FRAGMENTA di Claudio Gazzoli ------- «….Di fronte a tanta vergogna un solo rimedio penso ci possa essere, che i capaci e gli onesti scendano alla tutela dello Stato e delle sue leggi» Cicerone, processo contro Verre. -------- Stiamo svendendo il nostro paese alle potenze del male, alleate di traditori maldestri e tracotanti, in una utopia senza Dio, sotto il patrocinio del principe delle tenebre. Possiamo fare da soli, in un nuovo Rinascimento, con DIO AL CENTRO.
martedì 3 marzo 2026
FAVOREGGIAMENTO DEL MALE ASSOLUTO (sfamare gli orchi)
domenica 22 febbraio 2026
GIUDIZIO E PREGIUDIZIO
«…la Chiesa prima giudicava…. basta con i giudizi e i pregiudizi ! L’importante è fare comunità, sentirsi tutti fratelli…»
Mi sono sentito un estraneo, almeno durante quegli interminabili minuti in cui è durata questa penosa omelia; come un intruso dentro ad una specie di setta, dove un improbabile e sgraziato santone di turno rassicura, esorta sui precetti di una strana religione, che usa gli stessi simboli, ma capovolge totalmente la verità.
Ho sentito un fetore di morte, come quello che si poteva avvertire, in un caldo pomeriggio d’agosto, nei cimiteri di una volta, quando alcuni cadaveri venivano sepolti direttamente a terra.
Ho visto svolazzare le nostre anime ingiuriate, raggirate, disorientate, sfigurate, come tanti pipistrelli impauriti, punzecchiati dai corvi neri come la pece, in questa latomia spaventosa a cui hanno ridotto la nostra Chiesa.
sabato 14 febbraio 2026
CRONACHE DA UN MONDO CAPOVOLTO (anche quando sembra dritto)
Un'abbastanza nota associazione di ispirazione religiosa "non allineata", ha indetto una raccolta di firme, in rete, per "convincere" la madre badessa del monastero benedettino di Rosano (uno dei pochi monasteri non in crisi di vocazioni, con circa 35 monache) di mandare alcune monache al monastero benedettino di San Michele a Mazara Del Vallo che rischia di chiudere per l'età avanzata delle poche monache rimaste.
A me è sembrato quantomeno inopportuno e sintomatico dei tempi di totale caos che stiamo vivendo. Pertanto ho inviato un commento al blog (Stlum Curiae) nel quale era stata pubblicata questa richiesta. Il commento, sotto riportato, come mi aspettavo, non è stato pubblicato:
«Chiedere, con una raccolta di firme, che non venga chiuso il monastero di San Michele, è comprensibile, ma proporre addirittura la soluzione, a me sembra una forzatura al di là delle righe, non pertinente. Certo che il monastero di Rosano, uno dei pochi a non subire il tracollo delle vocazioni, è stato rifondato grazie a Madre Ildegarde Cabitza, che con coraggio e abnegazione lo ha letteralmente ricostruito dopo i danni dovuti ai bombardamenti del 1944-45. A premio di questa dedizione vi fu un evento miracoloso nel 1948, quando la Statua del Sacro Cuore di Gesù ebbe ripetute lacrimazioni. Se possiamo discutere sui motivi per i quali Rosano e pochi altri monasteri risultano così privilegiati, non possiamo neanche immaginarne le ragioni soprannaturali.
Dalle mie parti, nelle Marche, in un raggio di trenta chilometri diversi monasteri hanno chiuso i battenti ed i pochi rimasti stanno per chiudere a causa dell’età avanzata delle poche monache rimaste. La pratica di far arrivare monache da varie parti del mondo, soprattutto Filippine ed Africa, è molto diffusa, ma questo fa parte di scelte che non sta a noi suggerire e che, comunque, possiamo considerare tipiche di questo periodo di decadenza, opportunistiche, logistiche, non certamente orientate alla “miglior gloria di Dio”. Allora che cosa facciamo per arginare la inevitabile chiusura di tanti monasteri ? Prendiamo quei pochi che funzionano, li spopoliamo, e andiamo a fare numero su tutti gli altri ? Non è così che funziona.
