mercoledì 25 marzo 2026

LORO LA CHIAMANO “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

 

Riesce a fare calcoli ad una velocità miliardi di volte di quella del cervello umano. Ma non è che il cervello sia inferiore, anzi… Nessuno sa con precisione come esso lavori, sicuramente non in un sistema binario, alla base del codice chiamato impropriamente, falsamente, ma strumentalmente, Intelligenza Artificiale. La quale non è altro che un programma in grado di svolgere ricerche, calcoli ed elaborati in modo enormemente più efficiente. Anche se il “loro” scopo è quello di accreditare la favola che si tratta di una evoluzione delle capacità del cervello umano, in realtà non è affatto così. Semplicemente Dio ha creato la mente umana non per fare calcoli complessi e velocissimi, come determinare la traiettoria ottimale per intercettare un missile o guidare un satellite o consultare tutte le pubblicazioni del mondo in una frazione di secondo. No, Dio ha creato la mente umana per risolvere situazioni semplici ma essenziali, per rapportarsi con la natura circostante, valutare il momento opportuno per seminare, guidare l’aratro, fabbricare un mobile, dipingere l’annunciazione di Beato Angelico, erigere la cattedrale di Orvieto. La AI fa semplicemente niente di più di quello che è stato già fatto, scoperto, scritto, pubblicato, ma lo fa ad una velocità strabiliante.
Non bisogna poi dimenticare un fatto che ritengo fondamentale. Le enormi capacità computazionali di queste tecniche, tutta la presente tecnologia, dal high tech, all’uso ormai diventato irrinunciabile delle “app”, è possibile grazie alla enorme velocità della luce che in un secondo percorre la distanza dalla Terra alla Luna ed in una frazione di secondo arriva a tutti i server del mondo per trovare i “bit” funzionali alla ricerca.
Occorre ricordare che la LUCE è un’entità fisica unica nell’universo e la sua velocità è una “invariante”, l’unica velocità che non muta al cambiare del sistema di riferimento. Sistema Tolemaico o Copernicano non sono sistemi ASSOLUTI. La luce è una materia ASSOLUTA. È Dio che l’ha creata così. Proprio la “luce” con la quale Dio ha voluto manifestarsi: “Era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo” Gv 1,9. Ora noi, dimentichi ed ingrati, non la guardiamo per questo dono, come avveniva nel Medioevo quando, nelle meravigliose cattedrali, la luce filtrava attraverso i vetri colorati delle finestre per rischiarare, mirabilmente, la casa di Dio ed illuminare l’anima dell’uomo umile, perché sottomesso, e donargli la percezione del soprannaturale. Ora invece la utilizziamo per frazionare la “creazione” e ricomporla a nostro piacimento, perché così non ci piace, non è “inclusiva”, perché Dio ha sbagliato e invece noi, figli della rivoluzione, siamo meglio di Lui; quindi ora siamo noi che meritiamo di essere “illuminati” dai potenti riflettori a led che hanno installato nelle chiese.
La frammentazione della “informazione”, qualunque essa sia, fotografie, video, testi, comporta, almeno in questa fase del processo, una completa disaggregazione dei contenuti dell’informazione stessa, che, per forza di cose, per motivi che potrebbero dirsi ontologici, sono analogici, analoghi cioè alla realtà. Intendo dire che continuano ad esserci ma in una enorme tabella matematica digitale ovviamente irriconoscibile. Se avessimo la possibilità di osservarla, vedremmo una coda quasi infinita di due diversi stati elettrici della materia, convenzionalmente indicati con 0 e 1. Vedremmo un mondo piatto, desolato, monotono, incomprensibile. La sua ricostituzione in forme a noi percepibili può avvenire in una miriade di modi diversi che non è detto siano perfettamente equivalenti agli originali. Può essere introdotta, sostituita, evitata una parte o tutta la verità, chiaramente presente nell’originale.
Si può dire che l’invenzione della tecnica digitale, che ha consentito tutto quello che stiamo vivendo dai missili teleguidati fino, appunto, alla AI, abbia avuto un percorso analogo all’evoluzione della cultura, del pensiero, cioè frammentazione, dissipazione della verità, e poi la sua successiva, arbitraria ricomposizione. Paradigmatico di tutto questo è l’evoluzione dell’arte, a partire dalla fine dell’ottocento. Se si prende uno dei meravigliosi quadri dell’arte italiana di qualche decennio prima dell’invenzione del “bit” e lo si confronta con una tela di Pollock, si ha l’evidenza del passaggio da una rappresentazione della realtà nobilitata dalla sensibilità dell’artista ad una cancellazione totale dell’oggettività, anzi alla sua completa frantumazione.
Tutto come programmato, come rivela il motto della Massoneria (il maiuscolo solo perché è un nome proprio) “Solve et Coagula”, SCIOGLI E RICOMPONI. Appunto, prima sciogliere, distruggere, sterminare, cancellare, con la rivoluzione, poi ricomporre, dando forma con l’informe, coesione con la frode, fine con l’effimero. Ma questo, se intendiamo il rinnovamento integrale della morale e quindi della società, lo hanno già ottenuto, con una campagna a tappeto di canalizzazione delle informazioni e delle idee durata almeno tre secoli. Ora però la tecnica scopre nuovi orizzonti, fino a poco tempo fa impensabili. Il "digitale" da a loro la possibilità di indirizzare i cervelli, di togliere ogni residuo di pensiero autonomo con la cessione del "pensare" alla macchina, con in più l'illusione di poter cogliere il tutto, di essere, come il serpente antico promise ad Adamo, come Dio, anzi di prenderne il posto. Fiumi di bit fluiranno sempre di più nelle nostre menti e, inconsapevolmente, lentamente, ci riformatteranno, ma questo, aimè, sta già avvenendo.
Diversi anni fa rimasi sorpreso dalla lettura di un libro di Conrad Lorentz, premio Nobel per la medicina, “Il declino dell’uomo” e nessun altro scritto mi ha poi colpito come quello. Vi si legge:
«…non possiamo prevedere fino a quando il complesso dei geni dell’uomo attuale, per quanto numerosi siano i geni, riuscirà a resistere a una PRESSIONE SELETTIVA che accorda la sua preferenza, in modo particolarmente PRESSANTE, ai caratteri della SOTTOMISSIONE ACRITICA e della ARRENDEVOLEZZA ALL’INDOTTRINAMENTO».
Ecco, ora la “pressione selettiva” ha uno strumento ultra-pressante.
Ci sono ormai situazioni, ogni giorno, in cui senza rendercene conto, ne veniamo coinvolti. Ma, quando ci viene proposto e la riconosciamo, dobbiamo eluderla, anche se questo ci costerà più fatica per ricercare, catalogare, sintetizzare.
Di una cosa possiamo essere certi, il Paradiso non è un luogo digitale; saremo, se lo avremmo meritato, in comunione analogica con Dio.

