martedì 13 aprile 2021

LA DEVOZIONE ORIZZONTALE

 



LA MESSA È FINITA
Un’ora e un quarto di supplizio, alla messa di domenica, si fa per dire, nulla rispetto al Vero Supplizio di Nostro Signore.
4500 secondi, non un solo secondo di silenzio, neanche durante la Consacrazione, addolcita da canti e suoni. Nessuna possibilità di raccoglimento, il dissolvimento dell’anima individuale nella psiche collettiva e conviviale, suggestionata dai canti schitarrati del più mieloso sentimentalismo. La luce dei riflettori che filtra anche a palpebre chiuse, che pervade lo spazio e illumina i falsi protagonisti, escludendo qualsiasi rifugio interiore alla nostra umiliazione davanti al Sacrificio, la musica suggestiva per lo stomaco, non per l’anima, perché il tempo di Dio è il largo aritmico del Canto Gregoriano, dissonante dall'allegretto andante del ritmo sincopato. La mancanza totale di pathos, di pietà, di devozione, che solo il silenzio e la mortificazione rendono possibili. La Messa non è una festa di popolo. L’uomo al centro, penoso protagonista di un rito che ormai ha perduto, pur nella sua versione semimodernista, ogni riferimento alla sua istituzione sulla salita del Calvario e ai piedi della Croce, dove non c'è spazio per i convenevoli e per gli inchini della devozione orizzontale.
Mi sarei aspettato: «Lo spettacolo è finito, andate in pace», ma la messa è finita... non sono andato “in pace”.

Claudio Gazzoli



LA VERA MESSA











giovedì 1 aprile 2021

IL NUOVO PAGANESIMO

 



Alcune feste religiose derivano dalla trasformazione di antiche feste pagane. Ora sta avvenendo il contrario, le feste religiose, a partire da quelle più importanti, vengono tramutate in feste pagane. Non il ritorno agli dei pagani, come quello voluto da un imperatore filosofo, Flavio Claudio Giuliano, avverso al cristianesimo, ma la transizione, ormai compiuta, verso un nuovo paganesimo che utilizza gli stessi simboli a cui è stato completamente alterato il significato originario. Così il profluvio di uova di cioccolata di tutti i gusti e colori e delle colombe disposte a piramide nei supermercati stanno ad inneggiare al ritorno della primavera, al ciclo della vita che riprende sotto la spinta della “madre terra”. Ma i nuovi dei, che poi non sono altro che il travestimento poliedrico del serpente antico, sono assetati di sangue, così il sabato santo, proprio alla vigilia della festa religiosa più importante, mentre l’altare è totalmente spoglio, mentre la Chiesa è in raccoglimento per Gesù che giace nel sepolcro in attesa della definitiva vittoria sulla morte, in alcune chiese viene allestita la “vaccinazione di massa”. Questa è la festa lugubre del nuovo paganesimo.

La tensione della settimana santa si percepiva nell’aria, nel silenzio, nella liturgia, nella processione del Venerdì Santo ed evaporava nel bagliore infinito del giorno di Pasqua. Il lunedì di Pasqua, Pasquetta, andavamo da nonna per il pranzo con i parenti, come ogni anno. La coratella d’agnello con le uova come antipasto e poi i vincisgrassi, cotti nel forno a legna, la papera in umido, poi ovviamente il pollo arrosto con le patate, il rosbif e tanti contorni di erbe di campagna. Capitava quasi sempre una bellissima giornata di primavera, dove si sentiva davvero «del prunalbo l’odorino amaro», l’aria limpida e fresca in una campagna ancora incontaminata, la luce radiosa della Risurrezione proiettata nell’azzurro del cielo.

A noi bambini, la mattina, appena arrivati, mia nonna regalava un uovo lesso ciascuno, colorato di azzurro o rosa con tanti puntini bianchi. Poi sul tavolo apparecchiato sull’aia, con la tovaglia bianca ricamata, la pizza pasquale, che da noi non è col formaggio come nell’ascolano ma dolce e di un giallo intenso con la crosta molto scura. Ci faceva anche assaggiare un goccio di vino cotto. Questa era la festa luminosa di Nostro Signore.

