Un mostro repellente, fumoso e straccione, lattiginoso, bavoso come una lumaca gigante, si aggira di notte in Santa Maria Maggiore. Attraversa nel buio la pesante lastra di marmo, che abusivamente lo rinchiude, svolazza tra le icone per deriderle, struscia sui marmi dei papi, scivola, ruzzola sul magnifico pavimento policromo, sbeffeggia i quadri, si distende gongolando sulle pietre degli altari, poi sguscia fuori sulla città distratta e assopita e, dopo un fugace saluto al suo esimio ammiratore, se ne torna smanioso ad attendere, per il suo spasso più beffardo, di ricevere i soliti sprovveduti visitatori.
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