Claudio Gazzoli




Pubblicato sul blog di Marco Tosatti:
L’Intelligenza Artificiale, Figlia della Luce, Materia Assoluta dell’Universo (di Dio…). Claudio Gazzoli. - STILUM CURIAE

venerdì 20 marzo 2026

SENZA VIA D'USCITA


Questo rito è stato “celebrato” a San paolo del Brasile nel 1995. Prevost era missionario (si fa per dire..) in Perù, ma evidentemente svolgeva la sua “evangelizzazione" (teologia della liberazione, lotta di classe, marx e compagni…) in tutta l’America Latina.
Le prime due foto sono state scattate, da due macchine fotografiche diverse, a distanza di qualche decina di secondi l’una dall’altra. Prevost fa le letture (non credo tratte dal Lezionario...) nella prima foto, poi si accinge a “prostrarsi” come tutti gli altri, nella seconda. La terza è una foto di gruppo che riunisce tutti i partecipanti a questa porcata di chiara ispirazione diabolica.
A me, quello che più sorprende e avvilisce non è tanto la presenza del futuro papa, uomo di cultura, con una laurea in matematica, palesemente non credente, o meglio non credente nel Dio del Credo, nell’unico Dio della nostra fede, inzuppato fino al midollo di ideologia marxista, tale e quale a B.
Quello che più mi sconcerta è la presenza di almeno sei suore, presumo dello stesso ordine religioso di Prevost. Le cose sono due, o si sono fatte qualche litro di una bevanda a base di coca, visto che da quelle parti è piuttosto comune, oppure questa è l’ennesima dimostrazione del baratro in cui sono caduti gli ordini religiosi, con un percorso formativo in cui gli aspetti dottrinali sono completamente assenti.
Avevo cinque anni quando ho dovuto imparare a memoria le risposte alle domande del Catechismo di San Pio X. Ebbene, quella roba là l’avrei considerata indubbiamente peccato mortale.
Per quanto riguarda una presunta “conversione” di Prevost, avvenuta negli ultimi trent’anni, c’è la prova fattuale della sua infondatezza, in quanto Prevost, che ha certamente conosciuto l’introduzione della pachamama in Vaticano nell’ottobre 2019, non ha fatto nulla, una volta eletto, per prendere le distanze da quella incredibile profanazione, anzi decine di volte si è richiamato al “suo amatissimo predecessore”. 
 
