Riesce a fare calcoli ad una velocità miliardi di volte di quella del cervello umano. Ma non è che il cervello sia inferiore, anzi… Nessuno sa con precisione come esso lavori, sicuramente non in un sistema binario, alla base del codice chiamato impropriamente, falsamente, ma strumentalmente, Intelligenza Artificiale. La quale non è altro che un programma in grado di svolgere ricerche, calcoli ed elaborati in modo enormemente più efficiente. Anche se il “loro” scopo è quello di accreditare la favola che si tratta di una evoluzione delle capacità del cervello umano, in realtà non è affatto così. Semplicemente Dio ha creato la mente umana non per fare calcoli complessi e velocissimi, come determinare la traiettoria ottimale per intercettare un missile o guidare un satellite o consultare tutte le pubblicazioni del mondo in una frazione di secondo. No, Dio ha creato la mente umana per risolvere situazioni semplici ma essenziali, per rapportarsi con la natura circostante, valutare il momento opportuno per seminare, guidare l’aratro, fabbricare un mobile, dipingere l’annunciazione di Beato Angelico, erigere la cattedrale di Orvieto. La AI fa semplicemente niente di più di quello che è stato già fatto, scoperto, scritto, pubblicato, ma lo fa ad una velocità strabiliante.
Non bisogna poi dimenticare un fatto che ritengo fondamentale. Le enormi capacità computazionali di queste tecniche, tutta la presente tecnologia, dal high tech, all’uso ormai diventato irrinunciabile delle “app”, è possibile grazie alla enorme velocità della luce che in un secondo percorre la distanza dalla Terra alla Luna ed in una frazione di secondo arriva a tutti i server del mondo per trovare i “bit” funzionali alla ricerca.
Occorre ricordare che la LUCE è un’entità fisica unica nell’universo e la sua velocità è una “invariante”, l’unica velocità che non muta al cambiare del sistema di riferimento. Sistema Tolemaico o Copernicano non sono sistemi ASSOLUTI. La luce è una materia ASSOLUTA dell’universo. È Dio che l’ha voluta così. Proprio la “luce” con la quale Dio ha voluto manifestarsi: “Era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo” Gv 1,9. Ora noi, dimentichi ed ingrati, non la guardiamo più sotto questo profilo, come avveniva nel Medioevo quando, nelle meravigliose cattedrali, la luce filtrava attraverso i vetri colorati delle finestre per rischiarare, mirabilmente, la casa di Dio ed illuminare l’anima dell’uomo umile, perché sottomesso, e donargli la percezione del soprannaturale. Ora invece la utilizziamo per frazionare la “creazione” e ricomporla a nostro piacimento, perché così non ci piace, non è “inclusiva”, perché Dio ha sbagliato e invece noi, figli della rivoluzione, siamo meglio di Lui; quindi ora siamo noi che meritiamo di essere “illuminati” dai potenti riflettori a led che hanno installato nelle chiese.
La frammentazione della “informazione”, qualunque essa sia, fotografie, video, testi, comporta, almeno in questa fase del processo, una completa disaggregazione dei contenuti dell’informazione stessa, che, per forza di cose, per motivi che potrebbero dirsi ontologici, sono analogici, analoghi cioè alla realtà. Intendo dire che continuano ad esserci ma in una enorme tabella matematica digitale ovviamente irriconoscibile. Se avessimo la possibilità di osservarla, vedremmo una coda quasi infinita di due diversi stati elettrici della materia, convenzionalmente indicati con 0 e 1. Vedremmo un mondo piatto, desolato, monotono, incomprensibile. La sua ricostituzione in forme a noi percepibili può avvenire in una miriade di modi diversi che non è detto siano perfettamente equivalenti agli originali. Può essere introdotta, sostituita, evitata una parte o tutta la verità, chiaramente presente nell’originale.
Si può dire che l’invenzione della tecnica digitale, che ha consentito tutto quello che stiamo vivendo dai missili teleguidati fino, appunto, alla AI, abbia avuto un percorso analogo all’evoluzione della cultura, del pensiero, cioè frammentazione, dissipazione della verità, e poi la sua successiva, arbitraria ricomposizione. Paradigmatico di tutto questo è l’evoluzione dell’arte, a partire dalla fine dell’ottocento. Se si prende uno dei meravigliosi quadri dell’arte italiana di qualche decennio prima dell’invenzione del “bit” e lo si confronta con una tela di Pollock, si ha l’evidenza del passaggio da una rappresentazione della realtà nobilitata dalla sensibilità dell’artista ad una cancellazione totale dell’oggettività, anzi alla sua completa frantumazione.
Tutto come programmato, come rivela il motto della Massoneria (il maiuscolo solo perché è un nome proprio) “Solve et Coagula”, SCIOGLI E RICOMPONI. Appunto, prima sciogliere, distruggere, sterminare, cancellare, con la rivoluzione, poi ricomporre, dando forma con l’informe, coesione con la frode, fine con l’effimero. Ma questo, se intendiamo il rinnovamento integrale della morale e quindi della società, lo hanno già ottenuto, con una campagna a tappeto di canalizzazione delle informazioni e delle idee durata almeno tre secoli. Ora però la tecnica scopre nuovi orizzonti, fino a poco tempo fa impensabili. Il "digitale" da a loro la possibilità di indirizzare i cervelli, di togliere ogni residuo di pensiero autonomo con la cessione del pensare alla macchina, con in più l'illusione di poter cogliere il tutto, di essere, come il serpente antico promise ad Adamo, come Dio, anzi di prenderne il posto. Fiumi di bit fluiranno sempre di più nelle nostre menti e, inconsapevolmente, lentamente, ci riformatteranno, ma questo, aimè, sta già avvenendo.
Diversi anni fa rimasi sorpreso dalla lettura di un libro di Conrad Lorentz, premio Nobel per la medicina, “Il declino dell’uomo” e nessun altro scritto mi ha poi colpito come quello. Vi si legge:
«…non possiamo prevedere fino a quando il complesso dei geni dell’uomo attuale, per quanto numerosi siano i geni, riuscirà a resistere a una PRESSIONE SELETTIVA che accorda la sua preferenza, in modo particolarmente PRESSANTE, ai caratteri della SOTTOMISSIONE ACRITICA e della ARRENDEVOLEZZA ALL’INDOTTRINAMENTO».
Ecco, ora la “pressione selettiva” ha uno strumento ultra-pressante.
Ci sono ormai situazioni, ogni giorno, in cui senza rendercene conto, ne veniamo coinvolti. Ma, quando ci viene proposto e la riconosciamo, dobbiamo eluderla, anche se questo ci costerà più fatica per ricercare, catalogare, sintetizzare.
Di una cosa possiamo essere certi, il Paradiso non è certamente un luogo digitale; saremo, se lo avremmo meritato, in comunione analogica con Dio.

Nessun commento:
Posta un commento