Mi risulta che monasteri come quello di Rosano hanno fatto, in passato, rifondazioni di monasteri anche all’estero; sono decisioni sicuramente ispirate, non certamente motivate da ragioni populiste. Ogni monastero ancora vivo ha i suoi “carismi” che non possono essere diluiti o confusi con realtà completamente diverse, pur appartenendo allo stesso ordine religioso, come ci è capitato di constatare in questi ultimi anni. Rifondare un monastero chiuso è un conto, inviare monache a ripopolare un monastero, per mantenere il numero minimo di monache come richiesto dai nuovi regolamenti, dissimula un criterio “politico”, unicamente terreno.
Il fatto è che siamo tutti contagiati, chi più chi meno, dal virus del democratismo, della “volontà popolare”, del “furor di popolo”, della "sinodalità"… e quindi della rivoluzione.».
mercoledì 28 gennaio 2026
CHI COMANDA DAVVERO NELLA CHIESA ? Visibile, ovviamente.
Per
deformazione professionale sono abituato a giudicare gli eventi e le
circostanze in base ai modelli che abitualmente applico nel mio lavoro. In base
ad essi cercherò di dare una valutazione di quello che sta avvenendo, ahimé,
nella Chiesa, nella sua forma visibile.
PROGETTAZIONE
e SVILUPPO sono due termini fondamentali per descrivere qualunque attività
umana che abbia finalità di concretizzazione di un’idea e della sua successiva
diffusione, non necessariamente di tipo economico o commerciale. Questa
espressione, composta da due termini, è utilizzata, tanto per fare un esempio
autorevole, trentacinque volte dalla più
importante norma tecnica internazionale nel campo delle forniture aereospaziali
e militari (ISO 9100). Mentre i due termini che la compongono non sono mai
utilizzati da soli.
Il
legame inoltre è temporale, quasi di causa-effetto: lo sviluppo è successivo
alla progettazione, ne costituisce l'effetto.
Può
esistere lo SVILUPPO senza la PROGETTAZIONE ? direi di NO, proprio perché non
può esserci un effetto senza una causa.
Esempio:
"germinazione e crescita" (riferito ad un albero): mentre può esserci
la germinazione senza la crescita, non può esserci la crescita senza
germinazione.
Per
farla breve, per PROGETTAZIONE si intende il processo creativo di ideazione del
proposito che poi deve essere concretizzato. Tale attività è fortemente
condizionata dalle finalità che si propone l’organizzazione, dalla sua
strategia, da quello che si chiama core business. Per questo motivo la
progettazione viene indirizzata dall’Alta Direzione.
Per
SVILUPPO si intendono tutte quelle modalità che occorre mettere in atto per
raggiungere il risultato finale, in termini di prodotto o, più in generale, di
mutamenti che si intendono apportare ad un sistema complesso. Nel campo
industriale lo sviluppo di un prodotto consiste nella realizzazione del
prototipo, nella sua ingegnerizzazione e successiva, fino ad arrivare al
mercato finale. Tale attività è pertanto CONSEGUENTE alla progettazione, si
pone ad un LIVELLO INFERIORE, più pratico e meno creativo.
Ora
veniamo a noi. Ci sono due eventi che mi hanno particolarmente colpito negli
ultimi giorni. Il primo riguarda l’omelia del Papa del 25 gennaio per la
solennità della conversione di san Paolo Apostolo, di cui riporto uno stralcio,
evidenziando alcune particolarità, come peraltro hanno già fatto altri
commentatori:
«Il
mio amato predecessore, Papa Francesco, ha osservato che il cammino sinodale della Chiesa cattolica «è e deve essere ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale» (Discorso a S.S. Mar Awa III, 19
novembre 2022). Ciò si è riflesso nelle due Assemblee del Sinodo dei Vescovi del 2023 e del 2024,
caratterizzate da un profondo zelo ecumenico e arricchite dalla partecipazione di
numerosi delegati fraterni. Credo che questa sia una strada per crescere
insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali. Mentre guardiamo al 2000° anniversario
della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù nel 2033, impegniamoci a
sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali
ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che
siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo (cfr Per una Chiesa sinodale, 137-138)».
