un corollario della prima, ha reso possibile la realizzazione della cosiddetta AI, mediante la tecnica della frammentazione della realtà e della sua successiva ricomposizione. La riduzione del mondo sensibile ad una sterminata sequenza di due soli stati della materia e la sua successiva riorganizzazione in forme che, solo apparentemente, risultano simili all’originale. L’originale perduto a favore di una illusoria riproposizione della realtà, proprio come le ombre dei simulacri proiettate sul fondo della grotta di Platone, senza alcuna possibilità di voltarsi e non riuscire più a guardare neanche i simulacri. “Solve et Coagula”, proprio come vogliono gli incappucciati con il grembiulino, con lo scopo, stavolta, di devastare irreversibilmente la mente individuale e l'umanità intera.



lunedì 13 luglio 2026

IL CAMPO DI GIRASOLI

 


Bello vero ? In questo periodo, dalle nostre parti, il giallo intenso dei girasoli si alterna alla paglia dei campi di grano appena mietuto e il verde cupo della macchia. Questo negli ultimi 30 anni (prima non li avevo mai visti…), poco dopo la fase della trasformazione dell’agricoltura dalla cura familiare del campo, con il metodo più che millenario della rotazione agraria, all’agricoltura industriale.
Una bellezza nuova, abbagliante, ma le api non ci cascano, così mi dicono due apicoltori. Negli ultimi anni è diventato problematico ottenere il miele di girasole. Non ci vanno perché non riconoscono la genuinità del fiore. Quell’odore e quel sapore non li trovano naturali, anche se non sanno che si dice OGM ne percepiscono la loro artificialità. E non è che, per caso, anche le cellule del nostro corpo, ormai molto più intelligenti della nostra mente, li respingono ? Chissà perché negli ultimi decenni sono esplose le malattie da allergia alimentare ? Ma allora perché li coltivano ? Ma è ovvio, perché l’olio che se ne ricava e la pianta usata per l’alimentazione degli animali fanno male e quindi producono ricchezza, consentono di incrementare il peso dei bidet d’oro massiccio dei mega-yochts, contribuendo a realizzare inoltre tutti i “loro” progetti. Per inciso, la coltivazione del girasole, che si alterna a quella del grano in una rotazione fasulla che non è più quella virtuosa delle leguminose come il foraggio, produce, soprattutto in zona collinare, l’erosione dei terreni che vengono tenuti incolti ed in stato di aratura fino a primavera inoltrata. Inoltre a chi venderebbero, le multinazionali, i trattori, le grandi macchine per la raccolta, i diserbanti a go go, i pesticidi a go go, i concimi derivanti dal petrolio, se si tornasse, ma è solo una fantasia, alle fattorie di una volta ?
Mi racconta Felice, l’ultimo contadino, che suo padre, come da consuetudine antica di diecimila anni, metteva da parte, per la semina, una quota del grano raccolto, dell’orzo, dei semi di foraggio, del granturco, dei semi di cipolla, di aglio e di tutti gli altri ortaggi. Ora non si può più fare, per due motivi, il primo è legato alle modalità con cui sono stati ottenuti i semi: seminando i semi del grano, dell’orzo, del girasole ed altre sementi non rinasce la pianta da cui il seme è stato ottenuto. O non germina affatto oppure nasce una piantina non utilizzabile per la successiva raccolta. Il secondo è il fatto che, anche per le varietà per cui sarebbe possibile seminarli, si rischia una multa salatissima, perché sulla semente vale la non riproducibilità per brevetto. Perché il contadino non è più proprietario neanche del seme che raccoglie, anche se hanno fatto del tutto per non farglielo capire. Un po’ come noi tutti che non siamo più proprietari neanche della nostra mente.
Contro tutto questo non possiamo fare nulla, semplicemente perché, anche se ci accade attorno, ci sfugge come il gatto randagio. Le schifezze che stanno immettendo in atmosfera, le bufale colossali sul riscaldamento globale, che sarebbe dovuto agli “effluvi” della vacche (?), l’invasione programmata per l’annichilimento della civiltà, l’azzeramento della nostra cultura e di tutti i princìpi morali, la parità di genere, l’evoluzione “maschilista” delle donne, la delirante deriva della piovra burocratica e di controllo, il lento ma inesorabile cammino verso la religione universale, si programmano in una terra di mezzo, inaccessibile pure ai governi, tra il nostro mondo e l’Inferno; avvengono oltre la storia, una metastoria insondabile ed oscura che si sta incuneando nella nostra storia di uomini creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Solo Nostro Signore può intervenire, ma prima deve avvenire una gigantesca purificazione. Nel sito dove si presume sorgesse Sodoma sono stati trovati pezzi di un tipo particolare di zolfo cristallino, non presente in altri luoghi della Terra. Personalmente ho un solo dubbio, se si tratterà di un grosso asteroide o dell’esplosione del nucleo terrestre.