Claudio Gazzoli - Monterubbiano





lunedì 29 marzo 2021

I TENACI DIFENSORI DELLA TRADIZIONE




I compagni di merende, frequentatori e compartecipanti di convegni protestanti, nel corso dei quali si facevano “benedire”… , si sono ritrovati a Roma.
Sua eminenza padre Raniero Cantalamessa, il frate predicatore della Casa Pontificia e ora cardinale, davanti ad una nutrita assemblea, alla presenza del papa, ha dichiarato, con piglio bieco ed arcigno (la foto in alto lo ritrae nel momento in cui pronuncia queste parole), riprendendo una frase di Jaroslav Pelikan, ovviamente pastore luterano: «la tradizione è la viva fede dei morti - cioè che la fede dei padri che io continuo a vivere - Il tradizionalismo è la morta fede dei viventi»    
È sempre quello di: “…voglio solo dire quale mi sembra essere la via per uscire da questa triste situazione circa Maria. Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso…” dalla Terza Predica di Avvento, davanti al papa, del 18 dic 2015 (repetita iuvant).
Alla faccia della TRADIZIONE….. !!!!
Certo che ci vuole una bella “faccia”… e magari ci godono per averla. C’è un’inversione perversa dei ruoli e delle colpe unita alla solita tecnica di etichettatura della normalità.
Voi AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete frantumato secoli di pietà popolare sulla devozione ai Santi, di cui non parlate più perché preferite citare i filosofi, i sociologi, i politici. Basti guardare i bellissimi altari laterali delle nostre chiese, quelle antiche e normali, ovviamente, dedicati ai Santi o alla Madonna, abbandonati al ruolo di pezzi da museo, quando va bene. Dalle mie parti in una chiesa sconsacrata (ma una chiesa non è mai “sconsacrata”) gli altari laterali sono stati lasciati con la pietra della reliquia a presenziare sdegnati a convegni sulla coltivazione dei piselli o a ricevimenti di matrimoni laici…
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete disintegrato quello che restava della Dottrina Cattolica, negli ultimi 60 anni sostituendo ogni riferimento assoluto con “non riferimenti” relativi, che si evolvono in modo dinamico, intimamente appaiati all’evoluzione delle inclinazioni dell’uomo moderno.
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete dissolto duemila anni di Liturgia che, in particolare nella Settimana Santa, prevedeva riti di grande intensità, nella partecipazione solenne alla Passione.
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete sostituito la Vera Messa con la sua parodia protestante, trattandola come un residuo del passato, come una vecchia auto da collezione sotto tutela del “circolo della manovella”. Ad una persona che si sta adoperando per consentire la celebrazione della messa secondo la “forma straordinaria del rito romano”, la messa Tridentina, in almeno una chiesa della diocesi, il vescovo ha risposto: «ma io quella roba lì non so neanche cosa sia…».
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete demolito l’insegnamento tradizionale della Chiesa sulla famiglia accogliendo teorie palesemente demoniache nello spirito dell’inclusione… Ho assistito, insieme a mia moglie, ad una conferenza sulla famiglia organizzata da un convento delle mie parti e tenuta da un frate francescano. Ha parlato solo di “Amoris Laetitia”, dicendo che si tratta un mutamento epocale (e su questo non ci sono dubbi…), che la sua grandezza verrà capita solo tra vent’anni (sich!), mentre, in quasi due ore (di paranoia) non ha mai citato la Sacra Famiglia.
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete screditato i Comandamenti, tutti, a partire dal primo… per non parlare poi del sesto (qui stendiamo un tendone da circo….) e del nono con la “comprensione” verso l’adulterio , del decimo con la delegittimazione della proprietà privata.
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete ridimensionato il valore altissimo della vita claustrale, il suo insostituibile sostegno, soprattutto nel nostro tempo, a protezione dell’umanità intera, delle vite dedicate a Dio, alla preghiera, alla distanza dal mondo e di tutte le sue lusinghe, svilendo le rispettive regole in un apparato burocratico fatto di prescrizioni, organismi, corsi di formazione “in streaming”, con il risultato che, secondo recenti previsioni, entro venti anni molti ordini religiosi e monasteri chiuderanno, per il crollo totale delle vocazioni.
AVETE DIFESO LA tradizione.
State perseguitando i pochi ordini religiosi in crescita vocazionale solo per il fatto che, guarda caso, si richiamano alla TRADIZIONE.
AVETE DIFESO LA tradizione.
Avete smantellato duemila anni di costumi, tradizione morale, arrivando a “giustificare” direttamente e indirettamente, perché pure il silenzio è la più ipocrita delle giustificazioni, pratiche omicide, sodomitiche, depravate che nulla hanno a che vedere con una vita cristiana coerente con gli insegnamenti di Gesù, dei Santi e di tutti i veri devoti della storia della Chiesa.

AVETE DIFESO LA tradizione…. Forse quella protestante…

Avete imboscato la Via, ribaltato la Verità, disdegnato la Vita.
Ma visto che ormai la vostra “tradizione” è quella protestante, luterana, calvinista, evangelica, visto che sbavate ammaliati dai loro riti, la loro dottrina, la loro teologia morale, le loro “aperture”, perché non ve ne andate tutti con loro o vi fondate una vostra “chiesa protestante”, così liberate la Chiesa Cattolica Romana dalle esalazioni rovinose delle vostre deliranti frenesie?
Così finirà questa spaventosa desolazione, questo interminabile giovedì notte.  

Claudio Gazzoli

P.S.
Gli avevo già dedicato, tre anni fa, una lettera aperta:











 

venerdì 26 marzo 2021

LA RIVOLUZIONE DIGITALE


 

