martedì 10 marzo 2020

INFEZIONI VIRALI




Ho letto con interesse l'ottimo articolo di Dom Giulio Meiattini, monaco del monastero benedettino di Noci, in Puglia, che ho l'onore di conoscere personalmente, 
Lucido e implacabile nel rappresentare il contesto storico, antropologico e religioso insieme, in cui è riassunta tutta la nostra desolata vicenda di uomini postmoderni.
Gli ho scritto una mail che riporto integralmente.

Buona sera Don Giulio, ho letto il suo “La paura che uccide e il coraggio che manca” sul blog di Sabino Paciolla. Ho scorso con attenzione e trasporto argomenti che, ovviamente, condivido. Mentre leggevo, almeno tre volte, mi sono ripetuto: “… Sì ma la chiesa che fa ??...”, poi ho trovato la risposta, scontata ma coraggiosa, nelle ultime sei righe.
Mi permetto solo di completare il suo pensiero riguardo a coloro che possono considerarsi eroi: chi ha fatto l’unità d’Italia.. o ha combattuto per la resistenza….  la patria o la libertà valevano più della vita, perché il futuro era un bene superiore al presente, si pensava alle generazioni future (agendo realmente da adulti-genitori) dando la vita per un avvenire che si sarebbe realizzato.
Mio padre, classe 1913, era molto bravo a scuola. Il suo maestro, lo ha bocciato in quinta elementare (oggi andrebbe in galera) pur di tenerselo con sé un altro anno e non farlo andare, anzitempo, lui così giovane e non ancora formato, a fare il muratore. Mio padre e tutti quelli della sua generazione, gente di paese, non intellettuali informati malati di politica, hanno dovuto faticare duramente per “portare a casa la pagnotta”, senza ideali rivoluzionari ma con il desiderio di “costruirsi un futuro”, di metter su famiglia e crescere i figli, con la consapevolezza innata che il futuro “sarà come Dio vorrà”. La solida educazione cattolica costituiva l’essenza del loro stesso essere, l’unico riferimento morale, incrollabile e indiscutibile. Il prete del paese era una presenza rassicurante, insostituibile nel soccorrere i corpi e accompagnare le anime. La religione, il pensiero elevato della propria esistenza, nella liturgia, nelle feste, nella scansione temporale dei giorni a venire. Per loro, non la patria o la libertà valevano più della vita, ma la famiglia, le persone care, i figli. Poi, nell’età migliore, la chiamata alle armi per una guerra non voluta, di cui non riuscivano a capire il senso, per la quale consideravano insensato dare la propria vita. Mio padre aveva una venerazione per sua madre, che ha pregato incessantemente per lui, anche con l’aiuto dell’altro suo figlio sacerdote. Il ritorno, dopo sei anni di prigionia, la emarginazione da parte dello stato dei “veri eroi”, la costernazione per non essere riconosciuto da sua madre, il dover ricominciare tutto daccapo, con caparbietà, sofferenza, con il freddo, la pioggia, l'incertezza del lavoro di allora ma, sempre, all’ombra della Chiesa che non abbandonava, che proteggeva, confortava, accompagnava, e ricordava incessantemente che la precarietà del presente era solo il pegno  per la ricompensa futura. La Chiesa consolante anche quando il divario tra i precetti e l’esperienza era così tragicamente abissale, perché assoluta, immanente, inconfutabile, certa.
Loro sono i miei eroi, non i grandi ideali laici, ma la bellezza dei piccoli grandi disegni della vita.
Questa Chiesa, oggi, non conforta più le anime, non conduce a Gesù, quale unico, infinito traguardo, non parla più al cuore dell’uomo, come faceva il suo Fondatore. Parla alle masse, adula i grandi sistemi, propone soluzioni profane, indica la natura e disdegna il naturale, adora idoli e rimuove i segni sacri.
Questo virus, cattivo e premeditato, forse ci sta riportando alla sorgente, deride i nostri potenti modelli di sviluppo, sta riavvolgendo la pellicola, inopportunamente digitalizzata, del progresso dei corpi a scapito della nostra humanitas oltraggiata.
Il virus modernista, come aveva santamente predetto San Pio X, con la sua conclamata irruzione nei Giardini Vaticani, sta riavvolgendo decenni di derive verso i ripugnanti lidi della carne, per farci ritrovare, a poco a poco, la brezza leggera, avvolgente di Dio. Allora non avremo più paura di morire.
Se è vero che “non si può disturbare una farfalla senza far vibrare una stella” questi due virus letali hanno qualcosa in comune.

non praevalebunt
Claudio Gazzoli


P.S.   spunti di correlazione...






messaggi profetici della Madonna di Anguera n.18 – 6 febbraio 1988:
"Cari figli, non fatevi ingannare dalle cose che, secondo il parere di molti, vi porteranno gioia e felicità come, ad esempio, il carnevale. Cari figli, IL CARNEVALE E’ UNA FESTA DIABOLICA, E CHIUNQUE PARTECIPA A TALE TIPO DI FESTA DA’ UN BUON AIUTO A SATANA. Se desiderate il mio consiglio, vi dico di non prendere parte a questo genere di festa, perché è una celebrazione in cui satana è presente dall’inizio alla fine. Se sapeste cosa può succedere quando andate al carnevale, non ci andreste mai più.
600 - 16 febbraio 1993
Cari figli, sono vostra Madre e vengo dal cielo per dirvi che siete il popolo di Dio, e che per questo dovreste fuggire da ogni male. Chiudete i vostri occhi alle facili seduzioni del mondo, rinunciate alla televisione, FUGGITE DAL CARNEVALE, PERCHE’ IL CARNEVALE E’ UNA FESTA SATANICA E, COME FIGLI DI DIO, DOVRESTE STARE LONTANI DA QUESTE FESTE CHE OFFENDONO IL SIGNORE E ATTIRANO LA SUA IRA SU DI VOI: EGLI POTREBBE ANCHE ANCHE ABBANDONARVI. STATE ATTENTI. ASCOLTATEMI."