 
 
 

venerdì 13 marzo 2026

IL FANTASMA DI SANTA MARIA MAGGIORE

Un mostro repellente, fumoso e straccione, lattiginoso, bavoso come una lumaca gigante, si aggira di notte in Santa Maria Maggiore. Attraversa nel buio la pesante lastra di marmo, che abusivamente lo rinchiude, svolazza tra le icone per deriderle, struscia sui marmi dei papi, scivola, ruzzola sul magnifico pavimento policromo, sbeffeggia i quadri, si distende gongolando sulle pietre degli altari, poi sguscia fuori sulla città distratta e assopita e, dopo un fugace saluto al suo esimio ammiratore, se ne torna smanioso ad attendere, per il suo spasso più beffardo, di ricevere i soliti sprovveduti visitatori.




martedì 3 marzo 2026

FAVOREGGIAMENTO DEL MALE ASSOLUTO (sfamare gli orchi)


Non dovevo leggerli ed ora non posso toglierli dalla mente questi agghiaccianti messaggi (che risparmio ai lettori) del “mondo Epstein”. Il fatto che spaventa e penso sorprenda pure i diavoli (perché i loro allievi sono diventati alla loro pari o anche meglio...) è il coinvolgimento di bambini da un anno in su. Questo delirio infernale, la cui origine geografica non è difficile da intuire, che coinvolge direttamente uomini (e donne) di potere, protagonisti del cinema e dello spettacolo, scrittori e scienziati di fama, non è solo il precipizio ultimo di un’umanità perduta, è la manifestazione palese e non ostacolata del male assoluto, che ormai impregna ogni aspetto, da quello politico-sociale a quello religioso. Pensavo di non avere più nulla di cui meravigliarmi e invece rimango sbalordito al pensiero di come l’uomo, quando si allontana da Dio anzi lo disconosce, possa arrivare a concepire livelli così abissali di barbarie. E se è vero che vi sono coinvolti anche i migliori luminari, allora questa è la dimostrazione palese di come l’intelligenza umana, a partire dall’umanesimo in avanti, opportunamente instradata, ha prodotto benefici (?) solo quale effetto secondario di ben altri fini. Chi ha gli occhi per “guardare” lo può toccare con mano con l’evoluzione digitale degli ultimi anni. Quella intelligenza lì, non guidata dall’anima, (e lo dico da pentito) è infruttuosa, serve solo a procacciarsi una montagna di nulla.
In breve sono due gli aspetti che più mi colpiscono:

il primo riguarda la conferma della consapevolezza che ho acquisito da tempo sull’impostura gigantesca della cosiddetta “democrazia”, che i grandi pensatori dell’Antica Grecia indicavano con il nome di “demagogia” e che per me si legge “demon-crazia”. Un fatto così grave, in un serio sistema politico, avrebbe dovuto scatenare tutte le forze della “giustizia” per indagare, arrestare, processare e poi portare al macello una nutrita congerie di responsabili di reati efferati, disumani e sanguinari, senza guardare in faccia a nessuno. Invece con la stessa montagna di soldi con i quali si compravano le depravazioni più repellenti si sono comprati tutti i centri di potere politico e mediatico. Ma sarebbe più corretto dire che gli stessi centri “fittizi” di potere sono già, da qualche centinaio di anni, nel registro delle vere centrali operative, la cui origine non è neanche difficile ravvisare.