 

 

 

 


sabato 4 luglio 2026

LA CHIESA DI CAMPAGNA

 


In questa chiesa dei Sacri Cuori di Fermo, non lontano dalla mia abitazione, qualche giorno fa, vi è stata una profanazione e relativo sacrilegio con furto di ostie consacrate.
Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione, consolidata qualche decennio fa ma iniziata con la cosiddetta “prima rivoluzione industriale”. “Vi abbiamo arricchito il corpo ma vi abbiamo salassato l’anima !”.

  

Dai mattoni di questa chiesa rurale, ora profanata, ancora in aperta campagna, anche se non più la campagna plasmata dalla fatica umana per almeno due millenni, traspare la storia fatta di antica liturgia, devozione, pietà di popolo umile, sottomesso a Dio, di donne velate e genuflesse, di uomini bruciati dal sole, asciutti e piegati. Passando a piedi lungo la strada bianca si poteva incontrare il parroco, in talare lisa e tricorno, mentre recitava il breviario passeggiando sotto i grandi pini sulla terra polverosa, con uno sguardo verso l’ingresso della chiesa; si poteva entrare e inginocchiarsi davanti a quel lumicino rosso accanto al tabernacolo dell’altare di pietra, quello vero, ricoperto da una tovaglia bianca di pizzo, dopo essersi aspersi la mano alla pesante acquasantiera di marmo incavato; si poteva chiedere di confessarsi al confessionale di legno intarsiato dietro alla grata di rame forato mentre il sacerdote indossava la stola prima di entrare; si potevano udire le grida lontane dei bambini del catechismo mentre giocavano con una palla di cuoio sgualcito sul terreno di terra battuta dietro alla chiesa; si potevano vedere le donne e gli uomini mentre si recavano a messa, di mattino presto, prima di andare nei campi, lasciando le scarpe infangate sotto il pino mentre indossavano quelle pulite portate per mano da casa; si poteva avvertire l’«introibo ad altare Dei» del sacerdote mentre saliva i gradini dell’altare ricoperti dal tappeto rosso, con indosso la pianeta verde, osservato dal chierichetto mattiniero con la cotta bianca sulla tunica nera; si potevano udire le campane intonare il Vespro mentre i contadini si radunavano per tornare nelle loro case sulla strada di terra battuta; si poteva scorgere il contadino mentre, lasciato il carro sotto l’ombra dei pini, entrava in chiesa per un fugace saluto; si potevano incontrare donne anziane, decorose e vere, mentre si recavano in chiesa ad offrire a Dio i propri malanni; si poteva avvertire l’alito leggero dello Spirito nelle frequenti processioni e rogazioni durante l’anno mentre la pietà popolare, ancora intatta, intonava i canti Mariani; ci si poteva sentire a casa propria, nell’unico vero ritrovo della comunità, a scaldarsi davanti al focolare custodito con amore dalla padrona di casa, la Vergine Maria; ci si poteva sentire “accolti” nella comunità della Chiesa di sempre, con la certezza che mai e poi mai nessuno avrebbe potuto stravolgere la verità sacrosanta, immutabile, sicura, consolante, eterna, di una vita la cui provvisorietà era nell’ordine delle cose, degli affetti, degli eventi improvvisi, dentro alla quale ognuno aveva ben chiara la propria piccolezza davanti a Dio.