ADORAZIONE / PROSTRAZIONE verso idoli pagani nei Giardini Vaticani







Ultimo tango a Buenos Aires

























affreschi "omo" nella Cattedrale di Terni













martedì 7 gennaio 2020

La VERA LUCE, LE VERE TENEBRE







Arriviamo alla messa di prima mattina, in una chiesetta costruita nel 1500, fuori dalle mura Fermane, in un trivio, per tenere lontano, come si usava allora, il maligno. Una bellissima struttura in muratura, a croce latina, con l’abside sormontato da una cupola ad archi e volte, ora completamente accerchiata dagli edifici della città moderna. 
Entriamo qualche minuto prima e l’interno è illuminato soltanto dalle aperture, in alto, poste in modo da dare, di giorno, quella penombra fatta di riverbero e oscurità, che permette all’anima di predisporsi davanti all’Altissimo, rivelato dal lumicino rosso. Nella penombra quel lumicino, che rifulge agli occhi, agevola l’ingresso nell’anima di una luce infinitamente più intensa, solo apparentemente non visibile. La luce del giorno , filtrata dai vetri colorati, crea una dimensione in cui ogni oggetto, ogni quadro, ogni decoro rivela il suo unico compito di predisporre l’anima al suo dialogo intimo con Gesù. Quale migliore condizione per prepararsi alla Santa Messa !
Poi all’improvviso, come essere svegliati in pieno sonno dagli scuotimenti di un terremoto, la luce di decine di riflettori inonda, in modo uniforme, accecante e lattiginoso, tutta la chiesa, cancellando di colpo quella disposizione e proiettando lo spazio nella dimensione esterna del mondo, sotto i fari bianchi e ossessivi del grande centro commerciale della quotidianità. E capisci che ci ricaschi sempre, perché lo sai che è così ovunque. Ormai, da molti anni, le chiese sono super illuminate perché questo è parte della trasformazione architettonica degli interni che doveva assecondare, in modo studiato ed invadente, la nuova liturgia di matrice protestante. Il  tentativo, in parte riuscito, di confondere, in un profluvio di luce artificiale, il canale di comunicazione dello Spirito. La volontà egemonica di riequilibrare ogni differenza esaltando la fisicità a scapito dell'intimità dell'uomo con Dio, di rimuovere la direzionalità univoca del raccoglimento.
Dopo il sovvertimento dello spazio con l’inversione dell’altare, lo smantellamento delle balaustre, la composizione e la disposizione dei banchi, la emarginazione dell’Altissimo, l’abolizione delle pratiche purificatorie, la moltiplicazione amplificata della sorgente del suono, il principe delle tenebre, maestro del rovesciamento e dell'incanto, ha mostrato di saper usare persino la luce artificiale.
Non è consentito al fedele l’isolamento intimo perché quello che conta non è l’anima individuale, alla quale ha parlato e continua a parlare Gesù, ma l’anima collettiva alla quale parla la casta degli eletti che sta egemonizzando la nostra stessa umanità. 
Avendo sostituito la “riproposizione incruenta del Sacrificio” con la cena eucaristica, l’assemblea che vi partecipa viene illuminata come la sala di un grande ristorante durante un ricevimento. Ogni particolare che, nel suo umile nascondimento, rendeva omaggio alla Vera Luce, ora prova a mettersi in competizione con quel lumicino rosso che sembra sparire.
L'illuminazione dello spazio all’interno delle chiese ha avuto un’evoluzione con lo sviluppo della tecnologia che, spesso, asseconda opportunamente anche l'insensatezza. Così, in questi ultimi anni, i riflettori a led hanno sostituito quelli installati diversi anni addietro, con una luminosità più intensa e molesta. In un'altra chiesa ho misurato, con il telefonino (a qualcosa servono... ), un illuminamento di 800 lux, lo stesso del banco formaggi di un grande supermarket.
Ma avviene una particolare circostanza, a riflettere sul prologo, immenso, del Vangelo di Giovanni:   «la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta». Ora le tenebre sono simboleggiate, paradossalmente, dalla luce violenta ed improbabile di quei riflettori artificiali, mentre quel lumicino rosso, nonostante i maldestri tentativi di farlo sparire, rappresenta la Luce infinitamente più intensa che nessuna brutalità umana riuscirà mai a sopprimere. A chi vuole guardare, gli occhi dell’anima rivelano una percezione opposta rispetto ai recettori oculari.













sabato 21 dicembre 2019

IL VERO NATALE




Lo scorso anno, proprio in quel periodo, aveva preso la varicella e non aveva potuto partecipare alla feste natalizie, l’anno addietro era troppo piccolo per poter ricordare.
Aveva sentito mamma e papà parlare della festa del sole ma non capiva, a scuola si parlava di festa dell’inverno e del sole che riprendeva a salire, avevano preparato una tavolo con molto muschio, una culla con dentro Topolino, poi c’erano molti pupazzetti strani, due maschietti che si baciavano, due femminucce che si accarezzavano, maschietti vestiti da femminucce, famiglie strane con due uomini o due donne, pupazzetti con lo smartphone che chattavano e una grande scritta «W la pace W il mondo nuovo».
La sera di Natale a casa c’erano molti invitati per il cenone con lo scambio dei doni, l’inno alla gioia e altre canzoni. Poi lo zio aveva intonato “imagine” con la chitarra. Si erano sentiti tanto uniti e buoni, calorosi, cordiali, festosi ed erano stati tutti felici. Poi tutti piatti succulenti, con tanti cereali colorati, cucinati in vari modi.  La cena era iniziata con una poesia dedicata alla “madre terra”: «madre terra ti ringraziamo per aver offerto questi doni della vite e del grano, perfezionati dal lavoro dell’uomo, che stasera appagheranno i nostri sensi inebriati dall’amore cosmico».
C'erano tanti cartellini colorati, sull'albero di Natale, con su scritto “W la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, “tutti diritti per tutti”, “libera la tua energia”, “sei il tuo Dio”, “lasciati pervadere dal Cosmo”, ”lgbt è bello”, “W la magnifica Trinità: Liberté, Égalité, Fraternité ”, ma questi non li aveva proprio capiti… non capiva nulla… Le palle colorate però erano belle, emettevano una luce che a guardarla si rimaneva incantati, quasi ci si addormentava.
Aveva sentito dire che a Natale si rievoca la nascita di Gesù, ma lui questo Gesù non lo conosceva proprio. Gli sembrava che una volta ne avesse parlato la maestra di religione, ma poi lo aveva dimenticato perché, piuttosto, preferiva dedicare tanto spazio a personaggi molto più importanti, assieme ad un nome che non sapeva pronunciare, paciamama, ma di questo Gesù, sì forse… Solo un suo compagno di classe gli aveva detto che andava tutte le domeniche in chiesa, con sua madre e suo padre a pregare Gesù, ma lui queste chiese non le aveva mai viste. Gli dava da fare i disegni a casa con tutti profili panciuti di uno che dicevano santo e i mille turbanti di un grande profeta, ma non gli aveva mai dato da disegnare Gesù. Diceva ai bambini che dovevano imparare a conoscere tutte le religioni del mondo così che, da grandi, come avrebbero scelto la professione, avrebbero scelto anche la religione.
Poi la mamma gli aveva spiegato che sì, diverse persone festeggiano il Natale in quel modo, ma noi siamo gente per bene e moderna, per noi il Natale è la festa del ciclo cosmico della vita planetaria che ritorna con la risalita del sole.
A scuola avevano organizzato una festa di Natale. Gli avevano messo un vestito bianco con una coccarda color argento sul colletto e, all’ingresso della sala, davanti ai genitori e parenti, avevano intonato l’Alleluia. Le maestre avevano spiegato a loro che si trattava di un canto gioioso di lode per acclamare il dio dell’universo e della fratellanza universale, la madre terra, il sole che permette il rinnovarsi della vita e il ciclo dell’acqua. Alla fine della festa avevano cantato “Aggiungi un posto a tavola”. Gli era piaciuta molto quella canzone, il suo ritmo, la sua dolcissima melodia a ricordare l’ospitalità verso il diverso da noi, in tutti i modi e sensi che, gli avevano spiegato, lui non poteva ancora capire.
Ma non vedeva l’ora di uscire, con mamma e papà, per tuffarsi nella festa e nelle luminarie della sua città. Ma, in mezzo a quella folla festosa e quei bambini vivaci, sentiva che gli mancava qualcosa. Non era la cioccolata calda o le giravolte sulla pista del ghiaccio, ma neanche il giro sulla giostra e i regali dei babbi natale tutti uguali che dicevano le stesse cose, che avevano le stesse barbe finte. In fondo le mille luci erano simili a quelle del grande centro commerciale, i travestimenti di babbi natale e befane, come a carnevale, gli effetti fantasmagorici di luci e proiezioni, come al cinema e le giostre proprio le stesse del luna park. Lui si guardava intorno a cercare questo Gesù di cui aveva sentito parlare.
Poi, nell’istante in cui la mamma si apprestava a stendere la mano per prendere un pacco dono dalla bancarella, sentì un leggero tocco sulla spalla, si girò e vide un bambino biondo bellissimo, più o meno della sua età, che gli si era avvicinato e lo guardava con un sorriso dolce. Lo prese per mano e lo condusse verso una chiesa, che era proprio dall’altra parte della strada affollata. Il portone era socchiuso e, una volta dentro, si ritrovò a camminare al buio, accompagnato dalla mano calda del bambino. Vide da lontano una luce e, mentre si avvicinava, riconobbe un presepio, molto più grande di quello della scuola con Topolino. Ma questo era diverso, aveva pupazzetti che erano quasi veri, vestiti in modo strano, antico, che facevano mille mestieri.  C’era una grotta che sembrava vera, illuminata dall’interno da una luce dorata con mille riflessi che sfavillavano sul viso di una mamma bellissima, inginocchiata davanti al suo pargoletto, che assomigliava incredibilmente al bimbo che lo teneva per mano. Pareva nevicare, ma non era neve. Sembravano coriandoli dai mille colori che sfavillavano come lucciole e, invorticandosi, componevano un’iscrizione che lui sapeva benissimo leggere: “Gloria all’Unico Vero Dio”. Si sentì tirare la mano verso un sentiero che saliva attorno alla grotta, fino ad una spianata, da dove poteva ammirare un prato meraviglioso con fiori dai mille colori sfolgoranti, come non aveva mai visto prima, parecchi di più di quelli dell’arcobaleno. Sentiva un senso di pace e di compiacimento, molto più di quando lo portavano a gustare la tazza di cioccolata calda, molto più di quando, la sera, la mamma lo abbracciava forte e gli dava la buona notte. Poi all’improvviso si sentì tirare più forte e si ritrovò a volare, non sapeva come, con il bambino biondo che ora aveva riconosciuto come Gesù. Dovevano volare ad una velocità vertiginosa e, cosa strana, non sentiva il vento a premergli sugli occhi come quando filava in bicicletta. Vedeva un’infinità di luci venirgli incontro, degli stessi innumerevoli colori dei fiori, che formavano un lungo tunnel variopinto. Poi d’un tratto sentì la mano del bambino biondo che lo stava lasciando e si ritrovò di nuovo con i piedi per terra a salutarlo, mentre si allontanava con un sorriso complice e dolcissimo. La mamma stava riponendo la scatola nella borsa quando si era voltata per dirgli: «per un attimo mi era sembrato di averti perso, ma dov’eri ?» e il bambino, ancora disorientato ma luminoso:  «mamma, ho visto il Vero Natale ! ».