Ormai siamo immersi, volenti o nolenti, in un mondo dominato dal “digitale”, quale strumento di acquisizione e “manipolazione” del reale. Il contenuto tecnico di questa vera e propria rivoluzione è basato sulla frammentazione (digitale) della realtà, sia essa una fotografia, un testo, un filmato, un libro, un pezzo musicale o informazioni riguardanti la salute, i dati anagrafici, fiscali di una persona. Prima si frammenta (dall’analogico al digitale) poi si ricostruisce (dal digitale all’analogico) in un processo di ricomposizione che apporta, necessariamente o volontariamente, elementi aggiuntivi che restituiscono un risultato mai perfettamente identico all’originale. Una fotografia viene suddivisa in milioni di quadratini, come in un puzzle, impacchettati, trasportati e poi ricomposti. Ciò rende molto più efficiente il trasporto, la memorizzazione, il controllo, la gestione e la successiva riorganizzazione nella forma percepibile (analogica), bellissima, perfetta ma senza odore, senza sapore, senza lacrime, senza letizie. Questo processo tecnico, in realtà, nasconde un processo molto più profondo che riguarda la nostra vita, la nostra percezione della realtà, il nostro sentire e, in definitiva, la nostra interiorità. La tecnica di frammentazione viene subdolamente applicata al nostro modo di percepire, si frammenta, o per meglio dire si stritola, la nostra interiorità per poi restituircela riorganizzata, rielaborata, ovviamente modificata, ma soprattutto omologata. Paradossalmente nei circuiti di tutte le applicazioni digitali, nel “sangue” dei computer, circolano miliardi di informazioni semplicissime, vero, falso, sì, no, solo apparentemente ma diabolicamente, analoghe al monito di Gesù: “Ma il vostro parlare sia: Sì, sì; no, no" Mt 5,37. Ma sono solo stati elettrici, non stati del cervello e del cuore dell’uomo procurati dalla consapevolezza del discernimento.
L'iter diabolico adottato con il "divide et ìmpera" consiste nell'impiegare due strategie: la prima per disgregare, e la seconda per unire, con lo scopo finale di meglio dirigere.” Da un articolo di James Perloff.
È la strategia applicata nel ’68, prima disgregare con le manifestazioni, i cortei, le violenze, gli assalti, per demolire la morale, poi riunificare applicando un convertitore digitale-analogico perverso, lo stesso applicato in quegli anni dalla Chiesa, avendo come nuovo dio l’uomo del “vivere senza fermarsi mai e godere senza freni”. La frammentazione del deposito infinito perfezionato e custodito in duemila anni è stata anche una frammentazione fisica, se pensiamo agli altari demoliti, alle balaustre, all’assieme architettonico delle chiese ricomposto in modo grossolano in tutte le forme dettate dalle inclinazioni e da simbolismi di cui non è difficile percepire l’ispirazione. L’estirpazione delle radici della nostra cultura, avvenuta in quegli anni, ha coinciso pertanto, non casualmente, con la triturazione della Vera Messa e di ogni suo apparato e la successiva ricomposizione, in chiave parodistica, cambiandone alla radice il senso, nella messa “novus ordo” bit, beat, pop, folk, rock, dem, lut, omo, prot, sat.
La rivoluzione digitale è stata la più grande invenzione del principe delle tenebre dopo l’Umanesimo.
Le possibilità immense della digitalizzazione e la loro relativa facilità di applicazione hanno consentito la definitiva instaurazione del “mondo nuovo”, in cui ogni rapporto “analogico” di confronto diretto con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra sorgente viene di colpo annientato. Un insieme di tecniche, elaborazioni, programmi di cui noi beneficiari, si fa per dire, non conosciamo praticamente nulla.
Le persone anziane che ho conosciuto nella mia infanzia erano nate in un mondo completamente “analogico”, ogni cosa, oggetto, sentimento, sensazione aveva una diretta impronta sulla propria coscienza, sul proprio cuore, senza mediazioni, senza rielaborazioni mediatiche. Ogni strumento della vita quotidiana portava la sua storia, aveva una forma, una struttura direttamente connessa con la propria funzione. Così il riferimento morale, pulito, cristallino, duro ma indubitabile, ”analogico” rispetto al principio oggettivo della morale cattolica.
Ognuno di loro, nel bene e nel male, quindi nella loro vera essenza, costituiva un unicum, una singolarità nel pensare, sentire, lavorare. Si può dire che ognuno di loro fosse un “prodotto artigianale” della cultura progressiva, mentre noi siamo un “prodotto industriale” e ora un processo genetico-digitale della cultura postmoderna, ma rivoluzionaria, della rivoluzione parallela iniziata più di tre secoli fa. Ogni prodotto, opinione, sentimento delle persone di allora aveva diversi elementi di virtù e di corruzione insieme che lo rendevano originale. Come il comò di fine ottocento appartenuto ai miei nonni, fabbricato da uno dei falegnami del mio paese, nell’autarchia virtuosa delle piccole comunità di allora. Non è perfetto, i cassetti a volte si incastrano, la levigatura non è uniforme, non ha la precisione dei mobili fabbricati con macchine automatiche, dall’altra parte del mondo, e venduti su scatoloni pronti per il montaggio fai da te. Ma è caldo, porta ancora l’odore della cera, parla di maestria, di fatica, di “olio di gomito” come soleva dire un caro restauratore che si era formato fabbricando carri da traino, decorandoli magistralmente nelle tonalità del turchino e del rosso cinabro. Ora invece siamo circondati da individui che si ritengono perfetti, o meglio, ai quali è stata furbescamente trasmessa l’illusione della perfezione.
Questa rivoluzione parallela, a poco a poco, è penetrata nella Chiesa, solo casualmente appaiata alla conquista di tutti i posti chiave da parte dei sessualmente diversi, trovando la sua applicazione più palese, nel CVII e poi nella definitiva frammentazione della Dottrina e la sua successiva riorganizzazione e riproposizione in forma levigata, smussata, compatibile con la nostra modernità, dopo il passaggio nel convertitore digitale-analogico, “drogato” con elementi estranei di natura esclusivamente politica. Curioso che in questo processo la sessualità, evidentemente digitale all’origine (M o F), ha subito comunque una trasmutazione nelle forme indeterminate della odierna allucinazione.
Ma, nella Chiesa, la vera rivoluzione digitale deve ancora arrivare. Tra non molto si potrà scaricare sul proprio smartphone l’app che prega per te, che annota i tuoi peccatucci quotidiani, poi li trasmette al prete connesso, che avvia il processo di controllo automatico con il database aggiornato degli atti “non conformi”, quelli nuovi, sociali ovviamente, li confronta con le ricorrenze statistiche dei peccati più diffusi, scarta quelli in linea con questi ultimi mediante un sistema di autoapprendimento sull’evoluzione del peccato, che ridefinisce dinamicamente i peccati di riferimento, ripulisce la memoria del tuo database e invia l’assoluzione. Così i più penalizzati saranno i solitari, quelli che peccano in modo singolare, che non si adeguano. Inoltre l’applicazione invierà a ciascuno lo stato del proprio archivio, le ricorrenze più frequenti, gli scostamenti dai valori medi, le tendenze, gli avvisi delle probabili cadute, un voto di riepilogo ed il target da raggiungere per accedere al “paradiso”, quello digitale ovviamente. Nel successivo sviluppo non ci sarà più bisogno neanche del prete, penserà a tutto l’intelligenza artificiale installata nel grande server del Vaticano. Sarà possibile seguire la messa in streaming, virtuale, con sacerdoti virtuali, atmosfere virtuali, ostie virtuali, tanto, per loro, pure l’inferno e il paradiso sono virtuali mentre solo la carne non è virtuale…
Tutto è più bello, infinitamente più funzionale, immensamente più veloce, enormemente più preciso, smisuratamente più ordinato…. Mentre il deposito delle conoscenze umane è un magazzino impilabile in continua crescita, la nostra anima individuale ha le medesime capacità degli abitanti di Pompei, di Cnosso, di Babilonia. Ma, visto che il nostro contenuto complessivo non può essere modificato, per quanto ci vogliono convincere del contrario, visto che non siamo fatti per niente come il serpente ci aveva promesso, quanto abbiamo dovuto pagare per averlo e quanto abbiamo perduto del nostro spirito?
Li useremo, con distacco, con equilibrio, a volte con ammirazione ma anche con insolenza, ci serviremo di loro ma non ci lasceremo sedurre, non ci metteremo in fila per averli, non li venereremo, non gli cederemo il nostro cervello, non ne faremo un mito, non li contempleremo come un ideale, perché veneriamo solo quello che viene da Dio e quello che viene da Dio, che ci ha creati a sua immagine, è analogico, non digitale.