Sorvolando sul "mio amato predecessore", su otto righe, i termini “ecumenico” e “sinodo” compaiono dieci volte. La tecnica della ripetizione, che funziona molto bene con i bambini, per far memorizzare le parole ma, soprattutto, far assimilare il loro contenuto. Un circolo vizioso senza sbocco, un turbine autoreferenziale, ossessivo, quasi delirante, autistico.
Il secondo evento riguarda l’omelia (?) che il cardinale Parolin, segretario di stato, ha tenuto a Copenaghen nella cattedrale luterana (sich!) lo stesso giorno dell’omelia del Papa sopra riportata. Cito alcuni brani dal sito Vatican News:
Riferendosi
alla Lettera di San Paolo agli Efesini, da cui è tratto il tema della Settimana
di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il segretario di Stato ricorda che l'unità
nella Chiesa non è uniformità, ma va considerata "comunione viva nella
diversità". E osserva che "l'unità non nasce da ciò che
produciamo; è un dono dello Spirito", per cui "cattolici e
luterani - spiega - possono già riconoscersi come membri dello stesso
Corpo di Cristo, nonostante le differenze storiche e liturgiche".
«La Chiesa resta credibile non grazie al potere, ai numeri o alle strategie, ma quando la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà».
la salute della Chiesa si misura non da numeri o successi ma dalla capacità di «camminare con Cristo e di restargli vicini».
lo
Spirito Santo non elimina le differenze, ma le armonizza.
Il
cardinale, richiamandosi alla Lettera agli Efesini, ha offerto una riflessione
raffinata sull’essenza dell’unità. Questa, ha chiarito, non è la grigia uniformità di un pensiero
unico, ma una comunione viva e pulsante che proprio nella diversità trova la
sua ricchezza. Un dono gratuito dello
Spirito, non un prodotto delle nostre fatiche.
Anche qui non intendo entrare nel merito delle singole affermazioni, commentatori molto più preparati di me lo hanno già fatto.
Un
solo appunto tra i tanti che mi passano per la mente, dopo i fatti scandalosi
dei giorni scorsi avvenuti in una delle chiese più prestigiose della
cristianità, pure i soldatacci e i farisei camminavano vicino a Cristo sul
percorso impervio per il Calvario. Annoto soltanto, in particolare, “la fede
diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di
liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono
cammini di vera libertà”, affermazione che
costituisce la sintesi, pur debolmente dissimulata, del PROGETTO di
RELIGIONE UNICA, la prima fase ovviamente verso la religione unica mondiale.
Il cardinale parla di CATEGORIE, il papa propone METODI.
Questo
PROGETTO prevede, come sopra evidenziato, lo SVILUPPO, ai fini della definitiva
attuazione. L’omelia del Papa, pronunciata nello stesso giorno, presenta
proprio lo SVILUPPO del PROGETTO illustrato dal cardinale Parolin. In queste
otto righe sono presentati gli STRUMENTI per realizzare il PROGETTO,
esplicitando le modalità: il cammino sinodale deve essere ecumenico, il cammino
ecumenico deve essere sinodale, la necessità della comunicazione reciproca, la
reciproca conoscenza.
Se devo realizzare il progetto di un campo da calcio, prevederò a “spianare” il terreno, conoscerne la composizione, eliminare tutte le sporgenze, colmare le lacune, livellare le pendenze, togliere le pietre d’inciampo, rullare le ultime asperità.
Il cardinale annuncia il PROGETTO, il papa espone lo SVILUPPO.
Allora
mi sorge spontanea una domanda: chi comanda davvero nella Chiesa ?
Per
noi il PROGETTO, quello della SALVEZZA ETERNA, non della pace, dei “boveri”,
della “giustizia sociale”, della parità dei
diritti, della Religione Unica Mondiale, appartiene esclusivamente a
Nostro Signore Gesù Cristo; lo SVILUPPO è compito della Chiesa Cattolica Romana
nella sua veste pre-rivoluzionaria.
lunedì 26 gennaio 2026
UNA SCONCERTANTE CONTRADDIZIONE
«Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, come segno di contraddizione ! Anche a te una spada trapasserà l’anima» (Luca 2,34-35)
Ora la “chiesa militante”, attua una “contraddizione” di segno opposto a quella di Gesù; e si sa che la negazione di una negazione riporta tutto allo stato originario. Credo che un unico coraggioso sacerdote (che non è il caso di nominare...) abbia letto il canone 1184 del Codice di Diritto Canonico per indicare la evidente contraddizione di una “chiesa” che contraddice sé stessa, la sua stessa legge.