 

 
CONTRORIVOLUZIONE
La signora Veronica Cireneo, che gestisce il sito "Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo", ha pubblicato questo mio testo, prendendolo dal blog di Marco Tosatti, dopo averlo "opprtunamente" modificato.
Come altri curatori di siti internet, che hanno l'abitudine di cambiare quello che a loro non piace, la suddetta Veronica ha pensato bene di modificare la forma dello scritto sostituendo il punto e virgola che separa i vari capoversi con il punto e con l'accapo. Ora c'è un motivo per il quale uso scrivere di seguito vari pensieri ed è per dare una continuità al testo che possa riflettere un ricordo che, essendo vivo, risulta unitario.
Per quanto riguarda l'integrità del testo, sono state omesse o modificate parole, come la prof. sul compito in classe di Italiano, ma, in particolare, c'è una omissione molto significativa di un certo ambiente che si ritiene l'Eletto di Dio.
Il mio testo dice:
"Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione..."
La frase riportata sul loro sito:
"Tutto quello che dirò (...) è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa (...).."
Certo, per i "conservatori", che hanno il proposito di "conservarla", la rivoluzione è inviolabile, è più "sacra" del "sacro" che pensano di difendere, è la vera "rivelazione", la "nuova pentecoste", come il papa, qualche giorno fa ha ribadito, elogiando la liberté, egalité, fraternité, della rivoluzione americana del 1783.


https://www.alleatieucarestiaevangelo.it/2026/07/cera-una-volta-una-chiesa-di-campagna.html



 


lunedì 22 giugno 2026

L’ACCADEMIA DELLA GEOMETRIA EUCLIDEA


La Geometria Euclidea, con la quale conviviamo quotidianamente, è una costruzione logico-deduttiva, matematicamente perfetta, basata su 5 postulati fondamentali, non dimostrabili. Il primo postulato, ad esempio, dice: “per due punti passa una ed una sola retta”. Tutti i teoremi, tutti i corollari e le infinite dimostrazioni derivano da questo sistema inconfutabile.
I POSTULATI non possono essere modificati perché sono frutto del Pensiero di Dio, sono pensiero di pensiero, direbbero i filosofi antichi. Se anche uno soltanto di questi postulati venisse ridefinito e addirittura rovesciato, si andrebbe a costituire UN’ALTRA GEOMETRIA.
Intorno alla metà dell’800, Bernhard Riemann sviluppò una geometria non Euclidea, semplicemente negando il quinto postulato: “per un punto esterno ad una retta non può essere tracciata alcuna retta parallela alla retta data”. Questo è possibile, basta che i teoremi che nascono dai nuovi postulati siano perfettamente coerenti in senso matematico. Questa geometria, che curva lo spazio, è servita ad Einstein per elaborare la sua grande Teoria della Relatività Generale. Si tratta di un’altra geometria, la Geometria Ellittica.
Ora però, da qualche decennio, sta accadendo qualcosa di inverosimile all’Accademia. I posti chiave sono stati occupati da matematici fraudolenti che non solo hanno modificato, rovesciandoli, tutti i postulati, ma hanno falsificato lo sviluppo dei teoremi per dare l’illusione che le nuove deduzioni appartengano alla medesima Geometria Euclidea.
Quello che sta avvenendo all’Accademia è qualcosa che l’uomo non può aver concepito da solo.

 

 

 

mercoledì 27 maggio 2026

CAMPO DI GRANO

 


Solo le tracce delle ruote del trattore si vedono in questo campo di grano, immacolato, verde intenso, grazie a dosi massicce di concime (petrolio), senza quei puntini rossi fastidiosi dei papaveri e quelle macchie di erba infestante, eliminati completamente da diserbante a go go (petrolio); steli puliti senza macchie di muffa o di parassiti (petrolio); spighe folte e diritte (OGM), non come il grano di una volta che rendeva tre volte di meno e si accosciava; file regolari che rivelano un’aratura uniforme del terreno (petrolio), in attesa di essere mietute e battute (petrolio) per poi ottenere quella meravigliosa farina, bianca come il mulino bianco (petrolio), pronta per la trasformazione (petrolio) in pasta, pane, dolci, pizza, biscotti.