Claudio Gazzoli





venerdì 19 marzo 2021

DIFENDIAMO LA FAMIGLIA

 



Chi poteva immaginare, qualche decennio fa, che avremmo dovuto difendere la famiglia dagli attacchi pervenuti proprio dalla stessa Chiesa? Ma molte sono le cose che non avremmo potuto immaginare. Mons. Philippe Bordeyne, aveva dichiarato, tra tante altre amenità, in un’intervista con La Croix, nell’aprile 2016, come citato dal sito web cattolico “Riposte Catholique”:

«La società ha bisogno della famiglia, che non si ferma al TRIANGOLO PICCOLO BORGHESE di padre, madre e figli, perché è il luogo in cui ogni individuo cresce come persona in relazione. Disprezzare famiglie diverse sarebbe anche disprezzare questo lavoro di socializzazione».  È con queste premesse che è stato nominato presidente dell’Istituto Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Monsignore, io non so a quale religione lei appartenga, ma noi della mia famiglia, come tutte le altre famiglie del mio paese, padre, madre e figli, padre che lavorava dalla mattina molto presto alla sera molto tardi, madre che cercava di farci avere un'esistenza dignitosa, nella faticosa, incessante, cura della casa, dei bisogni primari, con le mani rovinate per i geloni e poi dall’artrosi per l'uso ripetuto dell'acqua fredda, anche nella malattia portata sempre in piedi, nelle cautele continue, dirette ed indirette, sull'educazione dei figli, cercando di offrire a loro una vita dignitosa, nell’offerta a Dio del sacrificio mai fatto pesare, vivevamo in FAMIGLIE PICCOLO BORGHESI?

E noi genitori della mia famiglia, oggi, come tante altre che conosco, che si confrontano, ogni giorno, comunque convivendoci, con un mondo quasi del tutto “scristianizzato” e perciò pagano, perché ha fatto un’alleanza con altri dei; che provano, in modo sistematicamente perdente, nel loro ambito, a far applicare i requisiti minimi del senso della Giustizia, ormai sopraffatta dalla prassi del “fatalismo sociologico”; che si affannano a ri-educare i propri figli dalle continue idiozie che il mondo gli propone, che si impegnano a combattere il disordine morale proponendo, in un clima di sopraffazione, l’insegnamento tradizionale della Chiesa sulla Famiglia e sulla VITA; che tentano di salvare i propri figli dallo tsunami immorale anticristiano che ormai dilaga sulla nostra civiltà, senza in questo avere aiuto alcuno dalla Chiesa odierna... anzi... viviamo in una FAMIGLIA PICCOLO BORGHESE?

E la famiglia di Gesù, la Madonna e San Giuseppe, nelle tribolazioni della loro fuga in Egitto, nella quotidianità serena di Nazareth, nelle cure per la crescita del piccolo Gesù,  era UN TRIANGOLO PICCOLO BORGHESE ?
È con queste premesse che lei continuerà l’opera distruttiva di quelli che lo hanno preceduto nell’Istituto voluto da san Giovanni Paolo II, con ben altri fini? Dovrebbe vergognarsi ma non credo che ciò le sia possibile…

Claudio Gazzoli



sabato 13 marzo 2021

IL FILO ROSSO


 
ROSSO CHIARO, LA RELIGIONE FACILE
Nel Vangelo di qualche giorno fa’ Gesù ammonisce: «Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» Mt 5,19. È un impegno arduo, a volte insostenibile, ma sappiamo che così Dio vuole, conosciamo la difficoltà della salita, guardiamo la parete a picco da scalare. Siamo soli, la Chiesa non ci ammonisce, non ci avverte, non ci esorta. La Chiesa ci illude proiettando sulla parete l’immagine virtuale di una strada diritta su una pianura popolata di piaceri, di svaghi, di canzoni, di balletti, di mollezze, illuminata da grandi riflettori, con in fondo una enorme porta prima del buio. La religione non è un insieme di buone condotte, una lista di diritti, un programma di intenti universali. Non è la RELIGIONE FACILE dell’uomo che adora sé stesso. È l’adesione totale, il rapporto faticoso ma inesorabile con Dio che si è fatto uomo, nella salita irta del Calvario. Dice Gesù a suor Maria Natalia Magdolna: "Ti dono queste sofferenze come grazia speciale. Per questo, se vorrai accettarle, non te le toglierò. Il tuo martirio è una scialuppa di salvataggio per quelle anime che salpano verso l'inferno a causa di una moltitudine di peccati".
Quando ero bambino i religiosi e le religiose questo lo rievocavano costantemente, e, per ricordare i nostri obblighi, il parroco aveva fatto stampare dei grandi manifesti con i dieci comandamenti che aveva affisso alle colonne della chiesa. Ora l’adoratore di pachamame e tutti i suoi miseri gregari proclamano che “obbedire a tutti i comandamenti ci paralizza” mentre è bene obbedire diligentemente a tutti i precetti del governo. Ma la RELIGIONE FACILE non da la salvezza, anche se questo a loro non interessa…

ROSSO FUOCO
Se mi avessero affidato, sulla base di credenziali elevatissime basate su miei precedenti incarichi di rilievo, il compito di amministrare una società in condizioni critiche e, arrivando, decidessi di mantenere la struttura, le persone, i ruoli, lasciando alla guida della progettazione un tale che ha fatto disastri in passato, non avendo alcuna formazione tecnica né la più pallida idea dei processi analitici e di sintesi della realizzazione di un prodotto, agli acquisti persone che non sanno distinguere una barra d’acciaio da una tavoletta di burro, alla produzione personale maldestro e perditempo, alla qualità responsabili collusi con la produzione e lasciassi inalterati gli obiettivi, le strategie, le tecniche di gestione, allora le cose sono due: o io sono un pallone gonfiato, un incapace fortemente sovrastimato, un prodotto della perniciosa mistificazione postsessantottina, oppure sto attuando il mandato, opportunamente dissimulato, di demolire, o meglio distruggere, perché pure per demolire bisogna saperlo fare, quello che è rimasto della società.

