mercoledì 27 maggio 2026

CAMPO DI GRANO

 


Solo le tracce delle ruote del trattore si vedono in questo campo di grano, immacolato, verde intenso, grazie a dosi massicce di concime (petrolio), senza quei puntini rossi fastidiosi dei papaveri e quelle macchie di erba infestante, eliminati completamente da diserbante a go go (petrolio); spighe folte e diritte (OGM), non come il grano di una volta che rendeva tre volte di meno e si accosciava; file regolari che rivelano un’aratura uniforme del terreno (petrolio), in attesa di essere mietute e battute (petrolio) per poi ottenere quella meravigliosa farina, bianca come il mulino bianco (petrolio), pronta per la trasformazione (petrolio) in pasta, pane, dolci, pizza, biscotti.

Tu voi mette la fatica de na ‘ota ? dové rotà li quinti de lu campu co lo foraggio e l’erba medica, rrizzasse a le quattro de matina pe’ stramà le hacche, pulije la stalla de lo letame che po’ tucchìa a spaggne iò li campi. E po’ lo mete e lo vatte, le sudate co lo callo da la matina presto, aspettanno che rrivìa lu fratì pe’ fa’ colaziò. Lo sudà pe rcoie le cove e portalle a fa la serra pè lo vatte !

Non ho fatto nulla di tutto ciò, quindi parlo senza averlo provato… ma l’ho vissuto da bambino dai miei nonni. Ho il massimo rispetto per questi uomini e donne che hanno lavorato una vita intera per un sacrificio certamente ricompensato perché rispetta in pieno l'ammonimento di Dio ad Adamo.
Mi diceva un uomo molto anziano che andava a battere il grano con la sua trebbia, negli anni trenta:
«la fatica era tanta ma si cantava fino a sera, si mangiava e si ballava e tutti eravamo felici. Adesso sono tutti “incazzati”».



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