pubblicato sul blog di Marco Tosatti il 25 dicembre 2019



*Un padre del deserto scattò una foto a Gesù Eucarestia solennemente esposto.
Risultò questa tenera e commovente immagine di Gesù Bambino.










domenica 15 dicembre 2019

SALDI DI FINE STAGIONE





San Giovanni Maria Viannet: “Quando vi accostate alla confessione, dovete capire cosa state per fare; state per schiodare Nostro Signore”

Si spera che sia l’ultima stagione, di questi saldi invasati. Ritorno su un argomento che ha suscitato, qualche giorno fa’, diverse dispute tra i lettori di un noto blog e, inaspettatamente, la solidarietà di alcuni religiosi. Ci ritorno perché un amico mi ha fatto avere la foto di un altro manifesto che si riferisce ad una parrocchia di Civitanova Marche, che come si può vedere, usa le stesse immagini dello spot inventato dal Santuario della Madonna dell’Ambro. Come il copia-copia della pubblicità e della diffusione delle mode più bizzarre così anche quelli che dovrebbero essere i custodi della Rivelazione, si stanno piegando alle tecniche di “markketting” per far ritornare la gente in chiesa.
Sono anche andato a parlare con il padre provinciale dei cappuccini ai quali è affidata la custodia del Santuario, sotto la guida di Frate Mago, famoso prestidigitatore, impegnato in spettacoli da baraccone.  Ma, pur non condividendo, non mi è sembrato particolarmente scandalizzato. Ho potuto constatare una diffusa teoria per la quale “tutto va bene, pur di far ritornare i fedeli…”. Ma a me questa sembra una colossale sciocchezza.
C’è un unico modo per far ritornare la gente nelle Chiese, quello di San Giovanni Maria Viannet, tra l’altro il santo protettore dei Sacerdoti. Nel periodo più spaventoso per la storia della Chiesa in Europa, con il ricordo recente delle persecuzioni e i massacri giacobini e poi napoleonici, arrivato in un paesino completamente scristianizzato, ha ricondotto in chiesa non solo tutti gli abitanti di Ars, ma andavano a confessarsi da lui da tutta la Francia e la Germania, con il rischio di essere rimandati indietro perché non convinto del loro pentimento. Con il rigore della Dottrina, l’assidua dedizione al sacramento della Confessione, a cui dedicava non meno di sedici ore al giorno, anche con la febbre addosso. Con la sua immensa fede, la lealtà verso la tradizione della Chiesa, con le sue cinque patate ammuffite alla settimana  e la tazza di latte caldo che la signora Renard lo obbligava a bere ogni mattina vincendo la sua riluttanza. C’è un solo modo per far ritornare la gente nelle chiese, il rigore assoluto verso il suo unico, insostituibile compito.
Se una catena di negozi decide di fare saldi al 100% uno pensa che sono matti… vorrebbe dire che io vado a prendere quello che voglio e non importa come ci vado… in jeans strappati, in costume da bagno… prendo gratis e me ne vado senza nessuno sforzo, a costo zero.
Ora, con le mie nozioni di Catechismo, so che l’intenzione di non peccare (come Gesù ha ricordato all’adultera), il proposito, la riparazione, il sacrificio, sono tutte cose che ci costano assai, ma che volentieri dobbiamo donare, quindi non è a costo zero ! Ma così è… anche se ora vogliono dirci il contrario, anche se ora è stata eliminata la penitenza.
La grande possibilità che abbiamo, con la Confessione,  che ci vengano perdonati i nostri peccati, anche quelli più efferati, è stata conquistata da Gesù, non con il gioco dei dadi, a cui semmai si dedicavano i soldati romani di guardia sotto la croce, o di prestigio. Non ha avuto sconti, neanche infinitesimi, figuriamoci poi al 100 %… Non solo, le frustate sono state molte di più di quelle previste per la flagellazione romana perché Pilato aveva bisogno di mostrarlo massacrato. Il dono della Confessione è stato conquistato al prezzo della sua infinita sofferenza, della sua infinita umiliazione, per questo dovremmo avere un grandissimo rispetto, per questo Sacramento e per tutti gli altri.
Una volta rimossa la natura divina, si può trattare Gesù come un compagno di viaggio, giocarci a dadi, andarci a comprare le calze in svendita totale al 100%.
Sacrilegio è pretendere che Dio debba apprezzare manifestazioni peculiarmente umane, palesemente ispirate dal maligno. Lo slogan “Black Friday” non è casuale. Abbiamo ridotto le nostre Chiese a luoghi impregnati di umori, super illuminate, come i negozi di un centro commerciale, ma buie di sacralità, animate, ma morte di venerazione, accoglienti per i corpi, ma inospitali per le anime.
La vera tragedia, davanti a queste diffusissime idiozie, è constatare che si è perduta la CULTURA DELLA RELIGIONE. Quel complesso di conoscenze, ricordi, erudizioni, insegnamenti, odori, melodie, che costituiscono la struttura della Religione stessa. Ora si vive alla giornata, si stradice, si inventa, si deforma con lo scopo di far raccordare i princìpi, declassati a derivati, della fede Cattolica, alle discese vertiginose della evoluzione del pensiero contemporaneo. Piegare la Fede per assecondare il mondo.
L’unico parallelo nobile che si può fare, ovviamente solo dal punto di vista antropologico, è quello con l’estinzione della civiltà contadina. Ma mentre in questa lo spirito, quale complesso di pensiero, arte, nozioni, si è piegato umilmente alla materia, per produrre beni primari in modo sempre più efficace ma rispettoso, nella Religione è la materia che si deve piegare allo Spirito. Ora la civiltà contadina è stata soppiantata dalla civiltà tecnologica,  dove lo spirito si piega di nuovo, ma boriosamente, alla materia, per produrre beni di godimento. Ma la Religione non produce “beni di godimento”, la Religione, semmai, prepara il godimento dello spirito.
Il trattore ha preso il posto dei buoi, la semente tecnobiologica di quella selezionata da secoli di perizia contadina, la chimica ha pesantemente rimpiazzato le buone pratiche di rotazione agricola. Un’agricoltura molto più facile e proficua ma molto meno naturale. Così come, di pari passo, la liturgia verso Dio è stata soppiantata dal cerimoniale verso il popolo, le pratiche devozionali dalle inventive sacrileghe di sacerdoti irresponsabili ma empi, ed ora i Sacramenti regrediti a pratiche distributive sulle quali possono anche essere applicate le tecniche di marketing. Una Religione molto più facile ma molto meno Vera.
È bastato un piccolo buco nella rete per far uscire, via via allargato, tutte le pecore. È bastato un buco nella tradizione della Chiesa per far uscire tutta la memoria e rivoluzionare la prassi. Si può dire che l’evoluzione della prassi è andata di pari passo con la sua evoluzione in tutti i campi, dalla scuola alla giustizia , alla gestione del territorio, ai modelli di comportamento dei giovani e degli anziani. La Chiesa ha voluto essere al passo, ma un passo da gambero sul pendio scosceso che porta al dissolvimento.