Tu voi mette la fatica de na ‘ota ? dové rotà li quinti de lu campu co lo foraggio e l’erba medica, rrizzasse a le quattro de matina pe’ stramà le hacche, pulije la stalla de lo letame che po’ tucchìa a spaggne iò li campi. E pòòò’?... lo mete e lo vatte, le sudate co lo callo da la matina presto, spettanno che rrivìa lu fratì pe’ fa’ colaziò. Lo sudà pe' rcoie le cove e portalle a fa la serra pé lo vatte !

Non ho fatto nulla di tutto ciò, quindi parlo senza averlo provato… ma l’ho vissuto da bambino dai miei nonni. Ho il massimo rispetto per questi uomini e donne che hanno lavorato una vita intera per un sacrificio certamente ricompensato perché rispetta in pieno l'ammonimento di Dio ad Adamo.
Mi diceva un uomo molto anziano che andava a battere il grano con la sua trebbia, negli anni trenta:
«la fatica era tanta ma si cantava fino a sera, si mangiava e si ballava e tutti eravamo felici. Adesso sono tutti “incazzati”».



UOMO VECCHIO, DONNA VECCHIA


Romani 6,5-6
«5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato».
San Paolo non ha avuto bisogno di puntualizzare, scrivendo “il nostro uomo vecchio, la nostra donna vecchia” perché a quell’epoca non c’erano i vincoli coercitivi del “politically correct”, non era ancora arrivata, nella società e nella Chiesa nascente la rivoluzione.

Il prete del Santuario della Madonna del Pianto di Fermo, ieri:
dobbiamo far morire l’uomo vecchio…. la donna vecchia…”.

La parola “uomo” in San Paolo ha un valore elevato, designa una “categoria” di livello intermedio, tra il divino e il terreno, modello sostanziale di tutti gli uomini e le donne di ogni tempo, di tutte le razze, tutte le culture.
Usare invece la parola “uomo” assieme alla sua affine “donna”, vuol dire scendere di livello, passare dall’universale al particolare, dalla gravità alla vanità, dal rigoroso al ridicolo, dallo spirito al corpo. Perfettamente in linea con tutto il contesto.




mercoledì 13 maggio 2026

MUSERUOLA INFINITA

 


Queste sono alcune immagini, di presentazione, che ho preso ora, dal sito CIMP Cap (Conferenza Italiana Ministri Provinciali Cappuccini). Evidentemente lo considerano un atto di merito... merito davanti a chi ?
E pensare che San Francesco li abbracciava i lebbrosi...  Inquietante !






sabato 9 maggio 2026

NON PREVALEBUNT

 

Un anno fa, dopo circa dieci giorni dall’elezione, scrivevo questo:

https://t.me/claudiogazzoli_fragmenta/1865

Dopo un anno TUTTO CONFERMATO ovviamente.

Non ci casco, non mi faccio incantare dalle paroline suadenti, dai modi educati, dai paramenti apparentemente normali, dalle omelie apparentemente in linea con la dottrina di sempre.

Sono convinto che c’è una SOLA STRADA per la Chiesa Cattolica Romana (per quello che ne è rimasto…),

RITORNARE IN TUTTO ALLA CHIESA DI 170 ANNI FA

nella Dottrina, nella Liturgia, nella vita degli Ordini Religiosi, nella condotta dei sacerdoti, nella gestione delle parrocchie, nella TOTALE INDIPENDENZA DALLO STATO (meglio una chiesa diroccata che una chiesa “ristrutturata” con i soldi di organizzazioni laiche o dello Stato,…. vedi Santuario della Madonna dell’Ambro, perché per avere devi poi cedere…). E tutto questo a QUALUNQUE COSTO, anche a costo della persecuzione più feroce sia esterna che interna.

Nel 1871, a ridosso dell’assalto e della presa di Roma da parte dei “conquistatori” piemontesi e non solo… il governo Lanza propose a papa Pio IX la “legge delle GUARANTIGE”, che si proponeva di “regolarizzare” i rapporti tra Stato e Chiesa. In pratica si trattava di restituire la millesima parte di quello che era stato barbaramente confiscato a patto che la Chiesa si sottoponesse alle regole da loro fissate. Papa Pio IX si oppose fermamente, definendo la legge un "mostruoso prodotto della giurisprudenza rivoluzionaria". Lo Stato rispose sopprimendo le facoltà di Teologia di tutte le università italiane e imponendo che i seminari fossero sottoposti a controllo statale.