ROSSO SANGUE
Il discernimento dei peccati, nel groviglio inestricabile della propria anima, è un percorso arduo, insidioso, ma almeno un peccato sono certo di non averlo commesso, non ho mai dato il voto al partito democratico né a quello che lo aveva preceduto. C’è un filo rosso sangue che lega la proposta del rivoluzionario Louis Antoine Léon de Saint-Just, negli anni del terrore, come ricorda Massimo Viglione: “La Repubblica dovrà vietare per legge tutti gli affetti privati, compresi quelli familiari” al cartello esibito da una parlamentare di quel partito: “Dio, Patria, Famiglia che vita de merda” e questo non può essere ignorato da parte di chi, ormai, possiede tutti gli strumenti della comunicazione con i quali, tra l’altro, si tengono persino corsi di formazione a distanza per badesse…. ci sarebbe da piangere dalle risate se non fosse tragico.
In tutti i paesi del mondo dove sono al potere hanno raso al suolo ogni regola morale, nel giacobinismo più perverso. Hanno delegittimato la famiglia naturale a favore di improbabili e raccapriccianti famiglie di tutti i generi, hanno legalizzato l’aborto, hanno, come in questo paese, consentito l’uso della pillola abortiva, hanno diffuso teorie riprovevoli nelle scuole scandalizzando i bambini fin dalla più tenera età e altre depravazioni di questo tipo, tutte che “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Moltissimi religiosi, forse la maggioranza, preti, suore, frati, monaci e monache di ogni grado, consapevoli e perciò conniventi, ammaliati ma anche partecipi, hanno votato per questi partiti, in tutto il mondo. Si tratta, chiaramente, di peccato mortale che dovrebbero confessarsi, almeno quelli di loro che sono credenti, cercando di trovare un sacerdote che non sia nella stessa loro condizione, per evitare che il peccato non venga riconosciuto e preso in carico… e non è facile.


Claudio Gazzoli







martedì 9 marzo 2021

QUELLO CHE AVREBBE FATTO GESÙ CON LA PACHAMAMA

 




Maria Cecilia Baij (1694-1766) è stata una mistica, madre badessa del Monastero delle Benedettine di Montefiascone, a cui Gesù dettò il manoscritto “Vita interna di Gesù Christo mentre visse in terra”. Si tratta di un’opera monumentale in cui si parla, tra l’altro, dell’infanzia di Gesù e della “fuga in Egitto”. Durante questo viaggio, Gesù chiedeva a suo padre di far cadere a terra tutti gli idoli che incontrava:

«All’atto di entrare nei luoghi dove erano i simulacri dei demoni, essi cadevano a terra e si fracassavano. Prima di entrarvi, però, pregavo il Padre mio di degnarsi di gettare a terra tutti quegli idoli che erano adorati da quei popoli. Mi prometteva di farlo il Padre mio ed io stavo con il grande desiderio di entrarvi presto. Cadevano i simulacri, la gente non sapeva da dove ciò venisse e ne restava molto meravigliata. Io pregavo il Padre mio di illuminare le loro menti e far loro capire che quelli non erano il dio che essi dovevano adorare».

Occorre costantemente ribadirlo, perché quasi tutta la nomenclatura fa penosamente finta di dimenticarlo o ridimensionarlo, mostrando in questo la propria connivenza, l’adorazione della pachamama dell’ottobre 2019, opportunamente interrotta da un ragazzo ispirato che si sono affrettati a condannare e che sta continuando ancora in altre forme, quali il continuato degrado e banalizzazione della liturgia, è stata la più grande profanazione e offesa a Dio dai tempi del vitello d’oro. Personalmente ritengo che ci sia un legame tra questo smisurato sacrilegio e il definitivo squarcio della voragine materiale, fisica, morale, spirituale, antropologica di quanto stiamo vivendo.

Claudio Gazzoli






martedì 2 marzo 2021

I FIGLI DELLE TENEBRE SONO PIÙ SCALTRI DEI FIGLI DELLA LUCE

 



«I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.» Lc 16,8

Nell’intervista rilasciata dal Pontefice emerito Benedetto XVI al Corriere della Sera si legge: "la rinuncia è stata una “scelta difficile” ma presa in piena coscienza e credo di aver fatto bene”. La solitudine del monastero non fa per lui.

“Credo di aver fatto bene”, allora vuol dire che approva la situazione catastrofica della Chiesa di oggi dopo 8 anni di bombardamento a tappeto sulle rovine dei precedenti 50. Allora vuol dire che la ragione delle dimissioni stava nella volontà di affidare a qualcun altro, non uno qualsiasi ma uno messo lì da accordi extra conclave, il compito di dare quell’assalto finale che lui non si sentiva di condurre. Allora vuol dire che l’uomo venuto dalla “fine del mondo” ha fatto un buon lavoro. Allora vuol dire che: o è connivente, o dice cose che altri gli suggeriscono essendo ancora sotto ricatto, oppure… dovrebbe, data l’età, riposarsi….

Ho assistito in diretta, alla famosa Via Crucis dell’aprile 2005, condotta dal cardinale Ratzinger quando, essendo papa Giovanni Paolo II impossibilitato a presenziare, furono lette le sue meditazioni.

Settima Stazione:  “..Distruggi il potere delle ideologie, cosicché gli uomini possano riconoscere che sono intessute di menzogne

Nona Stazione: “..Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”

Bene, ora siamo nel pieno del potere delle ideologie alle quali aderisce in TOTO la Chiesa che lui ha lasciato in balia dei lupi, senza aver fatto nulla per mondarne la sporcizia.

I figli di questo mondo invece, ma anche figli delle tenebre, come il furfante abilissimo lodato dal padrone, hanno usato ad arte la propria scaltrezza. Hanno agito in modo parallelo e sistematico, nella società come nella Chiesa. Con un’azione costante, sotterranea, ovviamente concertata, i “comunisti”, già ai tempi della “guerra fredda”, ma poi dopo la plastica di facciata post muro di Berlino,  nella micidiale metamorfosi della forma che nulla mutava della sostanza, in modo vischioso, facendo leva sull’appagamento dei sensi, riuscendo persino ad alterarli, nella musica, nel teatro, nel cinema, nell’arte, hanno conquistato tutti i luoghi del potere, dai partiti, tutti, in senso trasversale, anche quelli, apparentemente conservatori, alla magistratura, dalla scuola alla pubblica amministrazione e, con l’occupazione completa di tutti i mezzi di informazione pubblici e privati, facendo a questi ultimi “offerte che non potevano rifiutare”, sono riusciti persino a stravolgere la percezione di sé della gran parte della moltitudine, del proprio intelletto, del proprio corpo. In pochi anni hanno attuato una vera e propria “mutazione genetica artificiale” favorendo “i caratteri della sottomissione acritica e della arrendevolezza all’indottrinamento” (Konrad Lorenz – Il declino dell’uomo), fino ad arrivare alla dittatura del “pensiero unico” di oggi.

Contestualmente, nella Chiesa, si sono infiltrati nei seminari, favoriti da certe smanie irrefrenabili, hanno conquistato le più alte cariche, hanno indetto un Concilio inopportuno, barattando la dimensione politica della Chiesa sul piano internazionale con lo scopo infinito della propria missione. Hanno contaminato la purezza con la depravazione, la bellezza con la trivialità, l’armonia con la dissonanza, la perfezione con il caos. Poi, dopo aver “blindato” il Collegio cardinalizio, hanno condotto l’attacco finale eleggendo il proprio mandatario.