* le notizie su San Giovanni Maria Viannet sono tratte dal libro "IL CURATO D'ARS" di Francois Trochu.










lunedì 2 dicembre 2019

SACRILEGIO E IDOLATRIA


preghiere all'inaugurazione del totem dedicato alla dea pagana Mater Matuta ad Albenga

festa di beneficenza pro LGBT nella cattedrale di Vienna

riti sacrileghi nei giardini vaticani
In preghiera alla "madre terra" nella Sala Nervi









Santità, Eminenze, Eccellenze, Monsignori, Reverendi
di Santa Romana Chiesa
LO VOLETE SPIEGARE, UNA VOLTA PER TUTTE,
AL POPOLO DI DIO,
DOVE STATE PORTANDO LA CHIESA CATTOLICA ???

...anche a noi pochi, fortunati o sfortunati, che lo abbiamo capito da un pezzo ?





aggiornamento del 27.12.2019
DOVE SIETE, eminenze e monsignori, che avete levato gli scudi a condannare, per strumentalizzazione,  un uomo politico che baciava il Rosario, ora che, il giorno di Natale, è stata compiuta una immane PROFANAZIONE della Vergine Maria, rappresentata in modo volutamente dissacratorio, durante le doglie del parto ?
NESSUNO DI VOI HA ESPRESSO LA BENCHE' MINIMA DISAPPROVAZIONE !!
NESSUNO DI VOI HA CONDANNATO PUBBLICAMENTE IL SACRILEGIO !!

Forse perché sono vostri compagni di partito ?
Forse perché, in fondo, ne condividete l'intendimento ?
Forse perché al Mistero della Verginità non ci credete neanche voi ?

VERGOGNATEVI davanti a DIO e davanti agli uomini di fede !! 
... ma forse questo non vi riesce proprio, visto che avete svenduto la vostra coscienza alle pretese spregiudicate del grande Moloch.