Nel 1864 papa Pio IX pubblicò l’Enciclica QUANTA CURA, testo fondamentale per capire la persecuzione che, allora come ora, veniva consumata nei confronti della Chiesa di sempre. Riporto solo un brano, che mi sembra significativo e molto, molto attuale:

«Pertanto non cessano mai con modi totalmente nefandi di vessare l’uno e l’altro Clero da cui, come viene splendidamente attestato dai certissimi monumenti della storia, tanti grandi vantaggi derivarono alla cristiana, civile e letteraria repubblica; e vanno dicendo che “il Clero, come nemico del vero ed utile progresso della scienza e della civiltà, deve essere rimosso da ogni ingerenza ed ufficio nella istruzione e nella educazione dei giovani”».

In appendice all’enciclica Quanta Cura si trova il SILLABO, l’ELENCO DEGLI ERRORI DELL’ETA’ NOSTRA…. Al numero 80 di questo elenco:

LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.

La Chiesa non è un’azienda, soggetta alle leggi del mercato e quindi del marketting..., non è un’associazione confacente all’evoluzione del costume, è una Istituzione Soprannaturale, fondata da Gesù Cristo, che è Dio. E Dio non si evolve, non muta, non si adegua; per DEFINIZIONE, perché DIO E’, non DIVIENE.

Questo è il mio pensiero che non sono disposto a cambiare neanche di un micron.


Su questo blog avevo pubblicato questo, il giorno dopo l'elezione:
fragmenta di claudio gazzoli: PAPA LEONE XIV, le mie personalissime valutazioni

e questo:

fragmenta di claudio gazzoli: NORMALIZZAZIONE







lunedì 4 maggio 2026

HANNO CAPOVOLTO IL MONDO


Quando si capovolge una grossa scatola, tutti gli oggetti che sono dentro vengono ribaltati.
Il mondo in cui sono nato, quello paesano, provinciale, in senso buono, dantesco, ancora per molti caratteri autentico, non esiste più. Ora viviamo in un mondo alla rovescia dove tutto è rovesciato, i princìpi, gli ideali, la giustizia, la religione, lo stato, l’arte, le relazioni, l'amore..., la nostra individuale e sociale antropologia.
Ma la prima sostanza ad essere rovesciata è la VERITÀ. E sappiamo che cos'è il rovescio della verità.
Ho imparato, a mie spese, a tentare di rimanere dritto in una scatola capovolta.

 

 

 

 

domenica 5 aprile 2026

PASQUA

 


Questo evento portentoso, unico nella Storia, che donne umili e fedeli hanno avuto il privilegio di riconoscere per prime, ci dona la certezza che “loro” non prevarranno !
Santa Pasqua ai lettori di questo piccolo spazio !





mercoledì 25 marzo 2026

LORO LA CHIAMANO “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

 