Sono di un comune vicino al paese natale di papa Sisto V, che difese strenuamente la Chiesa dagli attacchi interni ed esterni, senza scendere a compromessi con il mondo, con un’azione energica di sostegno della Tradizione, senza buonismo, ipocrisie, mediazioni, cedimenti, nella consapevolezza che la pietra fondante è una base inattaccabile. La fermezza non è succedanea della sana Dottrina.

Per la distanza abissale tra il dire e il fare, per gli equilibrismi tra modernismo e tradizione, per l’ambiguità di certe aperture, per il suo indecisionismo, per aver rinunciato proprio mentre il nemico minacciava gli ultimi bastioni, per non aver fatto, prima delle proprie dimissioni, comunque inopportune, nomine che avrebbero potuto arginare il fiume in piena dei nemici interni ed esterni, mettendo da parte il sentimentalismo che, peraltro, non mi appartiene, da semplice battezzato, credo che Benedetto XVI, alfiere dei semimodernisti tenacemente aggrappati all’ermeneutica della discontinuità,  sia uno dei papi peggiori della storia della Chiesa.

Claudio Gazzoli





giovedì 25 febbraio 2021

PAURA DELLA LIBERTÀ

 




 "Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi"  Mt 10,16

Si respira un'aria pesante e non è per la mascherina... Non è più possibile fare battute perché il rullo compressore internetelevisivo ha spianato i cervelli e ogni atomo di ironia, sale insostituibile della vera indipendenza, consentendo solo una visione appiattita, bidimensionale, senza prospettiva, priva della necessaria vista dall’alto di cose che apparirebbero in tutta la loro insipienza, sotto i rilievi mostruosi dell’empietà. Mi è capitato più volte, ultimamente, di suscitare disagio nei miei interlocutori solo per aver accennato ad una battuta non in linea col pensiero dominante. Ormai non c'è più un barlume di libertà, quella vera, quella del pensiero. Ormai c'è solo PAURA, artificialmente dissimulata dalla gaiezza ipocrita di massa, paura come categoria filosofica, archetipo che ispira ogni pensiero, paura che fermenta ogni azione, ogni reazione, ogni decisione. Paura che disarma ogni sicurezza,  che sopprime ogni parvenza di giudizio assoluto, che nell’Assoluto ha il suo fondamento. Davanti ad un pensiero singolare ti guardano come il bambino guardava E.T. per la prima volta, stupefatti e impauriti perché hai provato a destabilizzare le loro certezze, ad introdurre un elemento oggettivo nel relativo dispotico ammantato di falsa liberalità.  Paura del dirigente, del capoufficio, della preside, dello stregone, del vescovo, del prete, della badessa, della consorella, della catechista, della ministra straordinaria, del collega, del sindaco, del primario, dell'amico, del fratello. Paura del giudizio degli altri, del senso comune, dell'isolamento scontato, della solitudine, della salute, del futuro, delle certezze di massa, di rimanere fuori dal giro, paura di professare la normalità, di remare controcorrente, paura di essere estromesso, come gli intrusi, dai guardiani e non poter gustare fino in fondo l’ultima goccia di miele, stomachevole ma seducente, opportunamente preparato per i fuchi voluttuosi del grande alveare. Paura di deludere il falso padrone, abilmente dissimulato sotto la "mascherona" del buonismo imperante.

La paura del covid ha modellato il cemento finale di tutte le paure inculcate in questi 60 anni, astutamente pacifiste e perciò sostitutive della grande paura della guerra, disposte a cancellare l’unica paura veramente fruttuosa, quella del destino della nostra anima, della quale non si parla più, essendo stata rimpiazzata dalla lusinga perversa e fraudolenta della salvezza per tutti.

Paura di non partecipare al piacere di regime, paura di perdere il contatto della mandria e cadere preda dei lupi, ma poi chi sono i veri lupi? Paura di apparire normali, in un mondo in cui questo è l’unico modo per essere veramente originali, paura del sentiero impervio, come calvario,  insidioso, ma luminoso, della libertà.

Claudio Gazzoli







martedì 16 febbraio 2021

CURSUS HONORUM

 


"Hai rovesciato i potenti dai troni" Lc 1,52

A Roma, anche nel privilegio di rampolli di una famiglia patrizia, se si ambiva ad accedere ai gradi più alti della magistratura, occorreva percorrere tutte le tappe della carriera, cominciando ovviamente dal servizio militare nelle legioni. Qui, se si possedevano le necessarie capacità di sopportazione della fatica e ci si distingueva per doti di comando si poteva accedere al tribunato militare. Dopo 10 anni, qualora la “fortuna” avesse concesso la permanenza in vita, si poteva percorrere la carriera politica vera e propria: questore, edile, pretore, console. Questo garantiva che ai vertici dello stato ci fossero uomini che avevano un’esperienza diretta dell’organizzazione dello stesso, che ne conoscevano il peso, le articolazioni, le contraddizioni, le tecniche, l’odore, i compromessi da compiere per il bene della “cosa pubblica”.

Questi qua invece, molti di loro, che si ritrovano a guidare dicasteri che l’evoluzione della macchina statale, con le sue innumerevoli leggi, regolamenti, norme, ordinamenti, connessioni, interrelazioni, ne ha esponenzialmente ingigantito la complessità, che cosa hanno fatto, prima, nella vita? Quali sono i loro “fondamentali” imprescindibili per guidare quel Dicastero? In quale ufficio, hanno lavorato con il massimo profitto? quale grande organizzazione hanno diretto con beneficio? Quali sezioni periferiche e centrali hanno gestito? Quali situazioni complesse hanno coordinato e risolto con successo? E non è una consolazione pensare che, come si dice, stanno lì per rispondere a disposizioni impartite da altri perché lo Stato deve avere il suo decoro.

Invece ora fondamentale è l’arroganza, la protervia di un potere effimero perché ottenuto non già con un mandato individuale basato sulla conoscenza della persona ma con un mandato di partito acquisito con la ratifica del popolo che, una volta ogni 5 anni, mette una “croce” su un simbolo dentro una cabina angusta e traballante. Poi per i restanti 4 anni e 364 giorni “chi si è visto si è visto”… Di questo “rito” fondante della Democrazia, ora rimane solo il fondale logoro di un teatrino in cui si rappresenta, sistematicamente, la parodia di una gestione del potere che nulla ha a che vedere con i programmi elettorali, le promesse, gli schieramenti.