Lo SCANDALO dato a Roma addirittura nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, una delle chiese più prestigiose al mondo, la chiesa costruita sulle rovine delle grandiose terme di Diocleziano su disegno di Michelangelo (mi immagino Maria e gli angeli come avranno accolto...) per la sua rilevanza mediatica mondiale, costituisce la certificazione dell’avvenuta consegna a Lucifero delle chiavi strappate a Pietro. E, ovviamente, nessuno farà nulla perché è questo che vogliono, dal papero in giù. Sarebbe interessante sapere quanto hanno pagato per avere quella chiesa, visto che lo sterco si paga con lo sterco.
Proprio durante la messa di ieri mattina, terza domenica post-epifania, ho dovuto ascoltare (questa volta mi ha preso di sorpresa, di solito mi turo bene le orecchie cercando di fare rumore per non ascoltare le “preghiere dei fedeli”) la prima preghiera:
«Per le Chiese, perché attuando il Vangelo di Cristo cerchino di superare le divergenze ancora esistenti e procedano verso la piena concordia, cosi che il mondo creda».
Qualche istante prima si recita, nel Credo: «Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica». Appunto, quale gigantesca contraddizione tra la preghiera del Credo, che costituisce una forma di giuramento e poi, subito dopo, in cui si prega per “le chiese”, perché ormai la Chiesa di Roma, voluta da Nostro Signore che vi ha inviato Pietro, non è altro che una tra le tante scimmie eretiche e blasfeme sparse per il mondo, che veste i panni sfarzosi della sua prodigiosa storia, per imbrattarsi “qual porco rotolante in nigro limo” !
mercoledì 31 dicembre 2025
L'ANNO CHE VERRÁ
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce
Anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno
E si farà l'amore, ognuno come gli va
Anche i preti potranno sposarsi
Ma soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppo furbi
E i cretini di ogni età
È un brano dal testo di “L’anno che verrà”, una canzone di Lucio Dalla della fine degli anni settanta, che molti ricorderanno. Il testo è dello stesso cantante, che ritengo in buona fede nell’avvertire la direzione che stava prendendo il vento impetuoso di quegli anni. Ora quella “trasformazione” è arrivata, come previsto dalla televisione.
In questo albergo a sei stelle, accudito e coccolato, cerco di starci solo con i miei atomi, non con la mia anima. L’anima è come un campo che ognuno, come il contadino, è chiamato a rendere rigoglioso, dove non servono proprio a nulla gli strumenti della modernità, ma solo utensili speciali formati con le proprie mani.
Auguro a tutti un buon 1026.
No, non è un refuso, vorrei augurare un anno con le stesse speranze di un bravo contadino, sulle terre di un monastero di queste parti, di mille anni fa, sotto il Ducato di Spoleto e papa Giovanni XIX sul soglio di Pietro:
che l’aratro non si danneggi;
che il cavallo da tiro non si ammali;
che le pecore diano tanto latte;
che le galline fetino in abbondanza;
che non arrivi la peste;
che l’acqua del pozzo non scarseggi;
che si raccolga tanto grano;
che non manchi mai il pane sulla mensa dei bambini;
che sant’Antonio protegga tutti gli animali;
che la Vergine Maria ci protegga da questo mondo di tenebre come solo Lei può fare.
mercoledì 24 dicembre 2025
L'ULTIMA PASTORELLA
lunedì 22 dicembre 2025
FRATELLO SOLE SORELLA LUNA
venerdì 19 dicembre 2025
ALTRA RELIGIONE
Angiolo Tommasi, La messa della domenica. Toscana 1890 circa.
Altri tempi, altro mondo, altro popolo, altre aspirazioni, altra devozione, altra messa, altra Chiesa, altra religione.
giovedì 11 dicembre 2025
TRADIZIONE
«L'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono» (Salmo 48)
domenica 7 dicembre 2025
IL VIATICO
Nei nostri paesi e nelle nostre campagne, due secoli fa, quando Dio era ancora al centro delle fatiche umane, l’ostia consacrata che il prete portava, indossando il piviale, al malato che doveva ricevere l’estrema unzione, veniva accompagnata da una piccola processione con tanto di ombrello e lanterne.
