Romani 6,5-6
«5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato».
San Paolo non ha avuto bisogno di puntualizzare, scrivendo “il nostro uomo vecchio, la nostra donna vecchia” perché a quell’epoca non c’erano i vincoli coercitivi del “politically correct”, non era ancora arrivata, nella società e nella Chiesa nascente la rivoluzione.
Il prete del Santuario della Madonna del Pianto di Fermo, ieri:
“dobbiamo far morire l’uomo vecchio…. la donna vecchia…”.
La parola “uomo” in San Paolo ha un valore elevato, designa una “categoria” di livello intermedio, tra il divino e il terreno, modello sostanziale di tutti gli uomini e le donne di ogni tempo, di tutte le razze, tutte le culture.
Usare invece la parola “uomo” assieme alla sua affine “donna”, vuol dire scendere di livello, passare dall’universale al particolare, dalla gravità alla vanità, dal rigoroso al ridicolo, dallo spirito al corpo. Perfettamente in linea con tutto il contesto.
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