Riesce a fare calcoli ad una velocità miliardi di volte di quella del cervello umano. Ma non è che il cervello sia inferiore, anzi… Nessuno sa con precisione come esso lavori, sicuramente non in un sistema binario, alla base del codice chiamato impropriamente, falsamente, ma strumentalmente, Intelligenza Artificiale. La quale non è altro che un programma in grado di svolgere ricerche, calcoli ed elaborati in modo enormemente più efficiente. Anche se il “loro” scopo è quello di accreditare la favola che si tratta di una evoluzione delle capacità del cervello umano, in realtà non è affatto così. Semplicemente Dio ha creato la mente umana non per fare calcoli complessi e velocissimi, come determinare la traiettoria ottimale per intercettare un missile o guidare un satellite o consultare tutte le pubblicazioni del mondo in una frazione di secondo. No, Dio ha creato la mente umana per risolvere situazioni semplici ma essenziali, per rapportarsi con la natura circostante, valutare il momento opportuno per seminare, guidare l’aratro, fabbricare un mobile, dipingere l’annunciazione di Beato Angelico, erigere la cattedrale di Orvieto. La AI fa semplicemente niente di più di quello che è stato già fatto, scoperto, scritto, pubblicato, ma lo fa ad una velocità strabiliante.
Non bisogna poi dimenticare un fatto che ritengo fondamentale. Le enormi capacità computazionali di queste tecniche, tutta la presente tecnologia, dal high tech, all’uso ormai diventato irrinunciabile delle “app”, è possibile grazie alla enorme velocità della luce che in un secondo percorre la distanza dalla Terra alla Luna ed in una frazione di secondo arriva a tutti i server del mondo per trovare i “bit” funzionali alla ricerca.
Occorre ricordare che la LUCE è un’entità fisica unica nell’universo e la sua velocità è una “invariante”, l’unica velocità che non muta al cambiare del sistema di riferimento. Sistema Tolemaico o Copernicano non sono sistemi ASSOLUTI. La luce è una materia ASSOLUTA. È Dio che l’ha creata così. Proprio la “luce” con la quale Dio ha voluto manifestarsi: “Era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo” Gv 1,9. Ora noi, dimentichi ed ingrati, non la guardiamo per questo dono, come avveniva nel Medioevo quando, nelle meravigliose cattedrali, la luce filtrava attraverso i vetri colorati delle finestre per rischiarare, mirabilmente, la casa di Dio ed illuminare l’anima dell’uomo umile, perché sottomesso, e donargli la percezione del soprannaturale. Ora invece la utilizziamo per frazionare la “creazione” e ricomporla a nostro piacimento, perché così non ci piace, non è “inclusiva”, perché Dio ha sbagliato e invece noi, figli della rivoluzione, siamo meglio di Lui; quindi ora siamo noi che meritiamo di essere “illuminati” dai potenti riflettori a led che hanno installato nelle chiese.
La frammentazione della “informazione”, qualunque essa sia, fotografie, video, testi, comporta, almeno in questa fase del processo, una completa disaggregazione dei contenuti dell’informazione stessa, che, per forza di cose, per motivi che potrebbero dirsi ontologici, sono analogici, analoghi cioè alla realtà. Intendo dire che continuano ad esserci ma in una enorme tabella matematica digitale ovviamente irriconoscibile. Se avessimo la possibilità di osservarla, vedremmo una coda quasi infinita di due diversi stati elettrici della materia, convenzionalmente indicati con 0 e 1. Vedremmo un mondo piatto, desolato, monotono, incomprensibile. La sua ricostituzione in forme a noi percepibili può avvenire in una miriade di modi diversi che non è detto siano perfettamente equivalenti agli originali. Può essere introdotta, sostituita, evitata una parte o tutta la verità, chiaramente presente nell’originale.
Si può dire che l’invenzione della tecnica digitale, che ha consentito tutto quello che stiamo vivendo dai missili teleguidati fino, appunto, alla AI, abbia avuto un percorso analogo all’evoluzione della cultura, del pensiero, cioè frammentazione, dissipazione della verità, e poi la sua successiva, arbitraria ricomposizione. Paradigmatico di tutto questo è l’evoluzione dell’arte, a partire dalla fine dell’ottocento. Se si prende uno dei meravigliosi quadri dell’arte italiana di qualche decennio prima dell’invenzione del “bit” e lo si confronta con una tela di Pollock, si ha l’evidenza del passaggio da una rappresentazione della realtà nobilitata dalla sensibilità dell’artista ad una cancellazione totale dell’oggettività, anzi alla sua completa frantumazione.
Tutto come programmato, come rivela il motto della Massoneria (il maiuscolo solo perché è un nome proprio) “Solve et Coagula”, SCIOGLI E RICOMPONI. Appunto, prima sciogliere, distruggere, sterminare, cancellare, con la rivoluzione, poi ricomporre, dando forma con l’informe, coesione con la frode, fine con l’effimero. Ma questo, se intendiamo il rinnovamento integrale della morale e quindi della società, lo hanno già ottenuto, con una campagna a tappeto di canalizzazione delle informazioni e delle idee durata almeno tre secoli. Ora però la tecnica scopre nuovi orizzonti, fino a poco tempo fa impensabili. Il "digitale" da a loro la possibilità di indirizzare i cervelli, di togliere ogni residuo di pensiero autonomo con la cessione del "pensare" alla macchina, con in più l'illusione di poter cogliere il tutto, di essere, come il serpente antico promise ad Adamo, come Dio, anzi di prenderne il posto. Fiumi di bit fluiranno sempre di più nelle nostre menti e, inconsapevolmente, lentamente, ci riformatteranno, ma questo, aimè, sta già avvenendo.
Diversi anni fa rimasi sorpreso dalla lettura di un libro di Conrad Lorentz, premio Nobel per la medicina, “Il declino dell’uomo” e nessun altro scritto mi ha poi colpito come quello. Vi si legge:
«…non possiamo prevedere fino a quando il complesso dei geni dell’uomo attuale, per quanto numerosi siano i geni, riuscirà a resistere a una PRESSIONE SELETTIVA che accorda la sua preferenza, in modo particolarmente PRESSANTE, ai caratteri della SOTTOMISSIONE ACRITICA e della ARRENDEVOLEZZA ALL’INDOTTRINAMENTO».
Ecco, ora la “pressione selettiva” ha uno strumento ultra-pressante.
Ci sono ormai situazioni, ogni giorno, in cui senza rendercene conto, ne veniamo coinvolti. Ma, quando ci viene proposto e la riconosciamo, dobbiamo eluderla, anche se questo ci costerà più fatica per ricercare, catalogare, sintetizzare.
Di una cosa possiamo essere certi, il Paradiso non è un luogo digitale; saremo, se lo avremmo meritato, in comunione analogica con Dio.