Questo quadro di Francesco Gioli, “passa il viatico”, una istantanea della campagna toscana del 1878, che abbiamo ammirato visitando la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, ne coglie la malinconica coralità, il sentimento nobile della pietà popolare che si esprime con l’ultimo saluto della comunità contadina, nel consapevole, assoluto omaggio all’unico, vero Re. Da notare la contrizione delle tre figure in primo piano.
Poi è arrivata, catastrofica, pervadente, dissacrante, fetida, la rivoluzione, nella società e nella Chiesa. Ora, ministre e ministri, in borsa, in auto o in autobus, portano il viatico come la compressa di buscopan.
martedì 11 novembre 2025
DOPPIA PROFANAZIONE
sabato 18 ottobre 2025
L’INTELLIGENZA DELL’ANIMA
Leggo da una lettera pubblicata sul blog di Valli inviata da un ex studente di un collegio cattolico svizzero che, a proposito di un suo compagno, un super genio, il primo della classe, con cui è ancora in contatto, scrive:
«Paolo non ha abbandonato la fede. Si considera sempre cristiano e cattolico e va a messa la domenica. È bergogliano e mi dice che per conto suo San Pietro e il Vaticano potrebbero essere trasformati in musei. Inoltre secondo lui Dio non è una persona. Ciò che conta, dice, è la fratellanza universale. I dogmi? La dottrina? Solo anticaglie, argomenti da storicizzare, roba buona, al più, per studiosi e teologi».
Non basta avere l’intelligenza della mente, anzi quella che comunemente oggi si intende come “intelligenza” non è neanche necessaria. E mi riferisco a qualcosa di simile alla cosiddetta AI, quella che si può “misurare” con uno dei tanti quiz proposti in rete e che spopolano nei test di ingresso alle facoltà universitarie, peraltro assolutamente inutili, quella visiva, acuta, rapida e mnemonica, che serve per prendere il 100 o 110 e lode (ma neanche...). Bisogna invece avere l’intelligenza del cuore, che poi non è altro che l’intelligenza dell’anima. L’intelligenza dell’anima non usa algoritmi, equazioni o dimostrazioni, non ha bisogno di libri, non si misura con i “test di “intelligenza”. L’intelligenza dell’anima è selettiva, rigorosa, categorica, assoluta. Non ti dice “il vaccino è un atto d’amore”, non mette sullo stesso piano un cane e un bambino, non ti seduce con i diletti della modernità, non ti messaggia con “faccia libro”, non relativizza, non soggioga ma rispetta la tua libertà, non illude perché essenziale, non sbaglia perché pura. Essa si alimenta della sorgente infinita del Suo Creatore, che, quando sarà il momento, non ci sottoporrà i quiz del test di ingresso, perché quel “test di ingresso” sarà proprio tutta un’altra cosa.
Occorre riconoscerla, mettersi in ascolto, come sapevano fare le persone umili di tanto tempo fa. Per averla e per mantenerla è necessario innanzitutto ricordarsi di averla l’anima e poi non recidere quella catena che ci lega alle anime dei nostri antenati che, per tremila anni, hanno formato le nostre consuetudini, hanno modellato le nostre terre, la nostra “tradizione”. La “memoria” è l’unico rimedio alla devastazione in atto, che non si ferma mai, avendo come traguardo la cancellazione totale della nostra civiltà greco-romano-cristiana, con la trasformazione delle radici primarie dei nostri luoghi, dei nostri borghi, delle nostre chiese, delle nostre famiglie, delle nostre relazioni. La memoria è l’unica entità che non ci possono strappare, l’unico legame forte con le anime dei nostri antenati, la traccia di quello che siamo stati. Quando vedremo una delle nostre bellissime chiese che non vorranno demolire, perché anche la loro misera “cultura” ha bisogno di bellezza, ovviamente trasformata in qualcos’altro… la nostra memoria saprà restituirgli la sua essenza, come farei visitando Santa Sophia a “Costantinopoli”. Solo per la durata infima della nostra vita terrena, perché dopo, tutto ritornerà come Dio lo aveva voluto, annientando i penosi orpelli del diavolo. La rivoluzione cerca di tagliare il legame tra la memoria e la verità con l’illusione di sostituirlo con la sua menzogna costitutiva, nell’autarchia folle dei princìpi rivoluzionari che sopprimono Dio, per surrogarlo con il fanatismo dell’io individuale e, quindi, con il caos.