giovedì 21 novembre 2019

ABBANDONATE DAI PASTORI




Le caprette da sole riporteranno a casa le mammelle gonfie di latte - e gli armenti non temeranno i grandi leoni. - La culla stessa effonderà per te deliziosi fiori. - Morirà anche il serpente e la ingannevole erba del veleno - morirà; dovunque nascerà l’amomo assiro.
Virgilio  - Bucolica IV
Una sera di tanti anni fa, potevo avere sette anni, una di quelle sere cupe d’inverno, con il freddo vento da est a sferzare le case e a scombussolare i tetti, quando si ha voglia solo di andare a letto, per trovarlo fortunatamente riscaldato, con il braciere (per chi è di queste parti, “la monaca e lu prete”), un pastore bussò alla nostra porta per chiedere un caffè caldo perché, diceva, non poteva addormentarsi, proprio quella notte. I lupi, a causa della neve prolungata, erano scesi dalla montagna fino quasi al mare e lui doveva sorvegliare, assieme ai suoi cani, il gregge che gli era stato affidato. Non erano ancora arrivati i pastori dai paesi dell’Est, parlava un dialetto arcano ma comprensibile, perché le persone umili si fanno sempre capire. Veniva dalla zona di Campobasso, dove aveva lasciato la famiglia per accettare questo lavoro più a nord. Non avevo mai conosciuto un pastore, li avevo visti ma non “sentiti”. Capitava spesso di incontrare greggi di pecore in transumanza anche dalle nostre parti, nel sud delle Marche.
Ricordo gli ululati di quella notte quando, prima di addormentarmi, con il vento che sibilava paurosamente lungo i vicoli del paese, pensavo a quell’uomo nella bufera a custodire le sue pecore e a me, che non vi avrei resistito neanche un minuto. Ora, per una naturale trasposizione della metafora, ci ripenso sempre quando rifletto sulle nostre anime, quando vedo altri pastori, altre pecore, altri pascoli, altri lupi, altre tempeste.
Ora tutto è cambiato. Quel poco che era rimasto della pastorizia, che per millenni ha avuto un ruolo basilare  nella nostra economia, è stato sopravanzato dalla pastorizia industriale, dove primaria è diventata la produzione degli agnelli, da cucinare al forno con le patate o a scottadito, mentre la lana viene quasi sempre eliminata, dove il trasporto con autocarri ha preso il posto della transumanza. Completamente perduto, pertanto, il circolo virtuoso che legava la pastorizia all’agricoltura e alla vita dei nostri paesi.
Così come è completamente perduto il circolo virtuoso che legava l’affannosa transumanza della nostra anima verso i veri pascoli di alta quota, con la scorta premurosa dei pastori, grandi conoscitori dei sentieri sicuri.
L’unica che non ha mai dimenticato l’odore delle pecore, dopo duemila anni, è la Vergine Maria, che per i pastori ha sempre avuto una particolare predilezione.
Portano le pecore su valli paludose a cibarsi di cicuta, sambuco ed altri arbusti cattivi e le lasciano insidiare dalle sabbie mobili, seducendole con erbe che passano, unicamente, per il tubo digerente, illudendole di avere ricompense più accattivanti nelle false terre promesse di pascoli senza limiti, ma, intanto, cancellano la loro memoria con suadenti melodie per farle sentire diverse, per far dileguare il loro istinto naturale, sostituendolo con l’istinto artificiale dell’unica appartenenza.
Di notte, i pastori, le lasciano sole, mentre loro si riuniscono in sabba idolatrici ad adorare orrende statue e poi, ammucchiate, libagioni a tutti gli dei falsi della terra di sotto.
Il pastore capo, ora, familiarizza con i lupi, gli bacia i piedi e, assieme ai suoi fedelissimi pastori, li invocano, li esaltano, li blandiscono, li omaggiano , hanno occhi solo per loro, senza sapere che, quando meno se lo aspettano, li sbraneranno, perché i lupi non si lasciano ammaestrare, anzi, pensano di essere i privilegiati. Arrivano ad ululare fin sotto ai recinti, non per spaventare, per ora, ma per lodare il pastore, fargli sentire la loro vicinanza di comuni intendimenti. Fa accordi con i capibranco dei lupi, delle iene e degli sciacalli (per l’occasione affratellati) cedendo a loro il diritto di scotennare tutte le pecore che vorranno e, quelle che sopravviveranno, di allevarle per divorarsele a poco a poco. Hanno completamente ripudiato millenni di consuetudini che, perfezionate dal tempo e dalla pietà, illuminavano, anche di notte, il percorso impervio verso la salvezza, solo per assecondare gli scellerati costumi dei loro nuovi compagni. Anzi, fanno finta di non vedere, arrivando persino a giustificare le loro pratiche criminose, come quella di uccidere gli agnellini ancora nel grembo della loro madre o di far accoppiare tra di loro, per il proprio esclusivo piacere, i montoni. Sono come invasati da una frenesia ossessiva che li porta a perseguire il proposito malefico di farne scomparire persino la specie.
A volte, chi riesce a decifrare il loro belare, sente alcune pecore, quelle ancora resistenti, bisbigliare: “vogliamo i pascoli di alta quota, le erbe croccanti e dolci di Campo Imperatore, i prati remoti del monte Vettore, l’acqua fresca delle sorgenti dei monti della Laga”. Vogliamo ricominciare a cantare:

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Ma vale, ancora oggi più che mai, il monito del grande Sant’Agostino:
Mai dunque succeda che veniamo a dirvi: VIVETE COME VI PARE! State tranquilli! DIO NON CONDANNERA’ NESSUNO: basta che conserviate la fede cristiana. Egli vi ha redenti, ha sparso per voi il sangue: quindi non vi dannerà. Che se vi viene la voglia d’andarvi a deliziare con gli spettacoli, andateci pure! Alla fin fine CHE MALE C’È? E queste feste che si celebrano nell’intera città, con grande tripudio di gente che banchetta e, come essa crede, si esilara, mentre in realtà si rovina, alle mense pubbliche, andateci pure, celebratele tranquilli: tanto LA MISERICORDIA DI DIO E’ SENZA LIMITI E TUTTO LASCERA’ CORRERE!... Dio chiederà conto delle sue pecore ai cattivi pastori; chiederà conto della loro morte“ Sant’Agostino, Discorso 46.
Una volta, molto spesso, si ricordava un Santo della Chiesa… Oggi viene considerato, anche questo, “superato”… Superati invece sono i modernisti, superati nell’animo ancora prima di nascere, superati nello spirito in quanto pervasi completamente e irrimediabilmente dalla materia, superati nei sensi, inebriati e sopraffatti dall’effluvio della carne, superati e sovrastati dal loro protettore, perché non hanno capito, o meglio, lo hanno strumentalizzato, che la Parola è un regalo immenso e immutabile che Dio ha fatto all’uomo di sempre per guidarlo, come i binari di un treno, diritti e inamovibili. È l’uomo che deve camminare sui binari, non i binari che devono seguire l’uomo !!
Pochissimi sono i pastori che non ci stanno ma nessuno ha il coraggio di scovare le origini odierne del male, dalle parti del residence Santa Marta.
I loro discorsi contengono molte domande, senza risposta e sono zeppi di condizionali: ”si dovrebbe, parrebbe che, si ha l’impressione che, dovrebbe consistere in, sembra dare una lettura di, sembrano non rendersi conto di, sarebbe importante che, sentiamo necessario evitare strade che, ci sarebbero i fedeli che, l’eventuale indegnità, la possibile eresia, è quasi un’apostasia……“   non è un dire SÌ, SÌ, NO, NO.
Non è più tempo di condizionali. Al massimo, anche se raramente, si sente dire: “si può solo pregare…”. Ma Gesù, osservando lo scempio che, davanti ai suoi occhi, si compiva nella casa del Padre, quella volta non si è messo a pregare, ma ha scacciato i mercanti dal Tempio.
È giusto porre le domande, ma in questa notte senza fine, in questa solitudine dell'anima abbandonata sulla brughiera, melmosa e puzzolente, dagli aguzzini dell'ideologia planetaria dominante, in questo nuovo calvario dello Spirito, avremmo bisogno anche delle RISPOSTE.
Non abbiamo più niente da difendere, occorre contrattaccare, senza temporeggiare. Non ci servono tanti Quinto Fabio Massimo, abbiamo disperatamente bisogno di uno Scipione.