Per la Chiesa dovrebbe valere lo stesso principio, con una differenza. Nel cursus honorum di un vescovo o di un sacerdote i fondamentali riguardano il possesso degli elementi basilari della Dottrina,  il legame incessante con la tradizione, mentre non hanno alcun valore gli acrobatismi in bicicletta, suonare chitarre, pilotare droni, preparare pizze o cantare canzoncine. Poi sono importanti le capacità organizzative, ma solo se supportate da una fede incrollabile, come gli esempi eccelsi di Sant'Ambrogio, Sant’Alfonso Maria de' Liguori, il Santo curato D’Ars. Invece hanno scardinato, per piacere al mondo, come dice qualcuno, millenni di tradizione, favorendo la "industrializzazione" della fede a spese di un "artigianato” plurisecolare, incomparabile, parallelamente al programma che sta portando avanti il "governo mondiale". Chi costruisce un violino o esegue una doratura o restaura un mobile antico o semplicemente prepara il pane o la pasta al forno, fa riferimento ad un susseguirsi di esperienze, di concetti continuamente migliorativi, in virtù del controllo costante dei risultati, un deposito plurisecolare tramandato che costituisce la NOSTRA CULTURA. L'anima per essere "restaurata", assistita, “dorata” ha bisogno di artigianato elevato. Di Industria 4.0 non sa che farsene. Ha bisogno di essere accompagnata da guide sincere sul percorso battuto da millenni, arduo e scosceso, a volte insidioso della salvezza. Nei secoli della caduta o, per meglio dire, decadenza dell’Impero Romano d’Occidente e poi dopo i disastri della Guerra Gotica, gli uomini e le donne di ogni grado sociale hanno potuto contare sul sostegno, la guida, la vicinanza della Chiesa che aveva conservato se non accresciuto il suo potere, potevano contare sulle conoscenze materiali e spirituali di religiosi che avevano custodito gelosamente il sapere, le tecniche, le pratiche della civiltà greco-romana e del deposito della Vera Dottrina.

Ora, tutti insieme nella grande ammucchiata, ne vogliono distruggere totalmente le fondamenta, avendo altresì nelle gerarchie della Chiesa un alleato potente e soprattutto nell’uomo “venuto dalla fine del mondo” che, a capo di uno stato straniero, si intromette in modo pesante nelle scelte politiche di questo sfortunato paese, da cui prende solo i benefici, senza che nessuno, ma proprio nessuno, gli ricordi che questa è interferenza negli affari interni italiani. Un uomo venuto dalla fine del mondo, in senso reale ma anche figurato, per perseguire la fine della nostra Civiltà, senza curarsi minimamente, anzi calpestando impunemente, le storie, le battaglie, le vittorie e le sconfitte, le rinunce, i patimenti che l’hanno generata. Un uomo venuto dalla fine del mondo che usa i suoi scherani e i suoi organi di informazione per avallare, se non proporre, modelli di comportamento agli antipodi della nostra tradizione cristiana e cattolica, utilizzando, in modo perverso, l’enorme potere di persuasione che “non avrebbe se non gli fosse stato dato dall’Alto”, invece di occuparsi della devastazione spirituale e morale della Istituzione di cui, molto indecorosamente, occupa il Trono, avallando le più sfrenate condotte da parte di religiosi che ormai di religioso mantengono solo il nome.

Nessuna cellula del mio corpo, nessuna porzione della mia coscienza è dalla parte di questi qua.

Mi sento orgogliosamente Italiano solo in quanto geneticamente e culturalmente legato a quelle origini che ora vogliono cancellare per farci entrare nella grande fratellanza, così come si vuole nei consessi dei potenti in grembiulino e cappuccio, per i quali l’Italia è solo "una mera espressione geografica”.

Sono dalla parte di quelli che l’hanno protetta contro i barbari, come papa Leone Magno, di quelli che l’hanno difesa, come i “Viva Maria” contro l’aggressione Napoleonica, dalla parte di quelli che l’hanno resa grande, come Ottaviano Augusto, dalla parte di quelli che l’hanno riunificata, come Dante Alighieri, dalla parte di quelli che l’anno impreziosita, come Raffaello, dalla parte di quelli che l’hanno rispettata, come mio padre, partendo in massa per guerre di cui non capivano neanche il senso, dalla parte di quelli che l’hanno onorata, soccombendo sulle trincee alpine o sulle distese ghiacciate della Russia meridionale, dalla parte di quelli che l’hanno riscattata, come Salvo D’Acquisto, dalla parte di quelli che l’hanno glorificata, morendo nel compito arduo di farne rispettare le leggi, come Carlo Alberto Dalla Chiesa, dalla parte di quelli che l’hanno risollevata, con il sacrificio della propria vita, come Enrico Mattei, dalla parte di quelli che l’hanno sostenuta, con una vita intera dedicata al lavoro, alla famiglia, al rapporto con Dio.

Claudio Gazzoli





mercoledì 13 gennaio 2021

LA FATALE ALLEANZA TRA IL DRAGO ROSSO E LA BESTIA NERA

 



Può essere utile per capire meglio la disastrosa situazione, morale, dottrinale, ideale, organizzativa, della Chiesa di oggi.

3 giugno 1989 - dal messaggio della Madonna a don Stefano Gobbi:

… in questa terribile lotta sale dal mare, in aiuto del Drago, una bestia simile a una pantera.

Se il Drago Rosso è l’ateismo marxista, la bestia nera è la massoneria.

… Se il Signore ha comunicato la sua Legge con i dieci comandamenti, la massoneria diffonde ovunque, con la potenza delle sue dieci corna, una legge che è completamente opposta a quella di Dio.

Al comandamento del Signore: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, essa costruisce altri falsi idoli, difronte ai quali oggi molti si prostrano in adorazione.

Al comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, essa si oppone con il bestemmiare Dio e il suo Cristo, in tanti modi subdoli e diabolici, fino a ridurre ad un marchio di vendita indecoroso il suo nome e a fare film sacrileghi sulla sua vita e sulla sua divina Persona.