Fino a poco più di dieci anni fa sono stato un sprovveduto stupido dell’anima, poi a poco a poco, con l’aiuto di Dio per mezzo di Maria, sto cercando di recuperare, con molta fatica, quello che avevo solo, per fortuna, relegato nella grotta più profonda.
mercoledì 1 ottobre 2025
MERLUZZI
sabato 30 agosto 2025
IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA seconda parte: BREVI CONSIDERAZIONI SULLA FATTIBILITÀ DI ALCUNE GRANDI OPERE.
Faccio seguito al mio primo intervento sulla opportunità di procedere alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, cercando di esaminare maggiormente, per quanto è possibile, gli aspetti tecnici relativi alla sua fattibilità. Inoltre credo che in questa impresa si concentrino tutte le “virtù” di questo popolo, o meglio, di quello che è diventato o lo hanno fatto diventare.
Sento dire da più parti, sia in diretta che in “rete”, amenità di questo tenore: “oggi nulla è impossibile all’uomo”, “abbiamo ormai la tecnologia per raggiungere qualunque obiettivo” e, con riferimento al ponte: “i problemi tecnici sono tutti superabili” e, con una punta di inaspettato amor di patria “facciamo vedere al mondo che cosa sappiamo fare !”, poi, dulcis in fundo, la più comica di tutte “tanto ci penserà l’intelligenza artificiale !”.
Non più Prometeo che sottrae il fuoco agli Dei e lo consegna all’uomo, ma l’uomo stesso che, senza più vergogna, in modo ridicolo, prende il posto di Dio.
Quanto segue vuole essere solo un accenno alle ragioni tecniche per le quali, a mio modesto parere, quest’opera non deve essere eseguita, sebbene occorre ammettere che una parte consistente del ponte è già stata realizzata, anche se non si vede, visto che i costi salatissimi della progettazione vengono finanziati da oltre trent’anni. Farò solo un cenno alle cause prime, ma nessuno alle cause seconde, alle ragioni vere per le quali una parte consistente della “politica” è letteralmente elettrizzata, solo per non offendere l’intelligenza di chi legge.
Tra le forze che maggiormente agiscono su una struttura di queste dimensioni, il vento ha una parte importante; l’aerodinamica è la disciplina che ne studia gli effetti. John D. Anderson, nel suo libro “Aerodynamics”, un testo fondamentale per chi vuole cominciare ad occuparsi di aerodinamica, scrive, nell’incipit al capitolo sulla “turbolenza”, a cui peraltro dedica solo 20 pagine su un totale di 1098, con solo formule empiriche, proprio perché questo è un campo in cui le leggi fisiche sembrano essere latitanti:
“La natura, quando è lasciata libera a sé stessa, va sempre verso lo stato di massimo disordine”.
Lo stato di disordine in cui non è possibile prevedere il comportamento della materia si chiama “caos”. Ho sempre pensato che Dio creò il regno di Adamo in modo ordinato perché da Lui governato. Con il Peccato Originale è come se Dio avesse lasciato la natura libera a sé stessa, precipitosa nel raggiungere lo stato di massimo disordine, di massima entropia. Nella vita di tutti i giorni siamo immersi in contesti che sembrano non rispondere a leggi deterministiche e che rientrano in questo disordine. Mentre siamo in grado di prevedere con precisione dove si troverà il pianeta Urano tra mille anni, nessuno riuscirà mai a determinare, neanche un secondo prima, in quale punto esatto del terreno andrà a cadere un fiocco di neve. L’uomo, con il suo ingegno, è riuscito a confinare il caos, ma solo localmente e non oltre certi limiti che, in alcuni casi, possono essere determinati.