Claudio Gazzoli




Pubblicato sul blog di Marco Tosatti:
L’Intelligenza Artificiale, Figlia della Luce, Materia Assoluta dell’Universo (di Dio…). Claudio Gazzoli. - STILUM CURIAE

venerdì 20 marzo 2026

SENZA VIA D'USCITA


Questo rito è stato “celebrato” a San paolo del Brasile nel 1995. Prevost era missionario (si fa per dire..) in Perù, ma evidentemente svolgeva la sua “evangelizzazione" (teologia della liberazione, lotta di classe, marx e compagni…) in tutta l’America Latina.
Le prime due foto sono state scattate, da due macchine fotografiche diverse, a distanza di qualche decina di secondi l’una dall’altra. Prevost fa le letture (non credo tratte dal Lezionario...) nella prima foto, poi si accinge a “prostrarsi” come tutti gli altri, nella seconda. La terza è una foto di gruppo che riunisce tutti i partecipanti a questa porcata di chiara ispirazione diabolica.
A me, quello che più sorprende e avvilisce non è tanto la presenza del futuro papa, uomo di cultura, con una laurea in matematica, palesemente non credente, o meglio non credente nel Dio del Credo, nell’unico Dio della nostra fede, inzuppato fino al midollo di ideologia marxista, tale e quale a B.
Quello che più mi sconcerta è la presenza di almeno sei suore, presumo dello stesso ordine religioso di Prevost. Le cose sono due, o si sono fatte qualche litro di una bevanda a base di coca, visto che da quelle parti è piuttosto comune, oppure questa è l’ennesima dimostrazione del baratro in cui sono caduti gli ordini religiosi, con un percorso formativo in cui gli aspetti dottrinali sono completamente assenti.
Avevo cinque anni quando ho dovuto imparare a memoria le risposte alle domande del Catechismo di San Pio X. Ebbene, quella roba là l’avrei considerata indubbiamente peccato mortale.
Per quanto riguarda una presunta “conversione” di Prevost, avvenuta negli ultimi trent’anni, c’è la prova fattuale della sua infondatezza, in quanto Prevost, che ha certamente conosciuto l’introduzione della pachamama in Vaticano nell’ottobre 2019, non ha fatto nulla, una volta eletto, per prendere le distanze da quella incredibile profanazione, anzi decine di volte si è richiamato al “suo amatissimo predecessore”.