Al comandamento: “Ricordati di santificare le feste”, essa trasforma la domenica in week end, nel giorno dello sport, delle gare, dei divertimenti.

Al comandamento: “Onora il padre e la madre”, essa contrappone un modello nuovo di famiglia fondato sulla convivenza, persino tra omosessuali.

Al comandamento: “Non uccidere”, essa è riuscita a fare legittimare, in ogni parte, l’aborto, a fare accogliere la eutanasia, a fare quasi scomparire il rispetto dovuto al valore della vita umana.

Al comandamento: ”Non commettere atti impuri”, essa giustifica, esalta e propaganda ogni forma di impurità, fino alla giustificazione degli atti contro natura.

Al comandamento: “Non rubare”, essa opera perché sempre più si diffondano i furti, la violenza, i sequestri, le rapine.

Al comandamento: “Non dire falsa testimonianza”, essa agisce perché si propaghi sempre più la legge dell’inganno, della menzogna, della doppiezza.

Al comandamento: “Non desiderare la roba e la donna di altri”, agisce per corrompere nel profondo la coscienza, ingannando la mente e il cuore dell’uomo.

17 giugno 1989 - dal messaggio della Madonna a don Stefano Gobbi – Il numero della bestia: 666

…. Addirittura la massoneria ecclesiastica giunge fino a costruire una statua in onore della bestia e costringe tutti ad adorare questa statua.

Ma, secondo il primo comandamento della santa Legge del Signore, solo DIO si deve adorare e a Lui solo deve essere data ogni forma di culto.

La statua o l’idolo, costruito in onore della bestia, per essere adorato da tutti gli uomini è l’Anticristo.

Calcolate ora il suo numero 666, per comprendere come indichi il nome di un uomo.

 


OGNI RIFERIMENTO È PURAMENTE CASUALE....

nome

codice ASCII*

B

66

E

69

R

82

G

71

O

79

G

71

L

76

I

73

O

79

 

 

somma

666


* Il codice ASCII è la codifica utilizzata nel linguaggio informatico per trasferire i caratteri in codice binario





venerdì 8 gennaio 2021

IL VERO VACCINO

 


Se la Chiesa organizzasse, nello stesso momento, in tutte le chiese del mondo, in tutti i monasteri e conventi, adunanze continuate di PREGHIERA, la nuda e semplice preghiera delle invocazioni a Dio, del Rosario.

Se in tutte le chiese si celebrassero Vere Sante Messe in rito “normale”, senza fronzoli e abbellimenti, nella riproposizione incruenta del Santo Sacrificio, con la partecipazione compatta dei fedeli.

Se in tutte le chiese si tornasse a cantare il canto gregoriano, i canti Mariani della tradizione con l’accompagnamento esclusivo dell’organo.

Se, in tutte le parrocchie del mondo, si organizzassero Adorazioni perpetue alla Santa Eucarestia.

Se si svolgessero regolari processioni con il Santissimo Sacramento e la Vergine Maria, in tutte le parrocchie del mondo.

Se tutti i sacerdoti ritornassero a parlare della Vera Dottrina, del peccato, dei Novissimi, dei Santi.

Se in tutti i seminari si ritornasse a studiare la sana teologia, i Sacramenti, la vera Liturgia, la devozione alla Madonna, il Catechismo, le encicliche di papa Leone XIII e di san Pio X.

Se tutti i sacerdoti e religiosi del mondo pronunciassero il giuramento antimodernista di San Pio X.

Se si confermassero solennemente tutti i Dogmi Mariani e si dichiarasse solennemente il dogma di Maria Corredentrice.

Se in tutte le chiese venissero demolite le mense eucaristiche ritornando al vero altare del sacrificio.

Se tutti i fedeli ritornassero al rispetto massimo verso le Sacre Specie, inginocchiandosi sulla balaustra, ricostruita, prima di prendere la comunione sulla lingua.

Se in tutte le chiese venissero distrutte le cosiddette opere d’arte sacra moderne e blasfeme per far posto alla vera rappresentazione della croce, della Madonna e dei Santi, quelli veri.

Se si facesse, in tutte le chiese del mondo, una invocazione di sottomissione all’Unico Vero Dio, all’Unico Vero Salvatore, intonando, simultaneamente, il TE DEUM.

Se venissero ridotti allo stato laicale tutti i religiosi non allineati con la vera Dottrina della Chiesa perché perversamente dominati dalle pulsioni della carne e dalle seduzioni diaboliche del protestantesimo.

Se tutti i sacerdoti rimettessero la talare, come richiesto dalla Madonna alle Tre Fontane.

Se venissero ricondotte alla giusta Dottrina tutte le istituzioni della Chiesa a partire dalla Pontificia Accademia per la Vita e molti degli organi di informazione paradossalmente compiacenti verso aborto, contraccezione, omosessualismo e delegittimazione della famiglia.

Se la Chiesa ribadisse il proprio millenario magistero nei confronti della vera FAMIGLIA cristiana.

Se venissero eliminate tutte le adozioni straordinarie, diventate poi ordinarie nella prassi quali ministri e ministre, comunione sulla mano, confessione comunitaria.

Se la Chiesa ricominciasse a parlare alle anime.

Se la Chiesa ritornasse a proclamare il Vangelo a tutti gli uomini, confermando che solo in Gesù Cristo c’è la SALVEZZA.

Se TUTTI tornassimo a credere fermamente che la Storia è esclusivamente nelle mani di Dio.

Se il papa ritornasse a fare il Papa, se tutti i vescovi e sacerdoti tornassero a fare i Vescovi e Sacerdoti, i frati e le suore tornassero a fare i Frati e le Suore, le monache e i monaci le Monache e i Monaci, nell’unico esclusivo compito di pregare, annunciare il Vangelo, ribadire la Dottrina Perenne della Chiesa per la salvezza delle anime.

Se il Papa, con tutti i cardinali riuniti in Vaticano, officiassero, prostrati, umilmente ravveduti, una cerimonia solenne di richiesta accorata di perdono, per la spaventosa, diabolica profanazione dell’ottobre 2019 e procedessero ad una maestosa RICONSACRAZIONE dei luoghi sacri oltraggiati, facendo un falò delle canoe, paciamame, priapi, totem, sozzure, oscenità…..

allora il covid-19, le sue origini, mutazioni, connessioni, fisiche e ideologiche, scomparirebbero per sempre dalla faccia della Terra.


Claudio Gazzoli