Ma allora quali sono questi limiti ? È possibile costruire un ponte a campata unica tra Civitavecchia ed Olbia ? No, sicuramente no, siamo certi che non sarà mai possibile, per intuito, per quel naturale buon senso che stiamo strumentalmente perdendo, tipico delle generazioni che ci hanno preceduto. È possibile costruire un ponte sullo Stretto di Messina, con i suoi 3300 metri ? Ni. Ci sono limiti fisici facilmente determinabili; sono quelli legati alla resistenza del cavo di acciaio che deve sostenere il proprio peso e quello dell’impalcato sottostante. Con i materiali a disposizione supponiamo che questo limite sia 10.000 metri (sì ma poi c’è da considerare il margine di sicurezza); questo renderebbe realizzabile il ponte, ma con un margine di sicurezza alquanto inferiore a quello del ponte sospeso attualmente più lungo, quello dei Dardanelli con i suoi 2023 metri. Realizzabile, ma la probabilità che possa crollare avrebbe valori non trascurabili. Si è arrivati gradualmente a quelle lunghezze, mentre il salto richiesto ora sarebbe di altri 1300 metri. Ora sappiamo che anche la “natura non facit saltus”. Per cercare di capire questo occorre chiarire alcuni aspetti, alquanto complicati, ancorché interessanti, che cercherò di esporre brevemente in modo generico ma accessibile.
La progettazione di una struttura o, più in generale, di un organismo complesso, incontra, mano a mano che si aumenta la complessità (o l’arditezza) fenomeni non fisicamente determinabili perché si passa dal campo “lineare” al campo “dei fenomeni “non lineari”. Lineare è quando all’aumentare delle cause, gli effetti aumentano in modo proporzionale. Se raddoppio le forze le sollecitazioni raddoppiano, se le triplico, queste ultime triplicano e così via. Ma fino ad un certo punto, quello in cui questa dipendenza diventa “non lineare”. Mentre nel primo caso sono assistito dalle leggi fisiche e da tutto il corpo delle trattazioni ingegneristiche, nel secondo caso, molto spesso, entro in una zona grigia dove non c’è più una dipendenza stretta tra le causa e gli effetti, e dove gli effetti non sono determinabili matematicamente. Tipico di questa zona grigia è appunto il comportamento delle strutture sotto l’azione del vento. Quando si entra in questo campo “non lineare” si entra anche in una zona “instabile” dove addirittura gli effetti amplificano le cause fino alla catastrofe. Ai primordi dell’aviazione, fino agli anni ’30, molti aerei sono caduti per un fenomeno aerodinamico chiamato “flutter”. In pratica l’azione dell’aria sulle ali provoca, naturalmente, la loro oscillazione; può accadere che questa oscillazione vada ad amplificare sempre più le forze che l’aria trasmette alle ali, fino al cedimento catastrofico. Lo stesso fenomeno, o analogo, si è verificato su alcuni dei primi ponti sospesi costruiti. Uno di questi, il più famoso, è il ponte di Tacoma Narrows, nello stato di Washington, precipitato sotto l’azione del vento, dopo paurose oscillazioni, nel 1940.
È vero, oggi si fanno le prove su modelli in scala, in galleria del vento, come sicuramente sono stati fatti per il ponte sullo Stretto. C’è un problema però; non sempre i risultati ottenuti sui modelli in scala, soprattutto in campo aerodinamico (in questo caso un rapporto di scala molto piccolo di circa 1 a 1000), possono essere riportati al vero, al ponte effettivo. E questo per i motivi sopra esposti, proprio perché quella è la zona grigia dei fenomeni turbolenti, non lineari. Quella stessa zona grigia in cui non è possibile definire, con una certa approssimazione, la probabilità che il ponte finito non subisca eventi catastrofici, quindi, per un il principio di precauzione, oggi disatteso (ma quando ci sono interessi economici così forti si disattende tutto), questa probabilità non può essere considerata trascurabile. È curioso, ma neanche tanto, che in altri campi, come quello della sicurezza delle macchine, le norme prevedano di progettare sistemi di sicurezza con livelli di probabilità di guasto estremamente bassi, dell’ordine di 1 su un miliardo. E parliamo di un eventuale danno molto limitato, per il numero esiguo di persone coinvolte. Nel caso del ponte il danno sarebbe enorme, sia in termini di vite umane sia in termini economici. Quindi avremmo una probabilità di crollo significativa e un danno molto alto. Chi si occupa di “analisi del rischio” sa perfettamente che questo vuol dire (probabilità non trascurabile, danno elevatissimo) un livello di RISCHIO RILEVANTE. Questo è il motivo per cui eviterei di stare sotto ad una grande “tensostruttura” (quelle robe mostruose degli “archistar” per intenderci…) in una giornata di forte vento o non abiterei volentieri nelle vicinanze di una Centrale Nucleare. Ormai siamo abituati, in particolare negli ultimi cinque anni, a considerare come “danno minore” o inesistente la perdita di vite umane, soprattutto quando queste vengono sacrificate sull’altare del “progresso”, mentre ci strappiamo i capelli a vedere un istrice schiacciato da un auto.