Il secondo aspetto riguarda una sconcertante antinomia, la responsabilità indiretta (per quella diretta non ci sono le prove) degli uomini di chiesa e, in definitiva, della stessa Chiesa Cattolica nella sua struttura terrena. Ma la responsabilità indiretta non esclude il coinvolgimento nelle cause prime.
La Chiesa, negli ultimi 60 anni, ha abbandonato la sua primaria missione, eminentemente spirituale e quindi assolutamente primaria, dato il divario infinito tra la nostra vita terrena e la vita eterna, per dedicarsi al mondo, nell’incontro fatale, come diceva papa Paolo VI, con l’uomo che si è fatto Dio. La Chiesa non è più, come lo è stata per secoli, il riferimento morale assoluto, effetto inevitabile dell’applicazione della Legge di Dio. È così, non c’è bisogno di dimostrazione: le parole del papa ai vescovi spagnoli a cui ha espresso la sua preoccupazione per l’avanzamento del partito di destra, contrario all’aborto e a tutte le altre porcherie, non desta più meraviglia. Il fatto è che del mondo non vengono assecondati solo gli aspetti che, almeno al primo impatto, risultano positivi per la qualità della vita, ma anche, soprattutto, quelli più nocivi ai fini della salvezza delle anime....
Mi riferisco a tutti gli aspetti che coinvolgono la sessualità per i quali si è passati da un giudizio risoluto, chiaro, perfettamente coerente con le Sacre Scritture e l’insegnamento dei Padri, ad una posizione compiacente, liquida, ambigua, foriera di interpretazioni soggettive, aperta a tutte le perversioni e perciò tanto più scandalosa quanto più alta la fonte. Questo è tanto più grave perché senza un contraltare granitico, inespugnabile, senza la conferma costante di ciò che è bene e di ciò che è male, la naturale deriva, che può arrivare a livelli abietti di perversione, viene addirittura ad essere sminuita quando non giustificata.
Se si mantiene alla seconda carica della Chiesa un individuo che si diletta a scrivere di libidine e di amplessi; se il papa approva un documento, preparato dallo stesso individuo, sulla “benedizione” di coppie dello stesso sesso (sic!); se prestigiosi vescovi mettono a disposizione le chiese per quella pratica; se il papa si compiace nel riceverl* senza ammonirl*; se si adorano idoli pagani, compreso una specie di dio Priapo (come quelli che si possono vedere a Pompei…), allora passa il messaggio che è possibile ogni bassezza che quelle pratiche comportano, anche in rituali orgiastici, come quelli del culto di Dioniso che, nel 186 A.C., il senato romano represse duramente, a Roma e nel sud Italia... e mi fermo qui.
Un richiamo costante, giornaliero, al peccato vorrebbe dire smascherare, porre un riferimento certo, ribadire la distinzione santa tra bene e male. Non prendere una posizione netta vuol dire cooperare con il male assoluto, con la dissoluzione della sua percezione.
È necessario un ritorno radicale alla severità del magistero, della selezione degli aspiranti al sacerdozio e alla vita consacrata, delle ammonizioni, della prassi quotidiana, del modo di rapportarsi a Dio nella Liturgia.
È necessario un ritorno alla Chiesa che si occupi esclusivamente delle anime, perché dei corpi ci sono ormai migliaia di organizzazioni locali, nazionali e internazionali ad occuparsene.
È necessario che gli uomini di Chiesa ricomincino a parlare all’anima individuale, come faceva Gesù, non alle categorie, alle classi sociali, ai sistemi. La categoria dei poveri non va in blocco in Paradiso; ci va il singolo povero o il singolo benestante se avranno rispettato la Legge e i precetti di Dio.
È necessario risollevare da terra la scala verticale che porta verso il Cielo.

Ormai non c’è più tempo. Nel corso di una conferenza, alla quale abbiamo assistito quest’estate a Vitorchiano, una ex funzionaria dell’ONU, ora convertita al Cattolicesimo, che si occupava della diffusione nel mondo della ideologia abortista e del gender, ci ha rivelato che ormai quel progetto è superato, il prossimo passo sarà quello di sdoganare la pedofilia.
Tucho expellendus est !