giovedì 7 novembre 2019

LA MADONNA DE LI CUPPITTI




Da queste parti, da tempo memorabile, la ricorrenza che si celebra il 10 dicembre, è la FESTA DELLA MADONNA DE LI CUPPITTI”. Anche se negli ultimi 40 anni, in controtendenza rispetto al “progresso”, ha perduto il fervore di un tempo, continua ad essere ricordata.
Nel nostro dialetto è la Madonna, seduta sui coppi di quella che era stata la sua casa, mentre quest’ultima viene traslocata in volo a Loreto dagli Angeli, quelli veri, non i componenti della famiglia con cognome omonimo che, secondo i custodi della Santa Casa di Loreto, avrebbero lì trasportato le pietre per poi ricomporle.
All’approssimarsi della festa tutti contribuivano, compresi noi bambini, alla ricerca della legna per formare la “catasta de lu focarò”. C’era quasi una competizione tra i paesi vicini a chi faceva “lu focarò più grossu”.
Poi la sera della festa si intonavano canti a Maria mentre si accendeva il grande fuoco. I falò accesi nei paesi vicini, come tante fiaccole verso il cielo, splendevano nella notte fredda di dicembre, e la illuminavano, non disturbati dalle luminarie artificiali, allora molto più sporadiche.
Quando eravamo bambini, in gita o con la famiglia, ci recavamo spesso a Loreto, che da noi dista circa cinquanta kilometri. Rimanevo ammirato dal Santuario, soprattutto per la magnificenza del transetto che abbraccia la Santa Casa. Era palpabile la devozione, mentre osservavo con stupore le donne e gli uomini che percorrevano, in ginocchio, i gradini che circondano il rivestimento marmoreo e che avevano procurato, per secoli, quei solchi sul marmo ancora visibili. Ora so che quelle impronte, che milioni di fedeli hanno solcato, stanno lì a ricordare la forza di una fede autentica, giustificata dalla venerazione incrollabile verso la potenza dello Spirito Santo.
Anche a noi mio padre diceva, quando andavamo a Loreto, con una vecchia 1100, che quei pini piegati, lungo la statale 16, nel tratto in cui, ancora oggi, alcuni vi resistono, da Porto Potenza a Porto Recanati, si erano inginocchiati al passaggio della Santa Casa.
La pietà popolare, sentimento oggi completamente svanito o ingiuriato, aveva trasformato un fenomeno naturale nel ricordo di un vero miracolo. Oggi questa masnada di non credenti sta trasformando tutti i fatti soprannaturali in fenomeni ineluttabilmente umani.
Mettere in dubbio il miracolo del trasporto angelico della Santa Casa sarebbe stato semplicemente inaudito, come mettere in dubbio la natura divina del Salvatore o la sua resurrezione in spirito e corpo. Oggi mettere in dubbio la prima è in linea con la diabolica negazione delle altre verità di fede. Oggi quelli che, come “custodi”, dovrebbero difendere il miracolo, sono invece diventati i suoi più agguerriti oppositori.
Ora il cardinale Robert Sarah, ormai pienamente arruolato, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha firmato un decreto che sostituisce la celebrazione liturgica del miracolo riguardante la traslazione della Santa Casa con una festa mariana.
Occorre destrutturare la cultura popolare, andare all’origine dei fatti, in quello snodo dove la storia diventa culto e poi tradizione. Occorre indagare, con metodi razionalisti, le cause fisiche connesse con i fenomeni, respingendo qualunque interpretazione metafisica, semplicemente perché non prevista nella religione dell’uomo che si è fatto Dio. Occorre dare al tutto una giustificazione materialista o addirittura umanista come “solo quello che è possibile all’uomo”.  Occorre azzerare secoli di fervore religioso, incidere fino al midollo, per poi dissolverla, la vecchia pianta, per potervi innestare quella nuova.
Ma noi continueremo a festeggiare la MADONNA DE LI CUPPITTI, così come continueremo a recitare “… non ci indurre in tentazione”. Continueremo ad accendere fuochi a rischiarare il volo degli angeli, certi che non avranno la meglio perché, come già a Lepanto, Lei fermerà definitivamente gli uruk-hai devastatori, figli del 68, nipoti del marxismo, pronipoti del giacobinismo massone, che vogliono sovvertire le nostre origini e soppiantare la nostra religione.

Claudio Gazzoli - Monterubbiano (FM)




P.S.
Eminenza Cardinale Sarah, certo che la sua congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ne avrebbe di vicende di cui occuparsi, davanti alla quotidiana dissacrazione, profanazione fino ad arrivare al sacrilegio. Cardinali che autorizzano concerti rock in cattedrale, balletti omo e mostre depravate, vescovi che arrivano all'altare in bicicletta, vescovi chitarristi che celebrano il sacramento della cresima cantando canzoni di Sanremo, vescovi che concelebrano con pastori e pastore protestanti,  vescovi che autorizzano cene di fine d’anno in chiesa con tanto di “trenini” davanti al crocefisso, vescovi che chiedono scusa agli adulteri, vescovi che distribuiscono la pizza in chiesa, sacerdoti che si inventano le parole della messa, che dichiarano di eliminare il Credo perché “non ci credono", che celebrano matrimoni omo, che fanno “consacrare” ai laici, che dichiarano che nemmeno Gesù conosceva i tempi, che cantano “bella ciao” durante la messa, che fanno adorare idoli pagani, che fanno trasportare da un drone l'ostia consacrata, senza parlare poi della sistematica, arrogante profanazione verso la Santa Eucarestia......... e con tutto questo lavoro arretrato si va ad impuntare su un culto antico, puro, angelico che appartiene alla nostra cultura e conforta l’animo di migliaia di fedeli ?


P.S   del 09.01.2020
altro lavoro (teorico) per il cardinale Sarah:  qualche giorno fa', nella chiesa di San Padre Pio, a San Giovanni Rotondo, dove il Santo frate stigmatizzato ha distribuito qualche milione di ostie consacrate sulla lingua,  ai fedeli in ginocchio,  il vescovo mons. Moscone ha stigmatizzato i fedeli che "pretendono" di avere la comunione in bocca, sostenendo, tra l'altro: "... è un abuso prenderlo in bocca, perchè abbiamo falsamente spiritualizzato ciò che Gesù ha voluto come materia e come fisico...". Non servono commenti.... il nemico sta facendo proseliti a iosa tra i vescovi...



link utili:
https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/casa-di-loreto-una-lettera-aperta-al-card-robert-sarah/

https://www.marcotosatti.com/2019/11/11/loreto-un-libro-conferma-il-miracolo-della-traslazione/







lunedì 28 ottobre 2019

QUANDO LA PREGHIERA DIVENTA POLITICA




Francescani contro Salvini: «Preghiamo perché non vinca le elezioni in Umbria»

Questa notizia è apparsa qualche giorno fa' su alcuni quotidiani. Parrebbe ESILARANTE se, data la situazione, non fosse terribilmente tragica. Sarebbe interessante approfondire l’argomento “DOVE STA ANDANDO L’ORDINE FRANCESCANO ?”, tra frati maghi, frati ballerini, frati canterini, frati adoratori di divinità pagane, frati che negano i miracoli, frati che incoraggiano dicendo "... ma su, il diavolo è solo un simbolo..", facendo rigirare nella tomba il loro fondatore, frati che cacciano dal confessionale chi si azzarda a chiedere se sia peccato non sentirsi in linea con questo papa...
La Chiesa di oggi sembra sovvertire le parole del Vangelo, dandone una lettura al rovescio, seguendo alla lettera  le indicazioni del “grande suggeritore”: «date a Dio quel che è di Cesare e a Cesare quel che è di Dio».
Ora, visti i risultati delle elezioni in Umbria, di senso nettamente contrario, visto che Dio non ha ascoltato, viene da raccomandare a questi frati di rivolgere la preghiera verso altre intenzioni. Mi permetto di suggerirne qualcuna:
- la conversione di papa Francesco al cattolicesimo;
- la conversione di quasi tutti i cardinali e vescovi al cattolicesimo;
- il ritorno ad un RIGIDO MONOTEISMO da parte dei vertici della Chiesa, pervertiti dal paganesimo idolatrico;
- la eliminazione delle lordure dei peccati della carne all’interno della Chiesa;
- il ritorno del senso del Sacro nei luoghi di culto, sistematicamente profanati, “dando a Dio quel che è di Dio”;
- l'applicazione esclusiva e completa, da parte di tutti i religiosi, della Dottrina e del Catechismo della Chiesa Cattolica;
- il ritorno dei Francescani alla regola originaria;
- la ripresa delle vocazioni sacerdotali e monastiche.
Se non siamo in grado, nella nostra limitatezza, neanche di tentare di definire Dio, in ogni caso, mettetevi l'anima in pace voi tutti, che state cercando di invadere, con la materia e il materialismo, lo spazio infinito del soprannaturale, per la storia degli ultimi due secoli, per la storia recente, per gli incarichi affidati e le rivelazioni trasmesse, comprese quelle approvate dalla Chiesa, possiamo certamente affermare che
DIO NON E’ COMUNISTA.







