Per
deformazione professionale sono abituato a giudicare gli eventi e le
circostanze in base ai modelli che abitualmente applico nel mio lavoro. In base
ad essi cercherò di dare una valutazione di quello che sta avvenendo, ahimé,
nella Chiesa, nella sua forma visibile.
PROGETTAZIONE
e SVILUPPO sono due termini fondamentali per descrivere qualunque attività
umana che abbia finalità di concretizzazione di un’idea e della sua successiva
diffusione, non necessariamente di tipo economico o commerciale. Questa
espressione, composta da due termini, è utilizzata, tanto per fare un esempio
autorevole, trentacinque volte dalla più
importante norma tecnica internazionale nel campo delle forniture aereospaziali
e militari (ISO 9100). Mentre i due termini che la compongono non sono mai
utilizzati da soli.
Il
legame inoltre è temporale, quasi di causa-effetto: lo sviluppo è successivo
alla progettazione, ne costituisce l'effetto.
Può
esistere lo SVILUPPO senza la PROGETTAZIONE ? direi di NO, proprio perché non
può esserci un effetto senza una causa.
Esempio:
"germinazione e crescita" (riferito ad un albero): mentre può esserci
la germinazione senza la crescita, non può esserci la crescita senza
germinazione.
Per
farla breve, per PROGETTAZIONE si intende il processo creativo di ideazione del
proposito che poi deve essere concretizzato. Tale attività è fortemente
condizionata dalle finalità che si propone l’organizzazione, dalla sua
strategia, da quello che si chiama core business. Per questo motivo la
progettazione viene indirizzata dall’Alta Direzione.
Per
SVILUPPO si intendono tutte quelle modalità che occorre mettere in atto per
raggiungere il risultato finale, in termini di prodotto o, più in generale, di
mutamenti che si intendono apportare ad un sistema complesso. Nel campo
industriale lo sviluppo di un prodotto consiste nella realizzazione del
prototipo, nella sua ingegnerizzazione e successiva, fino ad arrivare al
mercato finale. Tale attività è pertanto CONSEGUENTE alla progettazione, si
pone ad un LIVELLO INFERIORE, più pratico e meno creativo.
Ora
veniamo a noi. Ci sono due eventi che mi hanno particolarmente colpito negli
ultimi giorni. Il primo riguarda l’omelia del Papa del 25 gennaio per la
solennità della conversione di san Paolo Apostolo, di cui riporto uno stralcio,
evidenziando alcune particolarità, come peraltro hanno già fatto altri
commentatori:
«Il
mio amato predecessore, Papa Francesco, ha osservato che il cammino sinodale della Chiesa cattolica «è e deve essere ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale» (Discorso a S.S. Mar Awa III, 19
novembre 2022). Ciò si è riflesso nelle due Assemblee del Sinodo dei Vescovi del 2023 e del 2024,
caratterizzate da un profondo zelo ecumenico e arricchite dalla partecipazione di
numerosi delegati fraterni. Credo che questa sia una strada per crescere
insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali. Mentre guardiamo al 2000° anniversario
della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù nel 2033, impegniamoci a
sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali
ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che
siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo (cfr Per una Chiesa sinodale, 137-138)».
Sorvolando sul "mio amato predecessore", su otto righe, i termini “ecumenico” e “sinodo” compaiono dieci volte. La tecnica della ripetizione, che funziona molto bene con i bambini, per far memorizzare le parole ma, soprattutto, far assimilare il loro contenuto. Un circolo vizioso senza sbocco, un turbine autoreferenziale, quasi autistico.
Il secondo evento riguarda l’omelia (?) che il cardinale Parolin, segretario di stato, ha tenuto a Copenaghen nella cattedrale luterana (sich!) lo stesso giorno dell’omelia del Papa sopra riportata. Cito alcuni brani dal sito Vatican News:
Riferendosi
alla Lettera di San Paolo agli Efesini, da cui è tratto il tema della Settimana
di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il segretario di Stato ricorda che l'unità
nella Chiesa non è uniformità, ma va considerata "comunione viva nella
diversità". E osserva che "l'unità non nasce da ciò che
produciamo; è un dono dello Spirito", per cui "cattolici e
luterani - spiega - possono già riconoscersi come membri dello stesso
Corpo di Cristo, nonostante le differenze storiche e liturgiche".
«La Chiesa resta credibile non grazie al potere, ai numeri o alle strategie, ma quando la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà».
la salute della Chiesa si misura non da numeri o successi ma dalla capacità di «camminare con Cristo e di restargli vicini».
lo
Spirito Santo non elimina le differenze, ma le armonizza.
Il
cardinale, richiamandosi alla Lettera agli Efesini, ha offerto una riflessione
raffinata sull’essenza dell’unità. Questa, ha chiarito, non è la grigia uniformità di un pensiero
unico, ma una comunione viva e pulsante che proprio nella diversità trova la
sua ricchezza. Un dono gratuito dello
Spirito, non un prodotto delle nostre fatiche.
Anche qui non intendo entrare nel merito delle singole affermazioni, commentatori molto più preparati di me lo hanno già fatto.
Un
solo appunto tra i tanti che mi passano per la mente, dopo i fatti scandalosi
dei giorni scorsi avvenuti in una delle chiese più prestigiose della
cristianità, pure i soldatacci e i farisei camminavano vicino a Cristo sul
percorso impervio per il Calvario. Annoto soltanto, in particolare, “la fede
diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di
liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono
cammini di vera libertà”, affermazione che
costituisce la sintesi, pur debolmente dissimulata, del PROGETTO di
RELIGIONE UNICA, la prima fase ovviamente verso la religione unica mondiale.
Il cardinale parla di CATEGORIE, il papa parla di METODI.
Questo
PROGETTO prevede, come sopra evidenziato, lo SVILUPPO, ai fini della definitiva
attuazione. L’omelia del Papa, pronunciata nello stesso giorno, presenta
proprio lo SVILUPPO del PROGETTO illustrato dal cardinale Parolin. In queste
otto righe sono presentati gli STRUMENTI per realizzare il PROGETTO,
esplicitando le modalità: il cammino sinodale deve essere ecumenico, il cammino
ecumenico deve essere sinodale, la necessità della comunicazione reciproca, la
reciproca conoscenza.
Se
devo realizzare il progetto di un campo da calcio, prevederò a “spianare” il
terreno, conoscerne la composizione, eliminare tutte le sporgenze, colmare le
lacune, livellare le pendenze, togliere le pietre d’inciampo, rullare le ultime
asperità.
Allora
mi sorge spontanea una domanda: chi comanda davvero nella Chiesa ?
Per
noi il PROGETTO, quello della SALVEZZA ETERNA, non delle pace, dei “boveri”,
della “giustizia sociale”, della parità dei
diritti, della Religione Unica Mondiale, appartiene esclusivamente a
Nostro Signore Gesù Cristo; lo SVILUPPO è compito della Chiesa Cattolica Romana
nella sua veste pre-rivoluzionaria.