E questo è solo un aspetto del problema, poi ci sono i terremoti, la “fatica” dei materiali (altro fenomeno “grigio” molto grigio, vedi il ponte Morandi… soprattutto quando i margini di sicurezza si riducono) e diversi altri.
Un bravo progettista sa fermarsi prima. I Romani sapevano che il Pont Du Gard, in Provenza, a tre arcate sovrapposte, era la struttura più alta realizzabile in mattoni, come pure i costruttori della meravigliosa cattedrale di Chartre erano perfettamente consapevoli di realizzare il massimo possibile con quei materiali. Il grande Bernini andò oltre nel disegno ed esecuzione dei campanili che avrebbero dovuto affiancare la facciata della basilica di San Pietro. Davanti al papa, il suo grande rivale Borromini, ebbe facile gioco a rinfacciare la colpa del loro dissesto, tale da proporne la demolizione, a Bernini stesso che li aveva progettati troppo alti e pesanti per le fondazioni già realizzate. Lo stesso Michelangelo andò oltre nel disegnare la cupola di San Pietro con profilo troppo schiacciato e quindi spingente, poi rialzato da Giacomo Della Porta.
Si dirà che non si possono fare confronti con il passato perché oggi abbiamo strumenti di progettazione infinitamente più evoluti. È vero, ma sempre fino a quel limite, oltre il quale conta l’intuito e il buon senso, in una parola, l’arte del progettista. Per rendersene conto suggerisco di entrare, se non lo si è mai fatto (anche se oggi è a pagamento, no comment…) all’interno del Pantheon e ammirare la meravigliosa cupola che sta lì da duemila anni.
Si dirà che “così il progresso non va avanti !”. Certo che il progresso deve andare avanti, ma a misura dell’uomo, non di quello che l’uomo pensa di essere diventato, anche se non lo sarà mai.
Eiffel, che lavorava con l’acciaio, si è fermato prima; Antonelli, che lavorava con i mattoni, si è fermato dopo. La Mole Antonelliana di Torino, completata in piena Belle Epoque nel 1889 – per inciso, a mio modestissimo parere, il periodo più “scemo” della Storia moderna, almeno fino agli anni ‘60… - lo stesso anno in cui fu inaugurata la Tour Eiffel, era l’edificio in muratura più alto al mondo. Questa torre, con in cima la stella a 5 punte… (!??), inutile come quella parigina, fu realizzata per celebrare l’uomo Dio, chissà per volere di chi !?, Forse di quegli stessi che avevano patrocinato l’Unità ? Allora magari si tratta del monumento alla “strage del sud” su cui, proprio in quegli anni, si posava la pietra tombale con la scritta menzognera “vittoria sul brigantaggio”. E questa non è un’altra storia, la nostra è solo la continuazione incruenta (?) ma estremamente fruttuosa di quella.
La mole sta in piedi grazie agli interventi cospicui di rinforzo eseguiti dall’ing. Pozzo e altri collaboratori nel 1931. Ma il Principe vuole sempre soddisfazione. Ora, all’interno di quella poderosa struttura in cemento armato, che sostiene il peso della mole evitando che crolli rovinosamente, è organizzato il museo del cinema, dentro al quale si accede passando sotto, quasi un rito di sottomissione, alla grande statua di Moloch. Appunto, la natura che si riprende il caos.
Claudio Gazzoli, ingegnere.
Il mio primo intervento aggiornato:
fragmenta di claudio gazzoli: IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA




