sabato 4 luglio 2026

LA CHIESA DI CAMPAGNA

 


In questa chiesa dei Sacri Cuori di Fermo, non lontano dalla mia abitazione, qualche giorno fa, vi è stata una profanazione e relativo sacrilegio con furto di ostie consacrate.
Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione, consolidata qualche decennio fa ma iniziata con la cosiddetta “prima rivoluzione industriale”. “Vi abbiamo arricchito il corpo ma vi abbiamo salassato l’anima !”.

  

Dai mattoni di questa chiesa rurale, ora profanata, ancora in aperta campagna, anche se non più la campagna plasmata dalla fatica umana per almeno due millenni, traspare la storia fatta di antica liturgia, devozione, pietà di popolo umile, sottomesso a Dio, di donne velate e genuflesse, di uomini bruciati dal sole, asciutti e piegati. Passando a piedi lungo la strada bianca si poteva incontrare il parroco, in talare lisa e tricorno, mentre recitava il breviario passeggiando sotto i grandi pini sulla terra polverosa, con uno sguardo verso l’ingresso della chiesa; si poteva entrare e inginocchiarsi davanti a quel lumicino rosso accanto al tabernacolo dell’altare di pietra, quello vero, ricoperto da una tovaglia bianca di pizzo, dopo essersi aspersi la mano alla pesante acquasantiera di marmo incavato; si poteva chiedere di confessarsi al confessionale di legno intarsiato dietro alla grata di rame forato mentre il sacerdote indossava la stola prima di entrare; si potevano udire le grida lontane dei bambini del catechismo mentre giocavano con una palla di cuoio sgualcito sul terreno di terra battuta dietro alla chiesa; si potevano vedere le donne e gli uomini mentre si recavano a messa, di mattino presto, prima di andare nei campi, lasciando le scarpe infangate sotto il pino mentre indossavano quelle pulite portate per mano da casa; si poteva avvertire l’«introibo ad altare Dei» del sacerdote mentre saliva i gradini dell’altare ricoperti dal tappeto rosso, con indosso la pianeta verde, osservato dal chierichetto mattiniero con la cotta bianca sulla tunica nera; si potevano udire le campane intonare il Vespro mentre i contadini si radunavano per tornare nelle loro case sulla strada di terra battuta; si poteva scorgere il contadino mentre, lasciato il carro sotto l’ombra dei pini, entrava in chiesa per un fugace saluto; si potevano incontrare donne anziane, decorose e vere, mentre si recavano in chiesa ad offrire a Dio i propri malanni; si poteva avvertire l’alito leggero dello Spirito nelle frequenti processioni e rogazioni durante l’anno mentre la pietà popolare, ancora intatta, intonava i canti Mariani; ci si poteva sentire a casa propria, nell’unico vero ritrovo della comunità, a scaldarsi davanti al focolare custodito con amore dalla padrona di casa, la Vergine Maria; ci si poteva sentire “accolti” nella comunità della Chiesa di sempre, con la certezza che mai e poi mai nessuno avrebbe potuto stravolgere la verità sacrosanta, immutabile, sicura, consolante, eterna, di una vita la cui provvisorietà era nell’ordine delle cose, degli affetti, degli eventi improvvisi, dentro alla quale ognuno aveva ben chiara la propria piccolezza davanti a Dio.

 

 
CONTRORIVOLUZIONE
La signora Veronica Cireneo, che gestisce il sito "Alleati dell'Eucarestia e del Vangelo", ha pubblicato questo mio testo, prendendolo dal blog di Marco Tosatti, dopo averlo "opprtunamente" modificato.
Come altri curatori di siti internet, che hanno l'abitudine di cambiare quello che a loro non piace, la suddetta Veronica ha pensato bene di modificare la forma dello scritto sostituendo il punto e virgola che separa i vari capoversi con il punto e con l'accapo. Ora c'è un motivo per il quale uso scrivere di seguito vari pensieri ed è per dare una continuità al testo che possa riflettere un ricordo che, essendo vivo, risulta unitario.
Per quanto riguarda l'integrità del testo, sono state omesse o modificate parole, come la prof. sul compito in classe di Italiano, ma, in particolare, c'è una omissione molto significativa di un certo ambiente che si ritiene l'Eletto di Dio.
Il mio testo dice:
"Tutto quello che dirò sotto è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa, come la rivoluzione..."
La frase riportata sul loro sito:
"Tutto quello che dirò (...) è finito, a causa di una profanazione lenta, inesorabile, impietosa (...).."
Certo, per i "conservatori", che hanno il proposito di "conservarla", la rivoluzione è inviolabile, è più "sacra" del "sacro" che pensano di difendere, è la vera "rivelazione", la "nuova pentecoste", come il papa, qualche giorno fa ha ribadito, elogiando la liberté, egalité, fraternité, della rivoluzione americana del 1783.


https://www.alleatieucarestiaevangelo.it/2026/07/cera-una-volta-una-chiesa-di-campagna.html



 


 

 

 

 

 


lunedì 22 giugno 2026

L’ACCADEMIA DELLA GEOMETRIA EUCLIDEA


La Geometria Euclidea, con la quale conviviamo quotidianamente, è una costruzione logico-deduttiva, matematicamente perfetta, basata su 5 postulati fondamentali, non dimostrabili. Il primo postulato, ad esempio, dice: “per due punti passa una ed una sola retta”. Tutti i teoremi, tutti i corollari e le infinite dimostrazioni derivano da questo sistema inconfutabile.
I POSTULATI non possono essere modificati perché sono frutto del Pensiero di Dio, sono pensiero di pensiero, direbbero i filosofi antichi. Se anche uno soltanto di questi postulati venisse ridefinito e addirittura rovesciato, si andrebbe a costituire UN’ALTRA GEOMETRIA.
Intorno alla metà dell’800, Bernhard Riemann sviluppò una geometria non Euclidea, semplicemente negando il quinto postulato: “per un punto esterno ad una retta non può essere tracciata alcuna retta parallela alla retta data”. Questo è possibile, basta che i teoremi che nascono dai nuovi postulati siano perfettamente coerenti in senso matematico. Questa geometria, che curva lo spazio, è servita ad Einstein per elaborare la sua grande Teoria della Relatività Generale. Si tratta di un’altra geometria, la Geometria Ellittica.
Ora però, da qualche decennio, sta accadendo qualcosa di inverosimile all’Accademia. I posti chiave sono stati occupati da matematici fraudolenti che non solo hanno modificato, rovesciandoli, tutti i postulati, ma hanno falsificato lo sviluppo dei teoremi per dare l’illusione che le nuove deduzioni appartengano alla medesima Geometria Euclidea.
Quello che sta avvenendo all’Accademia è qualcosa che l’uomo non può aver concepito da solo.

 

 

 

mercoledì 27 maggio 2026

CAMPO DI GRANO

 


Solo le tracce delle ruote del trattore si vedono in questo campo di grano, immacolato, verde intenso, grazie a dosi massicce di concime (petrolio), senza quei puntini rossi fastidiosi dei papaveri e quelle macchie di erba infestante, eliminati completamente da diserbante a go go (petrolio); steli puliti senza macchie di muffa o di parassiti (petrolio); spighe folte e diritte (OGM), non come il grano di una volta che rendeva tre volte di meno e si accosciava; file regolari che rivelano un’aratura uniforme del terreno (petrolio), in attesa di essere mietute e battute (petrolio) per poi ottenere quella meravigliosa farina, bianca come il mulino bianco (petrolio), pronta per la trasformazione (petrolio) in pasta, pane, dolci, pizza, biscotti.

Tu voi mette la fatica de na ‘ota ? dové rotà li quinti de lu campu co lo foraggio e l’erba medica, rrizzasse a le quattro de matina pe’ stramà le hacche, pulije la stalla de lo letame che po’ tucchìa a spaggne iò li campi. E pòòò’?... lo mete e lo vatte, le sudate co lo callo da la matina presto, spettanno che rrivìa lu fratì pe’ fa’ colaziò. Lo sudà pe' rcoie le cove e portalle a fa la serra pé lo vatte !

Non ho fatto nulla di tutto ciò, quindi parlo senza averlo provato… ma l’ho vissuto da bambino dai miei nonni. Ho il massimo rispetto per questi uomini e donne che hanno lavorato una vita intera per un sacrificio certamente ricompensato perché rispetta in pieno l'ammonimento di Dio ad Adamo.
Mi diceva un uomo molto anziano che andava a battere il grano con la sua trebbia, negli anni trenta:
«la fatica era tanta ma si cantava fino a sera, si mangiava e si ballava e tutti eravamo felici. Adesso sono tutti “incazzati”».



UOMO VECCHIO, DONNA VECCHIA


Romani 6,5-6
«5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato».
San Paolo non ha avuto bisogno di puntualizzare, scrivendo “il nostro uomo vecchio, la nostra donna vecchia” perché a quell’epoca non c’erano i vincoli coercitivi del “politically correct”, non era ancora arrivata, nella società e nella Chiesa nascente la rivoluzione.

Il prete del Santuario della Madonna del Pianto di Fermo, ieri:
dobbiamo far morire l’uomo vecchio…. la donna vecchia…”.

La parola “uomo” in San Paolo ha un valore elevato, designa una “categoria” di livello intermedio, tra il divino e il terreno, modello sostanziale di tutti gli uomini e le donne di ogni tempo, di tutte le razze, tutte le culture.
Usare invece la parola “uomo” assieme alla sua affine “donna”, vuol dire scendere di livello, passare dall’universale al particolare, dalla gravità alla vanità, dal rigoroso al ridicolo, dallo spirito al corpo. Perfettamente in linea con tutto il contesto.




mercoledì 13 maggio 2026

MUSERUOLA INFINITA

 


Queste sono alcune immagini, di presentazione, che ho preso ora, dal sito CIMP Cap (Conferenza Italiana Ministri Provinciali Cappuccini). Evidentemente lo considerano un atto di merito... merito davanti a chi ?
E pensare che San Francesco li abbracciava i lebbrosi...  Inquietante !






sabato 9 maggio 2026

NON PREVALEBUNT

 

Un anno fa, dopo circa dieci giorni dall’elezione, scrivevo questo:

https://t.me/claudiogazzoli_fragmenta/1865

Dopo un anno TUTTO CONFERMATO ovviamente.

Non ci casco, non mi faccio incantare dalle paroline suadenti, dai modi educati, dai paramenti apparentemente normali, dalle omelie apparentemente in linea con la dottrina di sempre.

Sono convinto che c’è una SOLA STRADA per la Chiesa Cattolica Romana (per quello che ne è rimasto…),

RITORNARE IN TUTTO ALLA CHIESA DI 170 ANNI FA

nella Dottrina, nella Liturgia, nella vita degli Ordini Religiosi, nella condotta dei sacerdoti, nella gestione delle parrocchie, nella TOTALE INDIPENDENZA DALLO STATO (meglio una chiesa diroccata che una chiesa “ristrutturata” con i soldi di organizzazioni laiche o dello Stato,…. vedi Santuario della Madonna dell’Ambro, perché per avere devi poi cedere…). E tutto questo a QUALUNQUE COSTO, anche a costo della persecuzione più feroce sia esterna che interna.

Nel 1871, a ridosso dell’assalto e della presa di Roma da parte dei “conquistatori” piemontesi e non solo… il governo Lanza propose a papa Pio IX la “legge delle GUARANTIGE”, che si proponeva di “regolarizzare” i rapporti tra Stato e Chiesa. In pratica si trattava di restituire la millesima parte di quello che era stato barbaramente confiscato a patto che la Chiesa si sottoponesse alle regole da loro fissate. Papa Pio IX si oppose fermamente, definendo la legge un "mostruoso prodotto della giurisprudenza rivoluzionaria". Lo Stato rispose sopprimendo le facoltà di Teologia di tutte le università italiane e imponendo che i seminari fossero sottoposti a controllo statale.

Nel 1864 papa Pio IX pubblicò l’Enciclica QUANTA CURA, testo fondamentale per capire la persecuzione che, allora come ora, veniva consumata nei confronti della Chiesa di sempre. Riporto solo un brano, che mi sembra significativo e molto, molto attuale:

«Pertanto non cessano mai con modi totalmente nefandi di vessare l’uno e l’altro Clero da cui, come viene splendidamente attestato dai certissimi monumenti della storia, tanti grandi vantaggi derivarono alla cristiana, civile e letteraria repubblica; e vanno dicendo che “il Clero, come nemico del vero ed utile progresso della scienza e della civiltà, deve essere rimosso da ogni ingerenza ed ufficio nella istruzione e nella educazione dei giovani”».

In appendice all’enciclica Quanta Cura si trova il SILLABO, l’ELENCO DEGLI ERRORI DELL’ETA’ NOSTRA…. Al numero 80 di questo elenco:

LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.

La Chiesa non è un’azienda, soggetta alle leggi del mercato e quindi del marketting..., non è un’associazione confacente all’evoluzione del costume, è una Istituzione Soprannaturale, fondata da Gesù Cristo, che è Dio. E Dio non si evolve, non muta, non si adegua; per DEFINIZIONE, perché DIO E’, non DIVIENE.

Questo è il mio pensiero che non sono disposto a cambiare neanche di un micron.


Su questo blog avevo pubblicato questo, il giorno dopo l'elezione:
fragmenta di claudio gazzoli: PAPA LEONE XIV, le mie personalissime valutazioni

e questo:

fragmenta di claudio gazzoli: NORMALIZZAZIONE