mercoledì 23 ottobre 2019

IL SINODO VERSO HALLOWEEN



IL SINODO VERSO HALLOWEEN
Chissà se i “padri sinodali” e il loro Gran Mogol avranno pensato di spostare la data di chiusura del Sinodo dell’Amazzonia in modo da farla coincidere con la festa di Halloween ? Così potranno finalmente indossare costumi macabri, neri e rossi o viola, gli stessi della talare che, con ovazioni da stadio, hanno deciso “finalmente” di abbandonare. Potranno truccarsi da vampiri, zombie, lupi mannari, fantasmi, scheletri e sciamani, in perfetta continuità con i prodromi del sinodo, nell’inclusione blasfema di tutto il demoniaco.
Potranno recarsi in casa dei cattolici che non ci stanno, la sera di Halloween, a proporre “dolcetto o scherzetto”….. anche se molto più di uno “scherzetto” hanno già preparato. Potranno festeggiare, tutta la notte di Ognissanti, assieme al grande protettore, anche se a loro insaputa, perché non ci credono, tanto i Santi, ormai, non li ricorda quasi più nessuno.
Sarebbe la naturale conclusione dei riti idolatrici, iniziati all’interno delle mura vaticane, che nessuno aveva osato profanare dai tempi del sacco dei Lanzichenecchi. Solo che loro erano protestanti, avevano in odio la Chiesa di Roma e agivano dall’esterno di essa…
Anche se non lo faranno, è più che evidente una perfetta contiguità con il contesto, l’habitat in cui si sta svolgendo il Sinodo.
Ma non vi VERGOGNATE di aver portato in processione una canoa o la statua di un idolo profano ? chissà se qualcuno di voi ha mai portato in spalla la statua della Madonna o di un Santo….
Ma non vi VERGOGNATE di aver partecipato a riti di adorazione di idoli pagani ?
Ma non vi VERGOGNATE di consentire di profanare le chiese sotto la vostra competenza con ogni sorta di abominio ?
Ma per vergognarsi, davanti a Dio ovviamente, occorre avere il pieno dominio della propria coscienza. Voi non potete vergognarvi perché l’avete svenduta a Moloch con la mediazione di Marx e compagni. Per vergognarsi davanti a Dio, come hanno fatto Adamo e Giuda, occorre CREDERE IN DIO.
Ma viene un sospetto: che tutto questo sia stato organizzato anche con l’intento di distogliere l’attenzione su quello che realmente sta avvenendo all’interno del sinodo e sulle sue conclusioni…. che ci auspichiamo, a questo punto, non ci siano… per cause del tutto naturali…
Stanno facendo terra bruciata attorno ai cattolici normali, che non ci stanno, isolando i sacerdoti che vogliono testimoniare la Verità.
Conosco persone che cercano, disperatamente, di parlare con qualche religioso normale. Una di loro mi ha riferito che i sacerdoti, da cui si è recata per confidare le proprie dolorose perplessità, hanno avuto reazioni diverse, ma tutte sulla linea della reticenza grave e complice. Alcuni hanno replicato “schhhh……. non farti sentire da nessuno…”. Altri hanno risposto “… ma nooohh… sono tutte chiacchere dei conservatori tradizionalisti e anticonciliari… si metta l’anima in pace, non sta accadendo nulla di grave… questo papa è il nuovo Cristo inviato dallo Spirito Santo…”.
Chiedono anche a me, che sto “assillando” quei pochi  che conosco.
Eminenze ed eccellenze, avete tradito la PREGHIERA DI ORDINAZIONE:
«..Dona, Padre onnipotente, a questi tuoi figli la dignità del presbiterato. Rinnova in loro l’effusione del tuo spirito di santità; adempiano fedelmente, o Signore, il ministero del secondo grado sacerdotale da te ricevuto e con il loro esempio guidino tutti a un’integra condotta di vita. Siano degni cooperatori dell’ordine episcopale, perché la parola del Vangelo, mediante la loro predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini, e raggiunga i confini della terra.»
«La parola del Vangelo, mediante la loro predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini, e raggiunga i confini della terra». La “PAROLA DEL VANGELO” non gli scritti di Leonardo Boff, di Gustavo Gutierrez, le smanie lascive di J. Martin, le farneticanti ridicole dichiarazioni della bambina svedese o quelle sconnesse e stravaganti del Gran Mogol: “Dio ha voluto tante religioni perché vuole essere adorato in tanti modi…”.
Da molti anni avete preparato il terreno sul quale, ora, state raccogliendo frutti copiosi, con la manovalanza di quelli che avete ammaestrato e che ora formano l’ossatura della struttura che avete conquistato. Avete avvinto le persone inermi che non hanno potuto fare a meno di seguirvi. Potevate separarvi fondando  una setta tutta per voi (come tante altre…), ma non vi bastava una brigata sgangherata, volevate tutto l’esercito.
Liberate la Chiesa dai miasmi della putrefazione della carne, che tanto amate, perché state mettendo a rischio la salvezza di una moltitudine di anime, alcune delle quali non sanno a chi rivolgersi per la loro consolazione. Oppure ritiratevi, a vita, in un monastero, magari uno di quelli che, così, potreste preservare dall’intento di farli chiudere.
Rivogliamo la certezza austera del peccato con la speranza dolorosa del perdono.
Anche se le forze da cui traete, inconsapevolmente, ispirazione, vi fanno sentire invincibili, non ce la farete a portare a compimento il vostro proposito devastatore. Perché la Chiesa non è vostra ! Perché noi non molleremo. Non ripiegheremo di un centimetro. Come gli “angeli” che hanno liberato quella chiesa dai totem profanatori. Perché gli Angeli hanno sempre la meglio sui demoni.










mercoledì 9 ottobre 2019

LA NOTTE DELLA CHIESA




LA NOTTE DELLA CHIESA
Il Corriere della Sera presenta il cardinale Sarah come “Il porporato africano, punto di riferimento dei conservatori”:

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_ottobre_07/sarah-chi-contro-papa-fuori-chiesa-1ca6f43e-e912-11e9-a351-0f862d63c352.shtml

Il fatto che il maggiore quotidiano nazionale usi categorie politiche di classificazione non meraviglia, ma la medesima tecnica di mistificazione viene usata nella comunicazione della Chiesa.
Sono molti gli aspetti bizzarri, alcuni anche molto scontati, di questa intervista ma vale la pena di esaminarne solo alcuni perché molto significativi della situazione drammatica della Chiesa di oggi.
Colpisce soprattutto questa frase: “… Chi è contro il Papa è ipso facto fuori dalla Chiesa. La Provvidenza ci vede benissimo, sa?..”.
… la Provvidenza ci vede benissimo, sa…”. Ma quale provvidenza, quella che si fa chiamare anche “mafia di San Gallo..” ?. Ovvio che la Provvidenza ci mette del suo, come strumento dello Spirito Santo. Ma poi gli uomini possono fare scelte diverse…. 
Personalmente non sono “contro il papa”. Non potrei esser contro un vecchio di 83 anni che non conosco neanche personalmente.
Sono contro le sue dichiarazioni, azioni, decisioni contrarie alla Dottrina e alla Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.
Sono contro la prassi di stravolgere la Sacra Scrittura per proclamare argomenti di natura politico/ideologica.
Sono contro la diavoleria di dichiarare che “Dio è padre di tutte le confessioni”.
Sono contro la bestemmia di considerare Maria “una come tutte le altre”.
Sono contro il proposito satanico di rinunciare alla tradizione della Chiesa Cattolica.
Sono contro l’ecumenismo unilaterale e distruttivo.
Sono contro i sistematici tentativi di delegittimare la famiglia.
Sono contro la rivisitazione buonista dei Novissimi.
Sono contro la riabilitazione fanatica di Lutero e degli abortisti nostrani.
Sono contro l’empia pratica della desacralizzazione.
Sono contro la profanazione sistematica dell’Eucarestia, a cominciare dal rifiuto di inginocchiarsi.
Lei, eminenza, usa una tecnica retorica molto antica, ma noi CATTOLICI NORMALI non ci caschiamo. Quella di rivoltare la realtà accusando gli altri dei medesimi argomenti di cui è saturo il pontefice regnante, facendolo passare per pura vittima di fantomatici “borghesi occidentali”... che pure ci saranno ma ciò porta all’esterno della Chiesa o all'esterno del gruppo di comando, cause che operano, ormai da anni, al centro di essa.
Quando dice: «La verità è che coloro che mi oppongono al Santo Padre non possono presentare una sola mia parola, una sola mia frase o una sola mia attitudine a sostegno delle loro affermazioni assurde, direi diaboliche. Il Diavolo divide, oppone la gente, l’una contro le altre… » lei stesso fa una “affermazione assurda” perché tutto quello che lei espone, di cui peraltro siamo convinti tutti, quale “cancro” della Chiesa di oggi, la mette implicitamente, ma molto chiaramente, in contrapposizione con i concetti, le convinzioni più volte espresse, i provvedimenti, i messaggi, la prassi di colui che vuole, ostinatamente ed improbabilmente difendere.
Certo che il “diavolo divide…” ma questa divisione vi è già. Uno scisma non dichiarato o, per usare l’espressione di Padre Thomas Weinandy, “uno scisma papale interno”, non costituisce esso stesso divisione ?
Ora siamo arrivati ad inventare una fantomatica “congiura” esterna per giustificare le colossali magagne interne. Proprio come in tutti i regimi fallimentari della storia. Ma come potrebbe, tale complotto, avere la forza di far nominare più di 200 partecipanti al sinodo, quasi tutti di area progressista ? Come potrebbe nominare nuovi cardinali, tutti di provenienza ultra-modernista, pro “lgbt”, pro immigrazione selvaggia, pro “dialogo”, ma sarebbe meglio chiamarla sottomissione, interreligioso ? Come potrebbe convocare i massimi esponenti ad una cerimonia dal sapore evidentemente satanico ?
Spostare argomenti interni distruttivi all’esterno, in modo così evidente, è pura ipocrisia. Qualcosa di analogo e diabolico è avvenuto qualche giorno fa, all’interno dei giardini vaticani. L’uso di oggetti, convertiti in simboli, al di fuori del contesto, supera l’aspetto meramente antropologico o divinatorio per assumere quello esclusivamente esoterico e, perciò, demoniaco. Sono pratiche comuni nella massoneria. Quel rito, avvenuto nel cuore della cristianità, presenziato da Bergoglio, con tutti i successivi corollari, come la processione della canoa, assume la valenza di rito iniziatico della nuova religione.
La sera di sabato 5 ottobre, dopo aver partecipato, il pomeriggio, alla preghiera in piazza Giovanni XIII e alla conferenza sull’inginocchiatoio nelle chiese con mons. Nicola Bux, ci siamo recati in piazza San Pietro, dove ho scattato la foto pubblicata sopra. Da lontano, mentre ci si avvicina, da via della Conciliazione, lo splendore delle luci offre un senso di accoglienza e di magnificenza. Poi, sul delimitare delle prime barriere, si viene accolti dallo stridio fastidioso e lugubre dei gabbiani, che non ti aspetti in quel luogo. Enormi, come tacchini ingrassati a fare la raccolta differenziata e incuranti, danno un senso di cattivo presagio in contiguità con quell’informe, oscuro, monumento esaltatorio dell’invasione programmata, messo lì a presagire ed agognare la fine della nostra civiltà, dove, per fortuna, hanno cominciato a depositare i loro omaggi ecologici. Ma questo non può distogliere dall’ammirare, attoniti, una bellezza più volte contemplata ed ogni volta nuova, sublime omaggio dell’uomo pio ed arrendevole verso il suo unico Dio. Questa volta però qualcosa di diverso turba il nostro apparente compiacimento. Il Palazzo Apostolico, quello che per secoli è stato la residenza dei papi, la sede del governo della Chiesa è, a differenza di tutti gli altri edifici, splendidamente illuminati, completamente al buio. Mentre l’umidità della sera fa sembrare la piazza come la superficie riflettente del mare, la Chiesa appare, oltre la metafora, come una grande nave senza timoniere, senza governo, nel buio della notte romana.
Al di là delle disquisizioni teologico/giuridiche, la percezione del semplice fedele “consapevole” è di un percorso lento, ma costante, fatto di processi a tendenza lentamente ma, inesorabilmente, deviante, di annunci eretici, di appuntamenti ammaestrati e fasulli,  verso il cambio di religione o apostasia.

Pertanto, eminenza, se un papa si mostra manifestamente eretico, pur con le nozioni da Catechismo di base, dove solo chi non vuol vedere non vede, anche in virtù di quanto previsto dal codice canonico, non si pone il papa stesso, IPSO FACTO, fuori dalla Chiesa ? 




P.S. 
Eminenza cardinale Sarah, ce lo vuole spiegare, una volta per tutte, in modo comprensibile a noi comuni fedeli, in che cosa consisterebbe questa "continuità ermeneutica" tra papa Francesco e i papi che lo hanno preceduto, anche alla luce delle ultime affermazioni del dottor Eugenio Scalfari?


Su questo viaggio a Roma, Aldo Maria Valli ha pubblicato un racconto di padre Gabriele Rossi che era insieme a me e a mia moglie:

https://www.aldomariavalli.it/2019/10/14/diario-romano-il-rosario-in-piazza-e-quella-finestra-buia/



vedere anche:
https://www.marcotosatti.com/2019/10/09/scalfari-il-papa-pensa-che-gesu-non-sia-dio-urge-smentita/

https://www.aldomariavalli.it/2019/10/09/strano-dunque-vero-3/






UNA VOLTA SI PORTAVA IN PROCESSIONE LA MADONNA...


Modella brasiliana in... processione a Santa Maria in Tranpontina, in via Della Conciliazione, a pochi passi da San Pietro.
Che cosa devono ancora fare  affinché TUTTI capiscano CHI SONO ???